L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 aprile 2021

Grande incontro delle Consorterie Guerrafondaie a Washington per pianificare le guerre calde

Verso le guerre di Biden..
Maurizio Blondet 8 Aprile 2021

Il capo del Mossad verso gli Usa. Tema, il nucleare iraniano

Il portale dell’ebraismo italiano 

Il capo del Mossad Yossi Cohen si recherà in visita ufficiale a Washington nei prossimi giorni, dove incontrerà alti funzionari governativi e capi dell’intelligence statunitense per discutere la questione del programma nucleare iraniano. A rivelarlo, l’emittente israeliana News 13. Si tratta del primo viaggio ufficiale di un funzionario israeliano alla Casa Bianca dall’inizio della presidenza di Joe Biden. Secondo i media israeliani, Cohen potrebbe incontrare lo stesso Biden in forma privata nel corso della sua permanenza negli Usa. In ogni caso il suo obiettivo è chiaro: convincere Washington che non ha senso tornare all’accordo nucleare firmato nel 2015. Per il capo del Mossad, così come per i vertici dell’intelligence e della politica israeliana, qualsiasi nuova intesa – a cui gli Stati Uniti stanno lavorando a Vienna attraverso colloqui indiretti con Teheran – deve prevedere condizioni molto più rigorose di quella precedente. Devono esserci garanzie sia sul fronte di uno stop alla proliferazione nucleare iraniana sia rispetto alla corsa agli armamenti del regime degli Ayatollah. A sostegno di queste richieste, riportano i media israeliani, Cohen presenterà le prove che l’Iran sta mentendo e nascondendo al mondo i dettagli del suo programma nucleare, e chiederà il mantenimento delle sanzioni. Queste ultime, applicate con severità dalla presidenza Trump, per il momento non sono state toccate da Biden, ma le notizie che arrivano da Vienna potrebbero modificare la situazione. Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, parlando con i giornalisti, ha infatti dichiarato che gli Usa sono “pronti a fare i passi necessari per tornare alla conformità con il JCPOA (l’accordo del 2015 o Joint Comprehensive Plan of Action), anche eliminando le sanzioni che non sono coerenti con quest’ultimo”. Price non ha approfondito la questione, ma questa apertura ha allertato le orecchie israeliane. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel suo discorso a Yad Vashem per Yom HaShoah, ha avvertito che Israele non si sentirà vincolato da un nuovo patto tra le potenze mondiali e l’Iran, dichiarando che lo Stato ebraico si difenderà contro coloro che cercano di distruggerlo. La tensione tra i due paesi nemici è costante, con reciproci attacchi più o meno efficaci. L’ultimo, ha coinvolto una nave iraniana nel Mar Rosso, la Saviz. Quest’ultima è stata camuffata come imbarcazione civile, ma in realtà è considerata una base galleggiante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Nell’attacco, non rivendicato da Israele, ha subito diversi danni, seppur da Teheran smentiscano.
Biden verso la guerra. In Europa.

Donbass: Zelensky ha visitato la linea del fronte.

Biden sta per nominare un incaricato presidenziale speciale per fermare Nordstream2. Il prescelto è Amos Hochstein, esperto di questioni energetiche e già collaboratore di Obama.

(Un altro moked, come Blinken…)


Gli Stati Uniti e i loro alleati sono i partner inaffidabili, non ci si può fidare di loro, ha ribattuto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Lavrov ha commentato le intenzioni degli Stati Uniti di nominare un inviato speciale per fermare il Nord Stream 2 : Andrà in giro minacciando tutti, questa non è più neanche la diplomazia delle cannoniere, è la diplomazia delle sanzioni. https://t.me/rt_russian/62976

Giovedì ha avuto luogo una conversazione telefonica tra Angela Merkel e Vladimir Putin, durante la quale il presidente russo ha accusato l’Ucraina di “azioni provocatorie” nel Donbass. A sua volta, il cancelliere tedesco ha chiesto che la Russia smetta di ammassare truppe al suo confine con l’Ucraina.

La Germania e la Francia non hanno alcun interesse a risolvere il conflitto nel Donbass, ha dichiarato l’ incaricato presidenziale russo per l’ Ucraina Kozak.

La NATO invia 37.000 soldati al confine ucraino con la Crimea
ma tranquilli,

È noto che le forze della NATO saranno effettivamente dispiegate vicino alla Crimea, tuttavia, stiamo parlando solo delle esercitazioni militari su larga scala “Defender Europe 2021″, il che indica che non stiamo parlando del dispiegamento permanente delle forze dell’Alleanza,

Gli Stati Uniti evidenziano l’aumento della presenza militare russa lungo i confini con l’Ucraina, ma non ne capiscono i motivi e vorrebbero chiarire la situazione, ha dichiarato il portavoce del Pentagono John Kirby. https://t.me/bbbreaking/84959

«Per noi da tempo è chiaro che per voi molto non è chiaro. Sforzatevi» è stata la risposta del Ministero degli esteri russo https://t.me/MID_Russia/14516

Dmitrij Kozak, il curatore dei rapporti con l’Ucraina nell’amministrazione del presidente Putin, sulla probabilità di un intervento militare della Russia nel conflitto nel Donbass: tutto dipende dalle dimensioni dell’incendio. Se ci sarà, come dice il nostro presidente, una Srebrenica, probabilmente dovremo intervenire in difesa. Ma tutto dipende dall’altra parte. Credo che l’inizio delle ostilità sarà l’inizio della fine dell’Ucraina. Sarà un colpo non alla gamba, ma alla tempia. https://t.me/dimsmirnov175/20835
Biden: “Ucraina nella NATO”

contro la Russia, gli Usa sono pronti a sacrificare l’Europa

Gli Stati Uniti proclamano di sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella NATO proprio mentre nel sul loro territorio è attivo un conflitto militare e la questione territoriale è discussa dalla comunità internazionale. Da parte sua, la Russia avverte che questo passo non solo non risolverebbe la questione del Donbass, ma complicherebbe ulteriormente la situazione.

In definitiva, non è questo l’obiettivo di questo conflitto, non è forse il ruolo dell’Ucraina, come tutti quei paesi che vendono la propria sovranità? Vale a dire, diventare un giocattolo nelle mani altrui, che lo useranno fino a quando non si romperà. Allora un altro lo farà. I paesi europei dovrebbero trarne le conseguenze – con urgenza – prima che vengano gettati nella pattumiera della storia. Perché qual è il loro interesse per questa folle avventura?

Fin dal tempo di Maidan, l’Ucraina ha ripetutamente dichiarato il suo più caro desiderio di aderire alla NATO, di esserne un membro attivo ea pieno titolo, fino al punto di assurdità: ha dichiarato per legge nel 2016 che l’ingresso nella NATO è l’obiettivo principale della politica nazionale. Volontà sancita anche nella Costituzione ucraina nel 2019: il paese si sta muovendo verso l’integrazione nLLA nato.

Da allora le missioni NATO si sono apertamente piazzate in Ucraina; vi addestrano l’esercito, nei fatti, ad uccidere più efficacemente i civili nell’Est del paese.

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