L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 aprile 2021

Gratteri prosciuga l'acqua dove il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato nuota

Operazione Petrolmafie Spa, conferenza stampa di Gratteri: “L’indagine è la prosecuzione di Rinascita Scott”

Evidenziati gli interessi della Cosca Mancuso di Limbadi nel settore del commercio di prodotti petroliferi
di Redazione - 08 Aprile 2021 - 11:05

Dalle prime ore del giorno i Comandi provinciali della guardia di finanza di Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria, insieme ai finanzieri dello Scico e ai carabinieri del Ros, coordinati dalle rispettive Direzioni distrettuali antimafia e dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, stanno dando esecuzione a provvedimenti cautelari a carico di una settantina di persone responsabili di associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi. Contestualmente, sono in corso sequestri di immobili, società e denaro contante per un valore di circa 1 miliardo di euro.

Nicola Gratteri

La conferenza stampa

Nel corso della conferenza stampa il Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, ha detto: “Quest’indagine dimostra come gli steccati sono un problema della società civile. Le mafie non hanno problemi di steccati, sono presenti dove ci sono da gestire denaro e potere”.

“Abbiamo cercato di sopperire al gap dell’osservanza delle regole rispetto alla violazione sistematica delle regole da parte delle organizzazioni criminali. E’ stato possibile perché, quasi contemporaneamente, quattro Procure si trovano ad indagare sullo stesso tema. Quattro procuratori hanno deciso di lavorare insieme perché abbiamo lo stesso comune interesse: il risultato”. Gratteri ha, quindi, aggiunto: “Questa indagine è una prosecuzione, un filone, di Rinascita Scott. E’ Rinascita Scott 2 perché è uno degli aspetti del riciclaggio della famiglia Mancuso di Limbadi”.

Nel corso della conferenza stampa, il procuratore Gratteri ha evidenziato gli interessi della Cosca Mancuso di Limbadi nel settore del commercio di prodotti petroliferi.

Le cosche di ‘ndrangheta del Vibonese, in particolare, volevano chiudere un accordo per l’importazione in Italia con la societa’ Kmg, la piu’ grande industria estrattiva di gas e petrolio del Kazakistan. Lo ha riferito il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa sull’operazione “Petrolmafie Spa”. Alla riunione, svoltasi in una osteria di Vibo Valentia, ha riferito Gratteri, era presente “l’imprenditore D’Amico che ha un grosso deposito carburanti a Maierato. In quella occasione era presente un rappresentante della Kmg, arrivato con l’interprete e due broker lombardi, che sono stati arrestati stanotte a Milano, il cui obiettivo era fare arrivare il petrolio a Vibo Valentia. Al pranzo era presente anche Luigi Mancuso, capo locale del Clan, ed altre persone, Pasquale Gallone, Gaetano Molino, marito della nipote di Mancuso e Antonio Prenesti’. Si e’ discusso di creare una boa al porto di Vibo Valentia per fare attraccare le petroliere e con un tubo far arrivare il petrolio all’industria di D’Amico. Quando e’ stato fatto presente che c’era anche il porto di Gioia Tauro, e’ stato risposto che non ce n’era bisogno perche’ altrimenti avrebbero dovuto trattare con le cosche del posto”. Nel corso del pranzo, qualcuno ha anche fatto notare che a Maierato ci sono i depositi dell’Eni ma Mancuso, ha riferito Gratteri, “ha detto che gli avrebbe fatto ritirare le licenze dagli enti locali e che avrebbero usato anche le cisterne dell’Eni. Questo per dire le mafie non hanno frontiere e sono capaci di interagire con chiunque, a qualsiasi livello. L’operazione si e’ interrotta perche’ il collettore tra i broker e Mancuso, Prenesti’ e’ stato arrestato per omicidio e tentato omicidio”.

“Ci sono dei dialoghi fra la famiglia Mancuso e i Pelle – ha detto il procuratore Gratteri – e proprio per questo abbiamo fatto stamani i fermi, perché la parte di Catanzaro è intimamente connessa a quella di Reggio Calabria, in particolare a Locri e quindi alla famiglia Pelle, dove Giuseppe D’Amico, imprenditore per conto della famiglia Mancuso, dice, in un’intercettazione ambientale, ‘loro devono sapere e capire che qui da me e li’ da voi, da compare Gerardo, è tutta la stessa cosa’”. Il riferimento, spiega, “è a due imprenditori e a due uomini di Cosa nostra venuti a Catania con due Porsche Cayenne per incontrarsi in provincia di Vibo Valentia e discutere sull’ importazione di petroli dalla Sicilia in Calabria dove sia Pelle sia Mancuso pretendono da Cosa nostra siciliana 1.500 euro per ogni autocisterna che viene a scaricare in Calabria. Questo come mazzetta. E’ normale. Come ad esempio, quando arrivano dei container di cocaina al porto di Gioia Tauro per una famiglia di ‘ndrangheta, anche della jonica, si deve pagare la mazzetta anche del 20% per lo ‘sdoganamento’ da parte della famiglia di ‘ndrangheta che controlla quel pezzo di porto a Gioia Tauro”.

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche il comandante provinciale della Guardia di Finanza, gen. Dario Solombrino.


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