L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 22 aprile 2021

I dati cominciano a confermare la tesi esposta dall'inglese Vernon Coleman, la vaccinazione di massa selezionerà un virus covid più letale di quello di oggi


Da Israele con orrore: il vaccino favorisce i contagi con le varianti



E’ peggio di quanto ci si potesse immaginare: le vaccinazioni non arrestano, ma aumentano la diffusione del coronavirus. almeno questo è ciò che si desume da uno studio dell’Università di Tel Aviv secondi cui la variante sudafricana del Coronavirus (B.1.351) è stata trovata 8 volte di più negli individui vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Dunque non si tratta soltanto del fatto che magari un vaccino ( in questo caso Pfizer quello utilizzato in Israele) non dà immunità nei confronti di questa cosiddetta variante, ma che aumenta invece e in maniera drammatica la possibilità di contrarre l’infezione: “Abbiamo riscontrato un tasso sproporzionatamente più alto della variante sudafricana tra le persone vaccinate con una seconda dose, rispetto al gruppo non vaccinato”, ha detto Adi Stern dell’Università di Tel Aviv. E poi ha aggiunto per calmare le acque e non proporsi come un eretico o un oppositore della dittattura sanitaria che “la variante sudafricana è in grado, in una certa misura, di spezzare la protezione del vaccino”.

Ma non è proprio così: lo studio che ha coinvolto 400 persone tra il gruppo vaccino e quello placebo sembra indicare molto di più ovvero non solo che la vaccinazione non solo non protegge da questa variante, ma che addirittura predisponga i vaccinati ad esserne infettati più facilmente, rispetto a quelli che non si sono ancora piegati alle imposizioni . Ed è forse anche per questo motivo che il governo Israele invece di dare ascolto a chi dice di fermare la vaccinazione di massa, proprio in considerazione di questi dati inaspettati, della valanga di reazioni avverse che si tenta di nascondere e soprattutto del fatto altri studi cominciano ad indagare sui possibili e inquietanti effetti a lungo termine dei preparati a mRna, ha deciso che fra sei mesi (guarda caso quando dovrebbe cominciare la classica ondata di influenza) occorrerà far ripartire la giostra e rivaccinare tutti. E’ fin troppo evidente che questa cinica commedia dei vaccini in funzione della quale ancora si contestano le normali ed efficaci cure, comincia sempre di più a sfociare nel grottesco.

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