L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 aprile 2021

I francesi, inglesi e statunitensi hanno ucciso Gheddafi padre in maniera indegna, tutti gli uomini devono poter morire in dignità, Gheddafi figlio si riprenderà la Libia, gli occidentali TUTTI hanno barbaramente ucciso le progettualità dei popoli libici


21 APRILE 2021

Non appena nominato premier, è stato lui stesso a non far mistero dei suoi legami con Saif Al Islam Gheddafi: “É vero, ho lavorato con lui in passato – si legge in una delle sue prime dichiarazioni – ma oltre a quello non c’è stato alcun rapporto politico. Oggi c’è spazio solo per la democrazia”. Abdel Hamid Dbeibeh, in carica dal 15 marzo scorso come primo ministro della Libia, è stato tra gli uomini di fiducia del secondo genito di Muammar Gheddafi, il rais ucciso nell’ottobre del 2011. Se da un lato il nuovo capo del governo nella sua vita si è sempre occupato di affari, arrivando ad essere molto vicino alla famiglia dell’ex leader libico, è altrettanto vero dall’altro che la sua nomina a premier ha aperto scenari interessanti relativi proprio a un riavvicinamento alla politica dei Gheddafi.

I rapporti tra Dbeibah e Saif Al Islam

Era il 2007, da poco la Libia era uscita fuori dal periodo di isolamento su cui a gravare per anni sono state le sanzioni internazionali. Muammar Gheddafi aveva quindi la volontà e l’interesse a proiettare Tripoli sul palcoscenico mondiale, offrendo a una lunga schiera di investitori stranieri tante opportunità. Non solo il petrolio, ma anche progetti edilizi e infrastrutturali in grado di attirare le attenzioni di molti potenziali partner. In questo contesto, Abdel Hamid Ddeibah è stato chiamato a gestire una delle agenzie cruciali per mandare avanti i progetti del rais, ossia la Libyan Investment and Development Company (Lidco). Si trattava di un’autorità il cui compito era proprio quello di organizzare progetti e bandi nelle principali città libiche. Un’operazione gestita dall’alto direttamente da Saif Al Islam Gheddafi, il quale da secondogenito di Muammar era il principale candidato alla successione del padre. In quel momento dunque, l’attuale premier libico ha diretto le operazioni che rappresentavano uno dei fiori all’occhiello della politica dei Gheddafi.

Ddeibah è stato chiamato in quanto rampollo di una delle famiglie più in vista in Libia nel ramo delle costruzioni. Lui, ingegnere laureatosi in Canada, già da giovane gestiva buona parte degli affari edilizi del suo parentado, il quale a Misurata negli anni ha sviluppato interessi in diversi settori. Da qui l’avvicinamento ai Gheddafi. Ali Ibrahim Dbeibeh, magnate e tra le principali figure di spicco della famiglia dell’attuale premier, è ritenuto uno dei personaggi della cerchia ristretta di collaboratori del rais soprattutto a partire dagli anni 2000. La caduta della Jamahiriya non ha scalfito il potere economico dei Ddeibah, entrati poi in politica con Abdel Hamid lo scorso anno. Quest’ultimo ha infatti fondato il partito Libia Futura, con il quale poi ha posto in essere il progetto di candidarsi come premier designato nell’ambito delle votazioni interne al Foro di Dialogo insediato a Ginevra.

Saif Al Islam tornerà in politica?

La nomina di Abdel Hamid Ddeibah ha aperto a suggestivi scenari relativi ai suoi rapporti passati con i Gheddafi. Anche se il premier misuratino nella Jammahiriya ha avuto solo incarichi tecnici e non politico/ideologici, l’incarico come capo di un governo ad interim ha di fatto rotto un tabù. Per la prima volta dal 2011 una persona vicina ai Gheddafi non solo è entrata in politica ma ha ottenuto il più importante incarico a disposizione. Possibile quindi pensare a un diretto ritorno in politica del secondogenito del rais? Quest’ultimo è sempre stato in lizza, anche negli anni passati, nel momento in cui si parlava di candidature per nuove elezioni. Il perché è presto detto: tra i figli di Gheddafi, Saif Al Islam era quello più “politico”, più in grado di dar la sensazione di saper reggere l’eredità di Muammar. Tuttavia non si mostra in video dal 2011, da quando è stato catturato nel sud della Libia mentre provava a fuggire all’estero. Su di lui pende una condanna a morte pronunciata da un tribunale di Tripoli e un mandato di cattura del tribunale internazionale.

Si dice sia ancora nel Paese, protetto dalle stesse milizie che lo hanno preso in custodia dopo la cattura, ossia quelle della città di Zintan. Una vita riservata quella sua negli ultimi dieci anni, in cui avrebbe lavorato per spianare la strada per un ritorno nelle posizioni che contano. La presenza di un suo ex uomo di fiducia al governo potrebbe accelerare questo progetto: “In Libia gode ancora di una certa popolarità – ha dichiarato su InsideOver una fonte diplomatica – Se si dovesse candidare a dicembre nelle previste elezioni, potrebbe farcela senza problemi”. Ma è ancora presto per dirlo. Di certo, il vento attorno all’ex universo dei Gheddafi sta cambiando.

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