L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 2 aprile 2021

Ida Magli 24

Il punto sull'Europa all'indomani del referendum irlandese

Lettera aperta
agli Italiani Liberi

di Ida Magli
Italiani Liberi | Martedì 22 Ottobre 2002

Carissimi Italiani Liberi

Il risultato del referendum irlandese, per quanto potessimo aspettarcelo, ha comunque dato un colpo durissimo alle ultime speranze che qualcosa sarebbe intervenuto a fermare il processo catastrofico dell’unificazione europea. Il modo con il quale i detentori del potere, governanti nazionali, partiti politici, governanti dell'Unione, hanno premuto sui cittadini irlandesi affinché votassero per il “sì”, ha dimostrato a chi ancora avesse qualche dubbio che nel progetto dell’Unione non c'è posto per nessun tipo di democrazia, né diretta né indiretta. Romano Prodi ha spudoratamente dichiarato, lui, capo del governo dell’Unione, prima che avvenisse il referendum, che un risultato negativo sarebbe stata una tragedia senza che nessuno gli contestasse l’illegittimità dell’interferenza. Il governo irlandese ha mandato, cosa mai avvenuta in nessun altro referendum se non forse quello organizzato da Saddam in Irak, i propri ministri a casa dei cittadini, “porta a porta”, come ha dichiarato vantandosene, per convincerli a votare a favore.

In analogia a quanto succede sempre per quanto riguarda gli avvenimenti del potere nell’Unione, l’informazione è stata talmente restia a suscitare un sia pur minimo dubbio critico nei cittadini che si può essere sicuri del fatto che gli Italiani (ma come loro più o meno tutti i cittadini degli Stati membri) hanno per la prima volta sentito parlare del Trattato di Nizza, già approvato silenziosamente in Parlamento con il consenso unanime di tutti i partiti.

Esistono tanti, gravissimi motivi, come gli Italiani Liberi sanno, per temere la creazione di un mastodontico Stato sovranazionale, con la perdita di qualsiasi controllo democratico sulle sue gesta, ma basterebbe proprio questo fatto: che tutti i partiti e tutti i detentori del potere siano d’accordo, e impegnino tutte le loro forze nel realizzarlo tenendolo il più possibile nascosto ai loro sudditi, per convincere i poveri sudditi che si tratta di una operazione contro di loro.

Il processo di allargamento ad altri dieci paesi dell'Est, tutti poveri, dediti in grande maggioranza all’agricoltura è un atto sconsiderato. Sono paesi usciti dal crollo dell'Unione Sovietica non per le loro ribellioni al comunismo, del quale anzi rimpiangono alcuni vantaggi di protezione statale di fronte alla povertà e alla criminalità, ma proprio per le conseguenze insite nell'organizzazione socialista che consuma le risorse materiali e intellettuali all’interno del gruppo senza poter produrre e accumulare nulla per il futuro. Si tratta, dunque, di popoli abituati ad obbedire e ad essere alimentati dalle autorità statali, che peseranno su tutti noi molto di più di quanto non siano pesati, e non pesino ancor oggi, i tedeschi dell’Est sulla Germania d’Occidente la quale aveva però almeno una motivazione politica, sentimentale e nazionale per la riunificazione.

Ma, se prescindiamo dai problemi economici (cosa che i governanti non hanno il diritto di fare dato che ci hanno costretto alla realizzazione dell'Unione Europea vantandone esclusivamente il valore economico, di mercato, imponendoci come legge fondamentale la moneta unica e i parametri finanziari di Maastricht), dobbiamo riflettere sulla assoluta mancanza di principio di realtà con la quale i governanti continuano a procedere nel loro progetto, come se nel frattempo nulla fosse avvenuto ad interrompere l’ideale assetto della bontà celestiale inaugurato sul pianeta Terra con l’Unione Europea. Facciamo un solo esempio. Dopo aver vantato come massimo beneficio della cancellazione dei confini fra i vari Stati, il non dover più mostrare un documento d’identità per passare da uno Stato all’altro visto che, con il trattato di Schengen, il territorio è aperto a tutti i cittadini d’Europa, adesso, con l’imperversare del terrorismo islamico, si è costretti a presentare il proprio documento d’identità insieme alla carta d’imbarco anche per andare da Roma a Milano, ossia all’interno del proprio Stato. Benissimo, si dirà: saremo più al sicuro dal terrorismo. Ma non sarebbe stato necessario prima di tutto almeno “sospendere” il trattato di Schengen, e non allargare per giunta all’Est questo trattato così che fosse possibile impedire il facile transito attraverso i confini terrestri dell’immensa area orientale? Invece, no. I governanti ignorano quanta storia sia passata dai tempi dell'utopia europea; o meglio, fingono di ignorarla, perché quello che perseguono non è l’utopia del vogliamoci bene, propinata ai poveri sudditi imbecilli, ma il macroscopico aumento del proprio potere, estendendo il territorio, le popolazioni, le strutture, le tasche sui quali esercitarlo. Insomma, si tratta dell'antico e sempre valido sogno di un Impero sul quale non tramonti mai il sole.

Di fronte alla terrificante sconsideratezza dei governanti, gli Italiani Liberi sono, ancora una volta, chiamati a prendere una posizione forte, in tutti i luoghi dove è loro possibile, e con tutte le persone o i gruppi con i quali hanno un contatto. E’ indispensabile fare opera di persuasione, e soprattutto di”reale conoscenza” dato che gli Italiani sono tenuti quasi completamente all’oscuro dei problemi che si nascondono dietro la facciata dell’unione Europea. Cerchiamo di non lasciare nulla di intentato: sui luoghi di lavoro, nelle conversazioni familiari, fra gli insegnanti, nelle parrocchie...

Per quanto riguarda le parrocchie, io cercherò di chiarire il più possibile, scrivendo un articolo apposito, quale tradimento nei confronti del cristianesimo sia stato operato dall’azione wojtyliana per unificare le religioni cosiddette monoteiste. Purtroppo il consenso servile che si è sempre accompagnato alla persona di questo papa, non ha permesso di criticarlo in nessun modo, anche se sono molti i sacerdoti e i teologi che non condividono le sue posizioni nel campo dottrinale e l’accentramento da lui compiuto del culto sulla sua persona. Dato che io ho pubblicato un libro di critica contro Wojtyla circa dieci anni fa (Sulla Dignità della Donna, Guanda 1993) mettendo in luce l’ottusità intellettuale delle sue scelte e i pericoli che queste comportavano per il cristianesimo, ritengo che, come avviene in tutti i campi della scienza, la cosa più valida consista nella verifica degli avvenimenti previsti nella diagnosi. Faremo insieme questa verifica in un prossimo articolo.

Coraggio, carissimi Italiani Liberi: l'ora della battaglia è arrivata. Abbiamo bisogno di aiuto in tutti i campi. Ma combattere per la libertà troverà, ne sono sicura, innamorati generosi.

Roma, 22 Ottobre 2002

Ida Magli

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