L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 aprile 2021

Ida Magli 25

Prossimo convegno a Copenhagen
I movimenti antimaastricht
e la strategia necessaria

di Ida Magli
Italiani Liberi | 26 Novembre 2002

Cari Italiani Liberi,

ho ricevuto l’invito a partecipare ad un convegno che si terrà a Copenhagen il 10 e 11 dicembre prossimi sul futuro dell’Europa. Potrete vedere il testo dell’invito e gli argomenti dei quali si tratterà nella lettera che pubblichiamo qui di seguito. Io scriverò il testo da loro richiesto e lo manderò, pur non andando a Copenhagen. Il motivo per il quale questi convegni non sono utili è facilmente comprensibile. Se ne sono fatti già molti, organizzati di volta in volta da movimenti antieuropeisti, con i quali io sono in contatto fin da quando ho preso posizione contro l’Unione Europea con la pubblicazione del libro Contro l'Europa. Un libro che ha avuto molta risonanza sia perché all’estero tutti erano (e sono) convinti che gli Italiani fossero i più entusiasti europeisti, sia perché, pur essendoci in tanti paesi dell’Unione movimenti, pubblicazioni, o addirittura piccoli partiti ostili al progetto di Maastricht, in nessuno però è stato pubblicato un libro decisamente e chiaramente contro, e per giunta da parte di un antropologo e saggista famoso in Italia e all’estero.

Il motivo per il quale questi movimenti non sono utili (e la prova più evidente sta nel fatto che l'Unione va avanti senza tenerne minimamente conto) risiede nell’aver impostato la loro azione sui medesimi presupposti dell’Unione, ossia nel voler abbracciare tutti i popoli che vi sono coinvolti, nella speranza di avere così maggior forza. Ma, come l’unione Europea è debole perché si fonda su molti popoli, così sono deboli i movimenti antieuropeisti. Guardiamo, per fare un solo esempio, le lingue che saranno ammesse al Convegno di Copenhagen: quella ufficiale è l’inglese. Ovvio, direte voi: è praticamente così in tutti i convegni. Ma, come potrebbe mai l’unione Europea mettersi in competizione con l’America — è questo, infatti, il suo scopo primario — adottandone ufficialmente la lingua, ossia estendendone il primato con lo strumento più forte che la specie umana possiede? Le altre lingue ammesse (che godranno di traduzione) sono il francese, il tedesco, e il danese perché è la lingua del paese ospite. Bene. La lingua italiana non esiste fra i movimenti antieuropeisti così come non esiste nell'Unione Europea; non per offendere gli italiani, naturalmente, ma perché è questa la realtà dell’Unione, e del contro-unione modellato sull’Unione. Ho fatto soltanto un esempio per far capire che se vogliamo veramente combattere contro l’Unione, lo dobbiamo fare (ed è quello che sosterrò nella mia relazione) ogni popolo all’interno del proprio paese, in funzione delle forze e degli interessi del proprio paese, che sono diversi l’uno dall'altro tanto da rendere appunto assolutamente fallimentare e grottesca l’idea stessa su cui si basano i costruttori dell’Unione.

I governanti e i mezzi di comunicazione di massa parlano il meno possibile di ciò che avviene a Bruxelles; ma è sufficiente che un solo paese, anche di quelli più "piccoli", come è successo in Irlanda per l’approvazione del trattato di Nizza, susciti al suo interno un vero dibattito e un conflitto politico che i giornalisti sono costretti a riferirlo, e i governanti a darne qualche spiegazione ai cittadini di tutti gli altri paesi. In Italia, per esempio, è certo che nessuno era minimamente al corrente del Trattato di Nizza, approvato all'unanimità dal Parlamento senza neanche informarne i poveri sudditi. E' stata soltanto la battaglia referendaria svoltasi in Irlanda che ha fatto giungere fino agli Italiani una qualche briciola di curiosità sulla “stranezza” di un paese democratico dove i cittadini si oppongono alla politica di cui sono tutti invece entusiasti tutti i governanti.

Di questo, per quanto amaro sia, dobbiamo essere convinti: l'Unione Europea è un progetto imperiale di dominio sui popoli funzionale esclusivamente ai desideri di potenza e di ricchezza dei governanti, cosa che spiega come mai non vi sia nessun partito che vi si oppone e perché gli organi di informazione tacciano il più possibile. Di tutti i movimenti antimaastricht non hanno quasi mai dato notizia, come non daranno notizia del convegno di Copenhagen. La strategia che ci aiuterà di più sarà organizzare, ognuno all'interno del proprio paese, un piccolo, piccolissimo partito politico antieuropeista; antieuropeista esclusivamente in base agli interessi del paese che rappresenta, interessi che sono diversi da paese a paese. Per quanto riguarda l’Italia, tanto per rimanere all'esempio precedente, basterebbe il fatto che scomparirebbe la lingua italiana e con essa una delle maggiori ricchezze della storia del pensiero e della letteratura di cui tutta l’Europa abbia usufruito, a convincerci che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze contro l’unificazione. Pensare che Mozart non si arrischiava a scrivere un’opera il cui libretto non fosse scritto da un poeta italiano e in italiano! Abbasso i traditori dell’Italia!

Ida Magli

26 Novembre 2002

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