L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 aprile 2021

Ida Magli 28

Il grazie di Ida Magli dopo l'incontro di Italiani Liberi a Milano

Carissimi Italiani Liberi

di Ida Magli
10 aprile 2003

E' stato bello incontrarvi! Così diversi eppure così simili, chi da Bari e chi da Genova, chi da Milano e chi da Bruxelles (sì, Bruxelles, proprio lei, la nuova Babilonia, il centro dei nostri mali), rimasti a parlare, a discutere, a pensare, a progettare per la nostra Italia dalle 14.30 fino all'una dopo la mezzanotte come se davvero potessimo, noi soli, suonare all'unisono le trombe capaci di far cadere le mura dell'immensa, mostruosa Torre che si eleva sopra l'Europa. Qualcuno che la conosce da vicino l'ha definita esattamente così: un mostro. E un mostro tanto più terrificante perché, pur essendo responsabile del destino di oltre trecento milioni di persone, del patrimonio di storia, di civiltà, di diritto, di arte, di scienza più ricco del mondo, è costruito volutamente, sapientemente, in modo che invece nessuno ne è responsabile; non si sa mai, in nessun caso, a chi si possa o si debba risalire per giungere ad attribuire la decisione finale.

E' stato bello, carissimi, vedere la serità, l'impegno, la fiducia con la quale trenta persone che non si erano quasi mai viste in volto, si sono ascoltate l'una con l'altra, mettendo a disposizione la propria competenza, chi nell'insegnamento tecnico, chi in quello filosofico o artistico nella scuola; chi, invece, le proprie strutture azidendali o le conoscenze nella propria città; chi, infine, la propria delusa esperienza in diversi partiti per tentare di raggiungere con gli Italiani Liberi quello scopo di libertà e di indipendenza della Patria che sembra non stare a cuore a nessuno dei nostri politici.

Silvia Sindaco farà con maggiore precisione il resoconto della nostra giornata milanese. Io invece voglio dirvi, oltre al mio grazie, quello che ho pensato parlando con ognuno di voi, anche con quelli più silenziosi; e quale convinzione ne ho tratto. Per la prima volta, carissimi, sono stata sicura di aver speso bene questi sette anni della mia vita: sette anni da quando ho battuto strade, paesini, cittadine della mia Italia predicando contro l'Unione Europea in maniera lucida e tuttavia forsennata, nell'ansia di riuscire a dire tutto il possibile nel giro di una conferenza, di una cena, di una passeggiata. Ho ripensato alla "strana" impressione che dovevo fare agli altri, trovandomi straordinariamente a mio agio là dove non ero mai stata prima: biblioteche che si erano preoccupate di radunare tutti i miei libri affinché, entrandovi, io potessi godere della loro premura; piccolissimi circoli culturali, arrampicati in cima alle nostre bellissime montagne, che mi accoglievano col calore dei loro camini e con le facce ruvide di chi sa parlare agli abeti e nulla ha da temere; anche di scuolette tutto fare con i vivissimi colori cari ai bambini e agli antropologi che sanno bene quanto "facciano caldo" al corpo e all'anima di quegli altri "bambini", saggi e felici, che abbiamo definito primitivi e la cui felicità abbiamo distrutto. Ho ripensato a tutto questo, miei carissimi amici, e finalmente mi sono convinta che non è stato inutile. Che adesso c'è chi andrà avanti e non permetterà che l'Italia venga schiacciata nell'immensa macchina trituratrice che porta il nome di Unione Europea. Abbiamo addirittura progettato di buttare via l'orrendo "euro" che ci massacra e di tornare al dolce nome di "lira", tanto dolce che non disdegna di essere associato alla poesia, alla musica, le cose più belle che l'umanità possieda. Abbiamo dalla nostra perfino un famoso economista, il quale ha sognato anche lui il ritorno alla lira scrivendo un libro intitolato "l'insostenibile pesantezza dell'euro". Che ve ne pare, cari Italiani Liberi, di questo titolo? Ho l'autorizzazione di Antonello Zunino, suo autore: facciamone un epigramma per la nostra battaglia!

Ma a questa battaglia vorrei che si unissero tutti quelli che amano l'Italia. Non importa che vi associate, che vi iscriviate, che ce lo facciate sapere. Tutto quello che trovate in questo sito è vostro; se volete salvare l'Italia e il futuro degli Italiani adesso è giunta l'ora decisiva...

Ida Magli

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