L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 aprile 2021

Ida Magli 30

Dite di No

Appello degli Italiani agli Svedesi

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 16 Agosto 2003

Gli Svedesi torneranno il prossimo 14 Settembre a votare "sì" o "no" per l'adozione della moneta europea al posto della "corona". Si tratta di un avvenimento determinante, per gli Svedesi prima di tutto, ma anche per i popoli che già fanno parte dell'Unione.

Faccio questo tentativo di lanciare un appello agli Svedesi affinché rifiutino l'euro per diversi motivi che cerco di sintetizzare al massimo. Parto dalla mia posizione di Italiana ben conosciuta nei movimenti antieuropeisti, ai quali collaboro da molti anni; ma anche e soprattutto dal mio essere innamorata della Svezia e degli Svedesi con un sentimento tanto forte da diventare spesso, freudianamente, rabbia, impazienza, disperazione quando li vedo sul punto di perdersi nell'impulso di morte europeo.

So bene che i governanti, in Svezia come in tutti i paesi dell'Unione, spingono i popoli a dire di sì al proprio suicidio facendo una propaganda che impedisce discussioni e critiche; ma io spero che anche questo comportamento susciti finalmente il "dubbio" nei cittadini: perché, se non ci fosse da parte dei governanti il timore di una reazione negativa, metterebbero ostacoli quasi insormontabili ad una informazione reale (cosa ben diversa dalla propaganda) su tutto quello che comunque va perduto aderendo all'Unione: l'indipendenza, la sovranità, la libertà, la propria identità storica e culturale?

Naturalmente questo è vero per tutti i popoli, non soltanto per gli Svedesi, e purtroppo gli Svedesi fanno già parte dell'Unione. Ma l'occasione del referendum per l'euro si presenta adesso come determinante in quanto dire di no alla perdita della propria moneta è dire un "no" fortissimo a tutta la costruzione europea e costituisce un passo che permetterà facilmente agli Svedesi, quando vorranno, di uscire anche politicamente dall'Unione.

Dal punto di vista economico, le conseguenze della moneta unica sono già catastrofiche: la Germania, la nazione in maggiore crescita al momento dell'adozione dell'euro, è piombata nella recessione peggio della Francia e dell'Italia. La spiegazione è semplice: non esiste più il "marco"; ma la forza del marco dipendeva dall'esistenza dei "Tedeschi". Diventati "europei", ossia spariti dalla scena insieme al non-essere degli europei, i Tedeschi hanno perso la fiducia del mondo e di se stessi.

Cosa possono sperare gli Svedesi se perdono la propria identità? Un popolo numericamente piccolo ma profondamente caratterizzato nella storia per la volontà, la capacità di vincere le asprezze del clima, del territorio; per essere riuscito a imprimere la bellezza dei propri sentimenti di amore per la natura, di profondo, nostalgico romanticismo nella immaginazione fantastica di tutti i popoli, i quali hanno guardato alla Svezia come ad uno straordinario, fiabesco incantesimo.

Noi, cittadini di quell'Italia che hanno tanto amato la Svezia quanto la Svezia ha amato l'Italia, vi supplichiamo di rimanere voi stessi, rifiutando la moneta euro e questa Europa senz'anima, costruita da banchieri che vogliono governare su sudditi tutti uguali, ridotti anch'essi a monete. Noi, gli Italiani che amano la Regina Cristina perché amava il teatro, la musica, il sapere; noi, gli Italiani che amano Strindberg, Bergman, Linneo, ci rivolgiamo agli Svedesi perché, rifiutando l'euro, diano a tutti noi il segnale che si può e si deve opporsi alla volontà dei governanti quando questi perdono il senno inseguendo esclusivamente il potere e la ricchezza per se stessi.

Il "no" degli Svedesi è la nostra estrema speranza in un ripensamento; o almeno, in un rinvio di quella "Costituzione" che è stata elaborata senza nessuna discussione popolare. Di questo dobbiamo convincerci: l'Unione Europea segna la fine della democrazia, il Parlamento Europeo è solo un simulacro della rappresentanza democratica.

Carissimi Svedesi, dite di no! Ci ameremo tanto conservando le nostre diversità perché soltanto nelle diversità vive e si sviluppa la libertà.□

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