L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 17 aprile 2021

Ida Magli 36

Agli Italiani

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 13 Dicembre 2003

Si decide di imporre a centinaia di milioni di persone, diverse per struttura fisica, per lingua, per storia, per religione, per carattere, una convivenza assoluta, sulla base di una firma che i loro governanti pongono sotto un testo cui si è dato il nome di Costituzione. Questo testo che, nell’edizione in lingua italiana curata dagli Uffici di Bruxelles, occupa 333 pagine, nessun cittadino l’ha letto, nessun giornalista ha ritenuto fosse necessario darne la minima informazione. In Italia si dà per scontato che gli Italiani siano d’accordo; talmente d’accordo che vengono additati come reprobi - ed è questa l’unica cosa che trapela - i governi della Spagna e della Polonia che creano qualche difficoltà.
Dunque succede esattamente quello che succedeva nei primi secoli di diffusione del cristianesimo: il capo decideva che gli conveniva per ragioni politiche battezzarsi e il suo popolo si trovava “convertito e battezzato”.
Ma qui si tratta di perdere l’indipendenza, la libertà, la propria identità, la propria patria, la propria terra. Si tratta di sottomettersi, nelle apparenze di una pseudo-democrazia formale, alla dominazione Franco-Tedesca cui, per secoli e secoli i governanti italiani, Papi, Duchi, Principi, hanno retto lo strascico, chiamando ora l’uno ora l’altro a calpestarci. Abbiamo combattuto per tutto l’Ottocento per liberarcene. Abbiamo l’immensa, tragica collina di Redipuglia a ricordarci i morti della prima guerra mondiale; della seconda neanche i cimiteri appositi per quanto vaste sono state le distruzioni e le morti. Ancora una volta i governanti vogliono costringere gli Italiani a perdere la libertà; ancora una volta affermano che senza gli stranieri non possiamo vivere. Dunque, Hitler ha vinto. Con la “pace” invece che con la “guerra”, ma ha vinto.
Questo significa, infatti, l’unione europea. La vittoria finale di Hitler. 

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