L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 19 aprile 2021

Ida Magli 38

EUROPA e islam
Fuori l'Italia
da Schengen,
per salvarsi

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 3 Aprile 2004

E’ con l’unificazione europea che il mondo musulmano è diventato il “problema”. L’attacco alle Torri Gemelle è stato compiuto nel momento in cui, con la realizzazione dell’euro, le nazioni europee si sono volontariamente suicidate; ossia quando il progetto islamico di guerra all’Occidente ha avuto le spalle coperte: l’Europa si era consegnata non soltanto all’impotenza ma anche e soprattutto alla disgregazione di se stessa. Se è vero che si vuole recuperare una cultura e una politica della “destra”, adesso è il momento:

1) di ritirarsi dal trattato di Schengen, ripristinando i confini dello Stato e, contemporaneamente, il proprio territorio come Patria. Quale forza possono avere i cittadini privati della Patria e del proprio territorio da difendere? E chi può affermare di impedire gli attacchi terroristici eliminando dighe e barriere?

2) La cosiddetta “tolleranza” di voltairiana memoria non ha nulla a che fare con la difesa della propria patria e della propria cultura. Il problema era allora il rogo degli eretici, la tortura e la flagellazione dei pensatori davanti ai teologi dell’Inquisizione. Adesso siamo noi, quelli che vogliono combattere contro l’assolutismo dogmatico dei governanti che negano l’esistenza delle Nazioni, delle Patrie, delle Religioni, che Voltaire difenderebbe. E avrebbe dalla sua perfino un Papa, San Leone Magno, il quale rimarrebbe inorridito davanti alla Chiesa Wojtyliana, affermando che “Non è lecito difendere ciò che non è lecito credere” (Epistola n. 93)

3) E’ probabile una forte perdita di consensi per l’attuale maggioranza se non prende una posizione chiara sul punto dell’islamismo e sull’Unione Europea. Non si vuole riconoscere che l’economia non cresce perché non è autonoma ma un fattore, fa parte del sistema totale di cui un popolo vive storia, carattere, costumi, identità, scopi da raggiungere. Si è tolto, col progetto europeo, tutto questo non soltanto all’Italia ma anche alle altre Nazioni e tuttavia si pretenderebbe che l’economia “crescesse”. O il governo Berlusconi si decide a denunciare le vere cause dell’impoverimento (se le capisce) oppure sarà facile alle sinistre attribuire a lui tutte le sconfitte, in quanto per le sinistre l’assolutezza dell’economia è un dogma marxista mai revocato in dubbio. Per l’Italia, poi, le conseguenze della perdita d’identità sono più gravi che per gli altri paesi perché gli Italiani hanno doti creative incomparabili in confronto agli altri popoli ma, come tali, impossibili da ridurre nel grigiore dell’uniformità economico-comunista.

4) Gli Italiani non sono gli Africani. L’islamizzazione così facile in Africa, non sarà facile in Italia, salvo che con la violenza, quale che sia il tradimento della Chiesa e quello dei governanti. Per quanto il cristianesimo non sia più, per la maggioranza degli Italiani una fede religiosa, esso è però un connotato culturale permeato del carattere degli Italiani: la passione per la “forma”, per la “bellezza” della forma. Si può, infatti, affermare che sono i popoli a plasmare le religioni, non le religioni a plasmare i popoli. La violenza di chi mutila il pene, di chi sgozza gli agnelli, di chi umilia se stesso, prostrandosi con la fronte a terra davanti al suo dio, non può fare presa sugli Italiani se non annientandoli. Annientandoli culturalmente prima che fisicamente. Gli Arabi lo sanno. Per questo popolano l’Europa e l’Italia ogni giorno con gruppi sempre più numerosi.

Quindi: o resistiamo oppure moriamo.

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