L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 aprile 2021

Ida Magli 40

EDITORIALE
Chi ha detto
che il comunismo
è morto?

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 13 Novembre 2005

Berlusconi ha impostato la conferenza che ha tenuto in questi giorni al convegno dei circoli di Forza Italia, sulla persistenza della mentalità comunista in buona parte della Sinistra italiana. Ha quindi ricordato che il Comunismo è crollato drammaticamente nell’Unione Sovietica lasciando dietro di sé terribili eccidi, tirannia, povertà, per cui non ha senso riporre fiducia in coloro che non l’hanno del tutto rinnegato. Discorsi ovvi, si direbbe. Ma non è così.
All’origine del Comunismo c’è un terribile errore: la concretizzazione dell’uguaglianza degli individui. Il passaggio dal “valore” della persona come presupposto metafisico all’uguaglianza del vivere sociale, ambientale, pedagogico, statale, politico, passaggio imposto ovviamente da coloro che detengono il potere. Un meccanismo questo già da lungo tempo presente in Italia e che si estende sempre di più (sistema sanitario, sistema scolastico, sistema retributivo e pensionistico...) lasciando un’illusione di libertà nell’esaltazione della democrazia.
Il progetto di unificazione europea è naturalmente dettato dal presupposto della massima estensione dell’uguaglianza. Niente confini fra una nazione e l’altra, quindi niente patria; eliminazione della molteplicità delle lingue per ricondurle a quella che avrà il primato (l’inglese); stesso sistema scolastico, stesso sistema sanitario; nessuna libertà di giudizio (il mandato di arresto europeo è pronto a condannarla), per non parlare della moneta unica, della polizia unica, delle innumerevoli normative che dall’alto della loro sovrana e intoccabile distanza i governanti d’Europa fanno piovere sulla testa di milioni di persone ignare della tirannia cui sono soggette.
L’unificazione europea è, nella sua essenza, un’idea comunista. E’ comunista infatti, qualsiasi eliminazione delle differenze imposta da coloro che detengono il potere.L’ha bene riconosciuta un uomo sfuggito ai Gulag come Bukovskij denunciando l’Unione Europea come la nuova Unione Sovietica. Pochi giorni fa in un dibattito televisivo su La7, Giuliano Ferrara si è premurato di interrompere Bukovskij non appena questi ha accennato all’Unione Europea. Ma proprio la mancanza di discussione, che si protrae ormai da anni, su un problema politico di tale importanza e che coinvolge tutti gli aspetti della vita dei cittadini, dovrebbe far comprendere agli Italiani (come a tutti gli altri popoli dell’Unione europea) che si vuole tenerli il più possibile all’oscuro dell’immane rischio che stanno correndo. Se qualche volta si accenna alla questione dell’euro, questo avviene soltanto perché è impossibile tenerne nascoste le conseguenze negative in quanto sono sotto gli occhi di tutti. L’unificazione delle monete però non è un particolare da nulla. Coloro che hanno compiuto un terribile errore dal punto di vista economico, sono gli stessi che governano, in base al medesimo principio dell’uguaglianza, (unificazione significa uguaglianza in quanto l’ineludibile legge matematica prescrive che non si possono sommare le mele con le pere) tutti gli altri settori della vita dei cittadini. D’altra parte non è vero che hanno compiuto un “errore”: quello che hanno fatto, l’hanno fatto consapevolmente, così come consapevolmente è stato realizzato il comunismo in Russia. Lì le stragi, i Gulag sono avvenuti all’inizio perché c’erano gli antichi governi da abbattere. Da noi cominciano a verificarsi soltanto adesso perché i popoli sono stati tenuti all’oscuro dei veri scopi del progetto e, perché, malgrado la violenza psicologica e affettiva con la quale è stata imposta la perdita della sovranità monetaria, la perdita dei confini della propria Patria, l’assoggettamento al governo di stranieri, non è stato ancora necessario far scorrere del sangue. Ma i prodromi sono quelli che sta vivendo in questi giorni la Francia (è l’unificazione europea che dà forza all’islamismo).
Non vi sembra significativo che la città in fiamme sia proprio quella Lione cui i nostri governanti vogliono a tutti i costi collegarsi smantellando le Alpi? □

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