L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 aprile 2021

Ida Magli - Qualcuno che fa casino, crea l'incidente e fa "degenerare la manifestazione in violenza". Il che, guarda caso, permette poi di etichettare tutti come neofascisti, delinquenti, saccheggiatori e quindi di squalificarli. Come annichilire la nascita di qualsiasi tipo di opposizione

CRONACA

Tu dici IoApro? E io ti chiudo!


lunedì, 12 aprile 2021, 20:54
di Marina Mascetti

La manifestazione IoApro di oggi è stata come tante altre che l'hanno preceduta, cioè una grande Rappresentazione simbolica, una Recita a soggetto che segue una Liturgia collaudata. Di questa Grande Commedia sono parte attiva i giornalisti e le TV: perché quel che non si vede sui "media" o sui "social" non esiste, non è mai successo.

Il copione è sempre lo stesso: da una parte le Forze dell'Ordine, dall'altra i manifestanti più o meno arrabbiati, ai quali viene regolarmente impedito di radunarsi davanti ai palazzi del Potere. Poi arriva il terzo incomodo: qualcuno che fa casino, crea l'incidente e fa "degenerare la manifestazione in violenza". Il che, guarda caso, permette poi di etichettare tutti come neofascisti, delinquenti, saccheggiatori e quindi di squalificarli. I giornalisti aspettano solo di veder scorrere il sangue, che ci sia qualche incidente, perché se no l'evento non fa notizia e non fa audience.

Oggi non è stato diverso. Qualche scemo (infiltrato apposta come da copione?) ha sparato un paio di petardi fumogeni e subito in TV è comparsa la scritta «Breaking news», «Tafferugli con la Polizia». Chi ha seguito la diretta ha visto benissimo che non era successo nulla; centinaia di persone hanno ripreso coi telefonini.
Rispettando il copione, i manifestanti non hanno cercato di arrivare a Montecitorio abbattendo facilmente il piccolo presidio di carabinieri all'estremità di una via. In pratica c'era una specie di tacito armistizio con la Polizia: «Avete ragione, ma il nostro lavoro è questo e ci tocca farlo. Quindi voi non esagerate e noi non vi picchiamo». Le solite cose 'all'italiana', ma solo quando i manifestanti erano in numero soverchiante. Più tardi, «eseguendo gli ordini», hanno braccato i manifestanti nelle strade secondarie, per identificarli uno per uno e poi mandar loro una bella multa con denuncia a casa, così imparano.

Sono anni che si dice «Così non si può andare avanti» e «Prima o poi scoppia la Rivoluzione». Ma vanno ricordate le parole che Ida Magli pronunciò nel 2015 durante la sua ultima apparizione in pubblico, quando ricevette il Premio del Vittoriale da Giordano Bruno Guerri: «Gli Italiani non hanno mai fatto la rivoluzione. Benissimo, ma hanno fatto delle rivoluzioni intellettuali talmente forti, talmente profonde... Non si può fare la rivoluzione con i fucili, con le bombe: ma che rivoluzione è quella? Non è una rivoluzione, è troppo facile, è troppo banale... ma soprattutto non serve, non produce».

Infatti bisogna essere realisti: le manifestazioni di piazza non servono a nulla, sono solo uno dei tanti diversivi mediatici che fanno sì che la gente sfoghi la sua rabbia e discuta del nulla, mentre altrove fanno ben altri piani sulla nostra pelle. Servono al solito divide et impera, per metterci l'uno contro l'altro. Divisi fra Guelfi e Ghibellini, fra chi si sottomette e chi si ribella.

Da una parte ci sono i buoni e disciplinati: si scandalizzano per l'assembramento, per il mancato rispetto delle regole, portano la mascherina anche da soli in bagno. Hanno lo stipendio garantito o il reddito di cittadinanza, la crisi non li ha toccati più di tanto. Credono ciecamente alla TV, al Comitato Tecnico Scientifico, e non si fanno domande. Non capiscono che saranno forse gli ultimi a finire in pentola con le altre Rane Bollite, ma ci finiranno comunque.

Dall'altra ci sono i cattivi per antonomasia: sono gli schifosi imprenditori capitalisti e quindi ipso facto evasori fiscali. Sono le Partite Iva massacrate dalle chiusure forzate del Covid, che dallo Stato hanno ricevuto miserabili elemosine. Sono quelli che secondo Draghi devono esser lasciati morire nell'ambito della «distruzione creativa delle imprese non competitive». Quelli che secondo Corradino Mineo dovrebbero «avere un sussidio perché si cerchino un lavoro dipendente, una vita dignitosa da proletario». Quelli che secondo papa Bergoglio dovrebbero condividere con estranei le loro case, perché «condividere la proprietà non è comunismo ma cristianesimo allo stato puro». Che crepino pure di fame, perché «non hanno santi in paradiso» (sempre Mineo).

Ancora le parole profetiche di Ida Magli: «Stiamo vivendo un periodo terribile, forse peggiore di quello dello Stato pontificio, e dobbiamo combattere con l'intelligenza. Dobbiamo renderci conto che la nostra Rivoluzione deve essere questa: dobbiamo di nuovo sollecitare le intelligenze. Cosa che naturalmente i politici non vogliono, fanno di tutto per avere la scuola tutta uguale, tutto deve essere uguale... No! Tutto deve essere diverso!».

Oggi tutto ciò che è diverso dalla narrazione ufficiale viene severamente represso e censurato, a cominciare dal Pensiero critico: impera il Pensiero unico.

Il lavaggio del cervello e la manipolazione che stiamo subendo da oltre un anno hanno creato un popolo di zombies che per paura di morire ha rinunciato a vivere. Si illudono che, se staranno bravi, domani (forse) recupereranno un po' di libertà (vigilata), a patto di fare il vaccino e rassegnarsi al tracciamento totale «perché non hanno niente da nascondere». In attesa del 2030 quando – secondo gli auspici del World Economic Forum – «non possederanno più nulla, ma saranno felici».

La cosa più inquietante è che questo schema si ripete in tutto il mondo, con le stesse parole d'ordine: Nuova Normalità, Grande Reset, Nuovo Ordine Mondiale. In attesa di vedere la famosa "Luce in fondo al Tunnel" che non si vedrà mai. Ma gli Italiani, appunto, sono diversi. Come gli altri popoli sono disarmati e inermi davanti al Potere, ma sono sempre stati individualisti e refrattari alla disciplina. Sopravviveranno grazie alla loro intelligenza, come diceva Ida Magli: aggirando le norme, opponendo una resistenza passiva, trovando mille scappatoie più o meno legali, rifiutandosi di obbedire a regole assurde, comunicando con quegli stessi 'social' che il Potere si illudeva di usare a proprio favore e contro di loro. Sopratutto, IoApro ha dimostrato che il Potere teme e censura gli Italiani che ancora ragionano con la loro testa. Sono tanti, una maggioranza non più silenziosa; ma la strada verso la libertà sarà lunga e difficile. Questo è solo l'inizio.

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