L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 aprile 2021

Il VINCOLO ESTERNO osannato ci darà uno stato più leggero e definitiva abolizione dei diritti sociali con la sottrazione dei diritti umani indisponibili

ANNA LOMBROSO, AUSTERITÀ
Il culto dell’Impersonalità
Date: 27 Aprile 2021Author: ilsimplicissimus


Anna Lombroso per il Simplicissimus

Per dittatura si intende una forma autoritaria o totalitaria di governo che accentra il potere in un solo organo, se non addirittura nelle mani di un unico soggetto, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni all’apparato statale. A rafforzare questo predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di un individuo (o di un ristretto gruppo di persone) concorrono la limitazione e la negazione della libertà di espressione e di stampa.

In senso lato, dittatura definisce un potere imposto con la forza o grazie alla propaganda e al relativo consenso conquistato in condizioni di crisi economica e sociale, come dimostra l’esempio di tiranni giunti al potere anche attraverso mezzi democratici come nel caso di Hitler il cui partito raggiunse la maggioranza relativa dei voti nelle elezioni di luglio e novembre 1932.

L’unanimismo sfacciatamente cortigiano che ha accolto ieri la pastorale di Draghi, attesta che si è consolidato un regime “originale”, che combina la presenza nei posti di comando di una cerchia “democraticamente eletta”, sia pure in condizioni di limitazione della partecipazione popolare e della qualità della rappresentanza costituita da una selezione effettuata dall’oligarchia partitica, con l’imposizione di una figura cui è stato affidato dall’alto l’incarico di commissariare la nazione, espropriandola definitivamente di sovranità, competenze e assetto democratico.

Sbagliano dunque quelli che parlano di dittatura sanitaria, quando lo stato di eccezione stabilito per “contrastare” l’epidemia ha accelerato e completato un processo avviato nel momento nel quale il sogno elitario di una partnership federata di popoli si è convertito dell’incubo dispotico del dominio totalitario di una visione “economica”, promossa a ideologia nel contesto occidentale che non si arrende al suo declino, e quando nel silenzio di aule sorde e grigie i nostri rappresentanti eletti hanno votato per la rinuncia ai poteri nazionali in materia economica, hanno approvato manipolazioni costituzionali, hanno accettato che risultati plebiscitari di referendum venissero traditi, hanno appoggiato la sospensione di diritti fondamentali, del lavoro, all’istruzione, alla libera circolazione.

Ieri il grigio Apparatčik funzionario a pieno tempo nel partito unico, con la livera d’ordinanza, ha rivelato le vere intenzioni dei suoi padroni, ammettendo sfrontatamente che il nodo “politico” sul quale ha preteso il consenso unanime consiste nel ricatto se il “successo” degli investimenti attesi in forma di piccola elargizione e grande prestito da restituire con gli interessi, è condizionato alla realizzazione delle “riforme strutturali annunciate e indispensabili”.

Si può immaginare che quando parla di riforme annunciate si riferisca al quadro controriformatore indicato nella famosa lettera a quattro mani “una profonda revisione della pubblica amministrazione”, “privatizzazioni su larga scala” compresa “la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali; […] la riduzione del costo dei dipendenti pubblici, se necessario attraverso la riduzione dei salari; […] la riforma del sistema di contrattazione collettiva nazionale; […] criteri più rigorosi per le pensioni di anzianità”, “riforme costituzionali che inaspriscano le regole fiscali”, intese come misure improrogabili per “ripristinare la fiducia degli investitori”.

E oggi diventate parte integrante dei Piani nazionali e catalizzatori della loro attuazione, in linea con le Raccomandazioni della Commissione, in modo da “affrontare le debolezze del Paese sia in ottica strutturale (CRS 2019), sia ai fini della ripresa e resilienza del sistema economico e sociale a fronte delle trasformazioni provocate dalla crisi pandemica (CSR 2020)”.

E difatti il Governo si impegna “a realizzare la strategia di riforme del Piano secondo i tempi e gli obiettivi previsti, anche ricorrendo a provvedimenti d’urgenza, ove necessario a garantire il rispetto delle scadenze programmate e ferme restando le prerogative del Parlamento”, non casualmente e interamente, salvo un’unica eccezione appena meno vergognosa dei partiti della coalizione, assoggettato e prono, retrocesso a ruoli notarili e non da oggi in nome dell’interesse a restare saldo sugli scranni, grazie alla provvidenziale sospensione della cerimonia elettorale.

Il sistema di intimidazione e ricatto si sviluppa su tre direttrici: le riforme orizzontali, le riforme abilitanti e le riforme settoriali. Le riforme orizzontali o di contesto consistono “in innovazioni strutturali dell’ordinamento idonee a migliorare l’equità, l’efficienza e la competitività e, con esse, il clima economico (doing business) del Paese: quella della pubblica amministrazione e e quella del sistema giudiziario”.

Alla categoria delle misure di contesto appartengono anche le riforme abilitanti, cioè gli interventi funzionali “a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali che condizionano le attività economiche e la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese”. Tra questi ultimi interventi, si annoverano le misure di semplificazione e razionalizzazione della legislazione e quelle per la promozione della concorrenza, insomma quei provvedimenti di rimozione dei “lacci e laccioli”, come sentiamo dire da una settantina di anni.

Per riforme settoriali, si intendono le azioni consistenti in “innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali“, quelle, l’abbiamo imparato, la cui redazione è a cura di grandi studi legali che scrivono sotto dettatura i comandi delle multinazionali con il gergo e gli intenti del mercato.

Rientrano nelle misure di accompagnamento, in veste di optional propagandistico, si direbbe, le riforme di accompagnamento al Piano, tra le quali devono includersi gli interventi programmati dal Governo per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e per l’estensione e il potenziamento della rete di protezione sociale dei lavoratori, “già concordate con le associazioni imprenditoriali” e presentate in via ufficiosa ai confederali.

L’impunita ipocrisia e scorrettezza morale della visione presentata dal modesto tirannello è dimostrata dalla determinazione con la quale riduce la crisi cui ha contribuito in veste di zelante killer curatore di cessioni, rinunce, liquidazioni, privatizzazione, tagli, svendite, obblighi a partecipare alla roulette russa di fondi e subprime, a emergenza sanitaria, dalla quale uscire con una nuova, più spregiudicata e cruenta austerità che comporta l’abiura definitiva della democrazia e che si ostina a chiamare con l’epica del dopoguerra, citando il suo pantheon dei padri fondatori della patria, che, vale ricordarlo, insieme a De Gasperi, annovera Tambroni, Scelba, quelli delle mani sulla città, della corruzione nelle grandi opere, della industrializzazione che ha preso le forme di un colonialismo interno con conseguente sacco predatorio di risorse, della cancellazione – anche grazie a lui- del ruolo dello Stato, retrocesso a elemosiniere di grandi gruppi e imprenditori criminali.

E la sfrontata dimestichezza con le bugie si dimostra quando dopo l’accertato fallimento del lavoro agile, della Dad, delle app pandemiche, il contabile dei bilanci contraffatti ci rassicura. Ognuno potrà effettuare un controllo e una verifica dell’efficacia dell’azione di governo su una piattaforma. Siamo certi che, come ormai è d’uso, saremo abilitati a esprimere i like, che per l’opposizione e la critica non siamo attrezzati, figuriamoci alla rivoluzione.

https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/27/il-culto-dellimpersonalita/

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