L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 18 aprile 2021

Intervento massiccio dello stato è strategicamente corretto, lo stregone maledetto si accoda alla Merkel già lanciata su questa via, solo l'implementazione sul come e su chi ci dirà se la giusta direzione è in favore dei soliti noti o fa gli Interessi Nazionali

Draghi lancia il più grande piano di stimoli d’Europa

17 Aprile 2021 - 12:30

L’Italia primo Paese in Europa per l’ampiezza e l’audacia degli stimoli fiscali: il piano Draghi non sembra dare limiti al debito. Cosa aspettarsi nel Belpaese?


Il piano Draghi per l’economia dell’Italia sta spingendo al massimo gli stimoli fiscali.

Osservatori ed analisti attenti e incuriositi valutano la strategia dell’ex governatore BCE quasi inaspettata: il debito nazionale cresce e crescerà ancora per finanziari sostegni a imprese e famiglie colpite dalla crisi Covid.

Come sottolinea un’analisi di Bloomberg, Draghi sta usando la sua posizione di primo ministro per fornire l’unica cosa che non avrebbe mai potuto evocare quando era a capo della Banca Centrale Europea: un massiccio stimolo fiscale.

Cosa aspettarsi per l’Italia?

Draghi e il suo piano per l’Italia a colpi di debito

Decreto Sostegni con scostamento di bilancio da 32 miliardi di euro e approvazione in Cdm di ulteriore debito da 40 miliardi di euro: questo un primo bilancio della politica di sostegno all’economia del Governo Draghi.

Nei suoi primi mesi in carica l’ex banchiere è già sulla buona strada per finanziare oltre 70 miliardi di euro per rilanciare il Paese. Il tutto, in aggiunta alle misure di stimolo approvate dall’esecutivo Conte, che ammontano a oltre 170 miliardi di euro per proteggere le famiglie e le imprese del Paese dalla pandemia.

Nel DEF il Governo ha stimato che spingerà il deficit di bilancio di quest’anno all’11,8% della produzione, rendendolo il più grande sforzo di stimolo in Europa.

Draghi agisce con la convinzione che le economie europee saranno più forti nel lungo periodo se le autorità fiscali e monetarie lavoreranno insieme per riportarle in salute il prima possibile.

Sebbene ciò significhi accumulare enormi debiti a breve termine, l’alternativa potrebbe essere un ciclo di mezze misure e un’espansione anemica che lascerebbe l’Italia e l’Unione Europea sempre più indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.

Non si può più imboccare, quindi, la strada dell’austerità. Il problema del debito verrà affrontato in seguito, non ora a detta dello stesso Draghi.

Draghi spinge l’Europa a una svolta epocale

Tale convinzione è la manifestazione più audace di un cambiamento epocale nella filosofia fiscale in Europa rispetto alla risposta guidata dall’austerità alla crisi del debito sovrano di dieci anni fa.

La determinazione di Draghi a fare della crescita come la stella polare della sua politica consolida la posizione dell’Italia accanto alla Francia nell’eliminare potenziali vincoli alla spesa e sfruttare la disponibilità del mercato a sottoscrivere la ripresa economica.

Il presidente del Consiglio è stato più volte chiaro anche sulla necessità di modificare il Patto di Stabilità, con l’evidenza che non potrà più restare ai vincoli finora stabiliti. La pandemia ha cambiato inevitabilmente e per sempre gli scenari finanziari ed economici.

Cosa aspettarsi in Italia: debito alle stelle?

La spesa extra spingerà il debito italiano vicino al 160% della produzione quest’anno, superiore persino al 159,5% toccato dopo l’impatto devastante della Prima Guerra Mondiale.

Il FMI prevede che l’economia italiana si espanderà del 4,2% nel 2020, più velocemente della media dell’area euro.

I piani per il deficit di Draghi sono più aggressivi di quelli di tutti i suoi coetanei europei. La giustificazione di tale orientamento l’ha offerta lo stesso Presidente del Consiglio in conferenza stampa il 16 aprile:

“Giudicato con gli occhi di ieri sarebbe molto preoccupante. Gli occhi di oggi sono molto diversi perché la pandemia ha reso legittima la creazione di una grande quantità di debito. Il debito è positivo se puoi rimettere un’azienda sul mercato e permetterle di sostenersi da sola.”

I rendimenti delle obbligazioni a 10 anni dell’Italia sono stati allo 0,747% venerdì dopo aver chiuso al minimo storico dello 0,456% a febbraio.

Con le regole fiscali europee sospese fino al 2022, la porta è spalancata per i Paesi che vogliono fornire stimoli su larga scala e l’Italia dovrebbe ricevere ulteriori aiuti quando circa 200 miliardi di euro del Recovery Fund inizieranno ad arrivare.

Draghi si è fatto un nome quando era a capo della Banca Centrale Europea con il famoso impegno a fare “tutto il necessario” per salvare l’euro, segnalando ai mercati che era pronto a spingere la politica monetaria ai suoi limiti. Ora sembra aver intenzione di pressare al massimo la spesa pubblica per salvaguardare l’Italia.

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