L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 aprile 2021

L'Ucraina toglie l'acqua alla Crimea. E' semplicemente un atto di guerra o è l'eliminazione di un diritto inalienabile della persona, di un popolo

Come salpano le tensioni tra Russia e Usa nel Mar Nero

22 aprile 2021


L’articolo di Giuseppe Gagliano sulla decisione del ministero della Difesa russo di bloccare alcuni snodi del Mar Nero

Il 17 aprile il Dipartimento di Navigazione e Oceanografia del Ministero della Difesa della Federazione Russa ha deciso di porre in essere un’interdizione momentanea su alcuni snodi strategici del Mar Mero con l’eccezione dello stretto di Kerch al fine di diminuire le tensioni sul Donbass.

LA REAZIONE DEGLI STATI UNITI

Prevedibile la reazione americana che, per bocca del portavoce del Dipartimento di Stato degli Usa, Ned Price, ha espresso il 20 aprile non solo la sua assoluta contrarietà ma ha sottolineato come la Russia intenda destabilizzare l’Ucraina.

Sotto il profilo strategico questa scelta da parte russa non deve destare particolari sorprese poiché è la reazione — o se preferiamo la conseguenza — di due scelte attuate dagli Usa: in primo luogo ci riferiamo alla Defender Europe 2021 che coinvolgerà le forze armate di ben 27 Stati, sia europei che non, e in seconda battuta alla volontà americana di volere trasferire due navi da guerra — la Donald Cook e Roosvelt — nelle acque del Mar Nero, operazione questa poi annullata.

GLI OBIETTIVI DELLA MOSSA RUSSA NEL MAR NERO

In ultima analisi, il blocco russo posto in essere ha come sua finalità quella di ostacolare la presenza americana nel Mar Nero.

Ad ogni modo le preoccupazioni americane sono da considerarsi legittime dal momento che la Russia ha schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina.

Ma vi sono altri elementi che fanno comprendere le intenzioni russe: in primo luogo la presenza di mezzi corrazzati nella regione di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana, in secondo luogo la presenza
di missili balistici ai confini dell’Ucraina e cioè il 9M728 (SSC-X-7) e il 9M729 (SSC-X-8) e in terzo luogo il trasferimento della flotta del Mar Caspio a quella del Mar Nero.

Ebbene il presidente russo Putin durante l’Assemblea federale del 21 aprile — al di là del discorso apparentemente pacato — ha voluto sottolineare come il superamento delle linee rosse — leggi Bielorussia e Ucraina — porterebbe ad una pericolosa escalation.

Nonostante le aspettative sul mondo multipolare la logica della guerra fredda — tipicamente bipolare — ha ripreso il suo posto.

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