L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 aprile 2021

Non sarà certo Biden a cambiare il sistema economico a come quanto cosa produrre

Da Reagan a oltre Roosevelt: Biden cambia il paradigma?

Maurizio Blondet 29 Aprile 2021 0


“Il piano di enorme stimolo di Biden lascerà la classe media americana “tossicodipendente dallo Stato … e dal Partito Democratico“: il sibilo rabbioso del Wall Street Journal non consente dubbi. Stanziando 1,8 trilioni “per la classe media”, “Biden calpesta il vecchio contratto sociale: “Soldi solo in cambio di lavoro”.

Ha ragione il giornale della speculazione : da oltre mezzo secolo (Thatcher, Reagan) il capitale finanziario ha aumentato i suoi profitti retribuendo sempre meno il lavoro in Occidente, o detto altrimenti frodando la giusta mercede agli operai. Anzi peggio: è stato il capitale che ha trasformato la Cina da immenso paese arretrato in potenza tecnologica assoluta, trasferendo là i brevetti e il know how (saper-fare) perché là poteva pagare gli operai specializzati e gli ingegneri un decimo di quelli USA; una visione avida e corta, che ha sottovalutato per spregio morale anche i cinesi: la loro cultura (classica), la loro civiltà (superiore perché millenaria, antica), la loro intelligenza e il loro orgoglio nazionale, nonché ovviamente gli americani del lavoro: con l’esito della de-industrializzazione delll’Occidente, ridotto a consumatore di prodotti cinesi, prima semplici, via via sempre più complessi ed inbarrivabili tecnologicamente.

Cambio di paradigma tributario: Dopo 50 anni che i capitalisti speculativi, sempre più giganteschi e perciò più potenti degli Stati, strappavano ai governi e parlamenti (comprati: coi superprofitti) sempre più succosi tagli e tagli alle tasse sul capitale finanziario, il loro, fino a non pagare niente grazie ai paradisi fiscali – adesso Biden vuole aumentare l’aliquota dell’imposta sulle società degli Stati Uniti dal 21% al 28% per contribuire a finanziare il suo piano infrastrutturale da 2 trilioni di dollari. Anche il vostro modesto cronista diceva che si dovevano tassare se non altro i mega-profitti dei GAFA. Mai ha pensato potesse diventare programma politico a Washington.

“Un tempo le corporations pagavano più tasse”. In blu la tassazione delle persone fisiche in confronto a quella delle aziende.

MENTRE sotto i lockdown l’economia americana crollava del 32%, Google Amazon Facebook e Apple si sono accaparrati “ 109 miliardi di dollari in extra-guadagni”, secondo Oxfam. “Il discorso di Biden è una dichiarazione di guerra all’America”, ha tuonato Conrad Black.

Ciò suggerisce che il cambio di paradigma – dietro cui intravvediamo la saggezza studiosa della Yellen (stasera non ho tempo di elaborare) – non avverrà senza scontro epico, non sarà affatto pacifico. Tuttavia, già l’enunciazione di un simile piano è una rivoluzione propriamente culturale; pensate come fa sembrare meschino (già lo era) il PNRR della Ursula e di Draghi, e ripugnante il braccino corto della Germania che già si pente di aver concesso troppo e sostiene che il “patto di stabilità” (3% di debito sul Pil, non di più) deve tornare in vigore subito, subito, subito, con l’accordo degli Spilorci.

Proprio questo confronto dice che la taccagneria ordoliberista sembra di colpo vecchia e sorpassata. Siccome da un secolo è dall’America che arrivano le mode culturali che poi l’Europa ufficiale adotta col consueto ritardo, se Biden ha la meglio, la moda americana della spesa pubblica abbondante verrà anche sulle nostre rive. Sarebbe ora.


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