L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 aprile 2021

Omogenizzazione e PENSIERO UNICO

Modena: scuola vietata a figli di “negazionisti”
Maurizio Blondet 8 Aprile 2021

(è la profezia di Dostoevskij )

Gentile Blondet,

le invio in allegato un articolo di oggi della Gazzetta di Modena che riporta il caso allarmante di due bambini che “non potranno più frequentare l’asilo nido e la scuola dell’infanzia fino a data da destinarsi” in quanto i genitori sarebbero stati fotografati senza mascherina “durante una manifestazione no-mask dei negazionisti” [probabilmente la manifestazione anti-lockdown tenutasi a Modena due weekend fa]. A quanto pare è stata la stessa polizia a comunicare questo provvedimento alla famiglia.


Questo probabilmente diventerà un precedente per futuri casi in cui la gente impaurita e ottusa segnala alla polizia i vicini / i parenti / i conoscenti che non rispettano le assurde regole.

***

A margine, rileggendo il romanzo “Delitto e castigo” di Dostoevskij mi sono imbattuta in questo passaggio nelle ultime pagine – molto curioso poiché, anche se immaginato 155 anni fa, sembra adattarsi piuttosto bene all’odierna quotidianità:

[…] Raskòlnikov rimase in ospedale fino alla fine del digiuno e della settimana santa. Quando stava ormai rimettendosi si ricordò dei sogni che aveva avuto in preda alla febbre e al delirio.

Nel corso della malattia aveva sognato che l’intero mondo era stato condannato a essere vittima di una sorta di terribile pestilenza, della quale non s’era mai visto né udito nulla di simile, che dal profondo dell’Asia stava raggiungendo l’Europa. Tutti erano destinati a soccombere, a eccezione di alcuni, pochissimi, eletti.

Erano apparsi certi nuovi parassiti, degli esseri microscopici che s’insediavano nei corpi delle persone. Ma questi erano degli spiriti, dotati di un’intelligenza e una volontà. Le persone che li accoglievano dentro di sé, diventavano immediatamente furiose e folli.

Ma mai, mai quelle persone si ritenevano più intelligenti e infallibili come dopo il contagio. Mai avevano ritenuto più infallibili le proprie sentenze, le proprie deduzioni scientifiche, le proprie convinzioni morali e le proprie credenze.

Interi villaggi, intere città e popoli erano stati infettati e avevano perso la ragione. Erano tutti in preda all’ansia e non si comprendevano l’un l’altro, ognuno pensava d’essere l’unico a conoscere la verità, e si tormentava guardando gli altri, si picchiava il petto, piangeva e si torceva le mani.

Non sapevano chi e come giudicare, non riuscivano a mettersi d’accordo su chi fosse buono e chi cattivo. Non sapevano a chi dare la colpa, e chi difendere. La gente si ammazzava in preda a una sorta di rabbia insensata. Si preparavano ad andare l’uno contro l’altro con intere armate, ma le armate, già in marcia, improvvisamente cominciavano a smembrarsi, i ranghi si scompaginavano, i guerrieri si buttavano l’uno addosso all’altro, s’infilzavano e si sgozzavano, si azzannavano e si divoravano l’un l’altro.

Nelle città le campane suonavano a stormo per tutta la giornata: chiamavano tutti a raccolta, ma chi fosse chiamato, e perché, nessuno lo sapeva, mentre erano tutti in preda all’ansia. Avevano abbandonato i mestieri normali in quanto tutti proponevano le proprie idee, le proprie rettifiche, e non riuscivano a trovare un accordo: l’agricoltura si fermò. La gente si radunava un po’ dappertutto: concordavano insieme qualche cosa, giuravano di non separarsi, ma immediatamente davano inizio a qualcosa di completamente diverso di quanto avevano appena stabilito, cominciavano a addossarsi la colpa l’uno l’altro, s’azzuffavano e si tagliavano la gola.

Ebbero inizio gli incendi, ebbe inizio la fame. Tutto e tutti perivano. La pestilenza cresceva e avanzava sempre più. Soltanto alcune persone si erano salvate in tutto il mondo, si trattava dei puri e degli eletti, predestinati a dare inizio a un nuovo genere di uomini e a una nuova vita, a rinnovare e purificare la terra, ma nessuno aveva visto queste persone da nessuna parte, nessuno aveva sentito le loro parole e le loro voci. [pp.672-3]

Un saluto,

Elisa

Nessun commento:

Posta un commento