L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 aprile 2021

Per il governo dello stregone maledetto i predatori sono SOLO i cinesi. Il parere dei sindacati è irrilevante, sono banderuole al vento


Giorgetti: "Non siamo contrari agli investimenti stranieri, ma stop a quelli predatori"

Al via al Mise il tavolo permanente sull'automotive. Oggi il primo incontro su Iveco, dopo lo stop alla vendita della società alla cinese Faw Jiefang. Soddisfazione dei sindacati

aggiornato alle 18:2522 aprile 2021

© (Agf) - Giancarlo Giorgetti

AGI - "Non siamo contrari agli investimenti stranieri, ma a quelli predatori stranieri. Questo governo vigilerà sulla qualità degli investimenti perché non vuole assistere inerme al pericolo della desertificazione industriale dell'Italia". Così il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, dopo il primo tavolo Iveco convocato oggi al Mise.

Tavolo che, dalla prossima volta, diventerà permanente e riguarderà tutta la produzione automotive nazionale. Il riferimento del ministro è alla mancato perfezionamento della vendita di Iveco ai cinesi di Faw Jiefang: lo stop alle trattative tra la società cinese e la controllante di Iveco, Cnh, era stato accolto con favore dal ministro, che in precedenza aveva minacciato anche l'esercizio della golden power in caso di vendita della società, considerata asset di interesse nazionale come tutta la produzione di mezzi pesanti su gomma.

Quello inaugurato al Mise "è un tavolo di politica industriale e non di crisi", ha detto Giorgetti. "Abbiamo capacità, impresa e domanda per avere sviluppo e progresso del settore", ha aggiunto, sottolineando inoltre "la necessità di stare al passo con i tempi e a coprire il gap tecnologico per vincere le sfide della mobilità sostenibile". E per farlo per il ministro servirà anche il Pnrr, che "libererà molte risorse per questo progetto, e nostro compito è evitare che il dispiego di energie e fondi sia a favore di soggetti non italiani". Giorgetti ha chiuso il primo incontro accogliendo con favore "spirito e clima positivo tra aziende e sindacati. Credo che così si possa lavorare bene per l'interesse comune del Paese".

Al tavolo Iveco erano presenti azienda, rappresentanti della filiera, sindacati, regioni Lombardia e Piemonte. Sindacati che hanno accolto con favore il tavolo sull'automotive lanciato dal titolare del Mise: "C'è un fatto di novità a rispetto al passato: è la prima volta che viene convocato un tavolo specifico su un settore fondamentale come quello di produzione di mezzi per il trasporto di persone e merci. La cosa importante che ha affermato il ministro è che questo è un tavolo di politica industriale e non, come sempre accaduto nel passato, di crisi industriale", ha detto all'Agi Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil, dopo l'incontro al ministero. Positivo anche il parere del numero uno della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, e di quello della Uilm, Rocco Palombella, per il quale il tavolo al Mise e la mancata vendita di Iveco è "la dimostrazione che il vento sta cambiando".

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