L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 aprile 2021

Se iniziano le liste di prescrizioni significa che sono in uno stato di estrema debolezza ideologica, il terreno gli sfugge da sotto i piedi


Quotidiano web pubblica lista di proscrizione per intellettuali, giornalisti e politici filorussi

-4 Aprile 2021


Roma, 4 apr – ‘Russlandversteher’ è un neologismo tedesco che letteralmente significa ‘comprendere la Russia’ ed è stato coniato per identificare tutti coloro che sono “filorussi” e simpatizzano o guardano in qualche modo con favore verso Mosca. Il termine viene utilizzato nel dibattito politico in senso dispregiativo per etichettare tutti coloro che non si accodano alla narrativa progressista su Putin come ‘male assoluto’.

La lista di intellettuali filorussi

Il concetto è stato declinato in salsa italiana da un articolo pubblicato sul quotidiano online ‘Linkiesta’ che riprende il capitolo ‘Russian Influence on Italian Culture, Academia, and Think Tanks’ all’interno del libro ‘Russian Active Measures Yesterday, Today and Tomorrow’. L’opera, finanziata dalla Columbia University, si presenta come una antologia di contribuiti “in cui studiosi di una vasta gamma di discipline condividono le loro prospettive sulle attività segrete russe”. In sintesi l’ennesima opera russofobica utile a strappare qualche finanziamento da Ong e think tank atlantisti. Non a caso gli autori del capitolo relativo all’Italia sono un collaboratore dell’Atlantic Council (Luigi Germani) ed un attivista di +Europa (Massimiliano Di Pasquale). I due presentano una teoria secondo la quale i simpatizzanti filorussi in Italia si dividerebbero politicamente in due categorie. Ci sono i ‘neo-euroasiatici’ che “percepiscono la Russia di Putin come un modello sociale e politico, nonché un potenziale alleato contro l’Ue e l’élite globaliste che avrebbero impoverito e privata della sua sovranità l’Italia. I neo-eurasiatici esprimono opinioni radicali anti-Nato e anti-Ue e invocano un’alleanza strategica tra Europa e Russia”. Poi ci sono invece i più moderati che “hanno una posizione filorussa pragmatica, spesso basata su considerazioni di realpolitik. Tendono a percepire che: a) la Russia è un’opportunità piuttosto che una minaccia; b) l’Occidente è in gran parte responsabile della rivoluzione ucraina e dell’attuale crisi nelle relazioni Russia-Ovest; c) anche se l’Italia è un membro della Nato e dell’Ue, ha bisogno di avere un rapporto speciale con la Russia al fine di garantirsi una sovranità energetica. Secondo loro i veri nemici dell’Occidente sono la Cina e/o l’Islam radicale piuttosto che Putin”.

I personaggi della lista nera

Ma il vero fulcro dello scritto non sono tanto le tesi sopra esposte, per altro piuttosto banali per chiunque mastichi un po’ di politica, quanto l’elenco in stile lista di proscrizione di intellettuali, giornalisti e politici accusati di simpatie putiniane. A finire nella lista nera globalista sono l’ex-direttore di Rai2 Carlo Freccero, il filosofo Diego Fusaro, il reporter di guerra Fausto Biloslavo, il leader di CasaPound Simone Di Stefano, lo storico Franco Cardini, lo scrittore Maurizio Blondet, l’ex-vicedirettore di ‘Famiglia Cristiana’ Fulvio Scaglione, il presidente dell’associazione culturale ‘Lombardia-Russia’ Gianluca Savoini e gli editori Claudio Mutti e Maurizio Murelli. Ma non solo, in pieno furore atlantista vengono catalogati come ‘russlandversteher’ anche il giornalista Sergio Romano, la rivista di geopolitica ‘Limes’ e le università ‘La Sapienza’ di Roma e ‘Ca’ Foscari’ di Venezia. Basta davvero poco per finire nell’elenco dei ‘cattivi’.

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