L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 18 aprile 2021

Se questo è il livello degli strateghi delle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche c'è solo da temere gli ultimi colpi di coda di questa impero al declino

Ucraina, gli Usa si danno scacco matto da soli



All’inizio , quando Biden si è insediato protetto da 35 mila poliziotti in assetto di guerra, il piano era portare al massimo livello la conflittualità tra Ucraina e Russia con l’obiettivo trasversale di produrre una rottura dei rapporti fra Berlino e Mosca con il conseguente abbandono del gasdotto Nord Stream 2 che porta le risorse energetiche direttamente dalla Russia alla Germania senza attraversare altri territori. Il problema non è quello del gas in sé, né delle deliranti prospettive di costringere gli europei ad acquistare gas liquefatto dagli Usa a tre volte il prezzo normale, ma di suturare al massimo grado i rapporti tra Europa e Russia in maniera permanente e così assicurarsi la fedeltà del vecchio continente senza la quale gli Usa sarebbero perduti, non fosse altro che per questioni demografiche ( vedi qui) . L’ipotesi di Biden le poche volte che è sveglio e quello dei circoli neocon americani era che la Putin di fronte alle provocazioni ucraine fatte su su evidente suggerimento americano avrebbe agito con estrema prudenza, in maniera da contenere un eventuale conflitto all’interno della regione e renderlo in qualche modo endemico.

Evidentemente alle brillanti menti strategiche americane non è bastata la lezione della Crimea e quella della Siria per capire che forse le cose non sarebbero andate così, che la Russia non si sarebbe limitata a fornire armi alle repubbliche secessioniste, ma avrebbe schierato ai confini un possente apparato militare in grado di provocare un completo collasso dell’Ucraina in pochissimo tempo probabilmente ore, più che giorni. Con questa mossa Putin ha fatto saltare il piano di una conflittualità permanente e ha mandato in tilt tutta la strategia di Biden che ora arranca tra proposte di dialogo e nuove sanzioni. Come ha scritto Anna Pulizzi : “il demente si è messo esattamente nella situazione opposta a quella consigliata nelle prime righe di ogni manuale di strategia, dove sta scritto che non bisogna mai trovarsi nella condizione di non poter più scegliere tra opzioni diverse. Le teste pensanti (si fa per dire) di Washington ed i circoli guerrafondai che reggono i fili del burattino di turno si sono invece infilati in un cunicolo in cui l’unico modo per evitare una bruciante sconfitta geopolitica per loro inaccettabile è il ricorso alla guerra.”

C’è solo un piccolo problema: che gli Usa non possono intraprendere una guerra contro la Russia perché come sostiene la maggioranza degli analisti militari l’elefantiaca macchina militare americana non è in grado di affrontare un conflitto generale, è logorata da venti anni di guerre sostenute nei vari paesi con esiti disastrosi, dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria e via dicendo, la sua è una struttura tipicamente imperiale, ovvero ridondante, ma essenzialmente ancora basata su scenari che non tengono conto dell’evoluzione tecnologica, soprattutto nel campo dei missili che rendono obsoleta gran parte di questo enorme apparato ( vedi qui). Questo per non parlare dell’assoluta impraticabilità politica di una guerra che coinvolga non più decine di migliaia, ma centinaia di migliaia di uomini e che certamente avrebbe perdite altissime. E’ per questo, senza neanche prendere in considerazione l’ipotesi di un rapido e probabilmente inevitabile sviluppo nucleare, che gli Usa non possono permettersi una guerra con una grande potenza e sarebbero costretti a ingoiare una sconfitta totale dell’Ucraina che a quel punto rientrerebbe nell’area di influenza russa : comunque la si metta Washington è riuscita a darsi scaccomatto da sola. C’è anche da dubitare fortemente che la Germania o anche il resto d’Europa voglia intervenire per sostenere un Paese completamente fallito come l’Ucraina e di fatto mantenuto in vita dagli Usa.

A questo punto l’unica via d’uscita praticabile è quella che gli Usa hanno usato spesso: ovvero quella di abbandonare i leader che essi stessi hanno spinto alla guerra e dare ad essi tutta la colpa: solo con il sacrificio di Zelensky Washington può sperare di cavarsela, ma non senza conseguenze perché anche così finirebbero per perdere di credibilità. persino agli occhi delle bande naziste che imperversano nel Paese.

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