L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 19 aprile 2021

Si avvertiva nell'aria una tensione pronta ad esplodere, una voglia di vivere incontenibile, la luce il sole l'aria mandanavano/mandano dei segnali incontrovertibili, per spiegare si è fatto esempio di una pentola a pressione il cui coperchio ermetico per il momento teneva. Non ci si sbagliava la valvola comincia a sibillare sempre più forte

EPPUR SI MUOVE… 

di Umberto BianchiAPR 19, 2021di SOLLEVAZIONEin LOTTE SOCIALI


D’improvviso, quasi impercettibilmente, la sonnacchiosa e bonaria Italia, quella dei dibattiti sulla partita, quella guascona e bonaria del caffè al bar e delle chiacchiere a fine giornata davanti ad un bicchiere di qualcosa, si sta incominciando a svegliare.

Disordinatamente, un po’ alla volta, in ordine sparso, come nell’italica consuetudine, ma sta iniziando a muoversi ed a scendere in piazza. Dopo un anno e passa di obblighi, restrizioni, sanzioni e paura, di fronte alla concreta prospettiva di rimaner con un pugno di mosche tra le mani e le vanagloriose promesse di esecutivi non eletti, si sta cominciando a far strada l’idea che bisogna prendere l’iniziativa e ribellarsi.

Al che, il nostro beneamato establishment, ha reagito levando il solito muro di gomma, fatto di “se” e “ma”, di quanti mai inutili e leziosi “distinguo” ma di cui, in pratica, la morale è sempre e solo questa: il proseguio sine die, di uno stato di emergenza continuo, di privazioni, restrizioni ed avare concessioni di miseri oboli. Il grave è che, gli italiani da un anno e più, vivono in una specie di limbo, all’insegna di una sorta di “democrazia sospesa”, senza che nessuno abbia sinora detto o fatto un gran che. Il grave di tutta questa storia, è che un paese come l’Italia,certe cose proprio non se le sarebbe e non se le può permettere.

Da un punto di vista economico, anzitutto. Un paese come il nostro, malato di una endemica crisi strutturale, con tutte le ricadute che questa finisce con il comportare sul comparto economico e finanziario, certe lussi, quali chiusure e quarantene, non se li sarebbe dovuti permettere, viste le successive, disastrose, conseguenze di certe belle uscite. Secondo poi, un paese come il nostro che, di certe esternazioni anti autoritarie, ha fatto la propria bandiera di vita; una paese che, ad oggi, non esita, ad ogni batter di foglia a condannare russi, cinesi, birmani, egiziani e chiunque altro venga sospettato o additato al pubblico ludibrio, per vere o presunte, violazioni dei diritti umani, bene, un paese come questo, pandemia o no, non poteva permettersi l’instaurazione di una dittatura, sia pur sotto le mentite spoglie dell’emergenza sanitaria.

Certe persone, con il benestare e con l’appoggio dei cosiddetti Poteri Forti, hanno sinora creduto di poter fare e disfare a proprio piacimento, sulla pelle degli italiani, senza però rendersi conto, di aver messo in moto un meccanismo di inesorabile nemesi storica. Coloro che, sino a ieri, primeggiavano nell’additare, segnalare, recensire, condannare qualsiasi, sia pur minima ed insignificante sbavatura alla narrazione della “democrazia perfetta” oggi, come per uno strano e beffardo sortilegio, si ritrovano dall’altra parte della barricata, in buona compagnia di quelli che, proprio da loro furono additati e condannati. Anzi no. Oggi i nostri amici, si ritrovano da soli sul banco degli imputati della Storia, visto che coloro che prima tanto condannavano, oggi invece stanno dall’altra parte della barricata, sul fronte legittimista, mosso da una sola istanza: quella della libertà.

Inutile cercare di coprire, con quanto mai esili foglie di fico incapacità, malafede e corruttele sparse a piene mani, durante quest’anno di “emergenza”, la ruota della Storia sta ricominciando a girare. Lì per lì, le proteste e le varie iniziative ad esse connesse, saranno confuse e disordinate. Ma poi, passato un primo momento, di fronte al generale sfacelo ed ai danni ingenerati all’intero tessuto sociale e produttivo di un paese, sempre più andrà facendosi strada l’idea che, chi di tale sfascio è stato il responsabile, dovrà pagare, eccome.

La violenza e l’emotività a poco servono in questi casi. Esse non possono risarcire tutti quei danni e quelle sofferenze, prodotti a piene mani da quel micidiale mix di incompetenza e mala fede che hanno caratterizzato e tuttora, caratterizzano l’azione dei nostrani esecutivi. Un bel processo, potrebbe invece costituire un vero e proprio momento di catarsi collettiva, ponendo di fronte alle proprie obiettive responsabilità e di conseguenza sanzionare, coloro che hanno avventatamente voluto continuare a governare ed a gestire in così malo modo, l’intera vicenda pandemica, nonostante costoro non fossero neanche stati eletti.
Ma l’atto processuale e l’autorità giudiziaria che lo promuove, per quanto possano costituire un più che valido spunto per una presa di coscienza critica, non possono sostituirsi alla prassi politica. Ed a questo punto della riflessione, a ritornarci utile è la tanto propalata idea di “democrazia diretta” (oggi stranamente scomparsa dal vocabolario di certi antagonisti da operetta…sic!). Il popolo, inteso come assieme di differenti sensibilità umane, sociali e politiche, può con un’azione massiccia e compatta, convogliare la propria volontà su un comune obiettivo, anche a breve termine.

Ad oggi, uno di questi obiettivi primari, dovrebbe essere rappresentato, dal cancellare con un tratto di penna tutte quelle formazioni che hanno contribuito e collaborato, al protrarsi di questa forma di liberticida autoritarismo “sanitario”. A partiti come Pd, Leu, Cinque Stelle, Forza Italia e Lega ed altri ancora, dovrebbero essere, sic et simpliciter, tolti tutti quei consensi che, sinora, hanno loro permesso di prosperare impunemente. Chiamatelo se volete, plebiscito, ma comunque sia, di fronte ai fatti che, oramai, tutti abbiamo sotto gli occhi in modo sin troppo chiaro, l’unica vera risposta da dare a certa gente, è quella di toglier loro il tappeto sotto i piedi.

Il tutto, non senza esser accompagnato, da una collettiva e massiccia presa di coscienza, che non può non passare attraverso il superamento di certe oramai sorpassate, dicotomie novecentesche e quindi, non senza la volontà di dover procedere uniti verso un unico obiettivo: quello di liberarci definitivamente da questi parassiti. Un obiettivo non certo facile e agevole, ma sul quale, possiamo dirlo con tutta sincerità, vale la pena investire tutte le nostre energie possibili. Ne va della nostra libertà, della nostra vita e del nostro futuro.

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