L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 22 aprile 2021

Vanno distruggono e se ne vanno

Afghanistan: Gaiani, “sul piano politico e strategico bilancio fallimentare per la NATO”

21 aprile 2021

Il Direttore di Analisi Difesa commenta l’annunciato ritiro – a partire dal I maggio – delle truppe USA e degli altri Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Venti anni fa l’attacco alle Torri Gemelle; Joe Biden ha scelto allora una data simbolo, per il completo ritiro dei militari statunitensi dall’Afghanistan: l’11 settembre. E’ ora di porre fine a questa lunga guerra, ha detto il Presidente USA; in realtà l’annuncio non fa che posticipare la deadline del primo maggio precedentemente negoziata dall’Amministrazione Trump; ritardo accolto con ostilità dai talebani, che diserteranno la conferenza di pace di Istanbul. Almeno 100.000 le vittime civili, a causa del conflitto. Oggi, a Kabul, l’incontro fra il Segretario di Stato statunitense Blinken ed il presidente afghano Ashraf Ghani. Ma con più di metà del territorio già in mano agli insorti la situazione si fa ora assai critica per i governativi.

“Il ritiro delle truppe alleate e dei contractors – osserva l’analista Gianandrea Gaiani -, determinerà un progressivo e rapido crollo delle capacità operative delle forze di Kabul”. Dal primo maggio il disimpegno delle truppe anche degli altri Paesi della Coalizione NATO, fra i quali l’Italia, che schiera fino a 800 militari in Afghanistan. Gaiani parla di un “bilancio di esperienza positivo, da un punto di vista militare”; “ma sul piano politico e strategico – aggiunge – il bilancio per l’Italia, come per gli USA e per tutta la NATO, è decisamente fallimentare; la guerra in Afghanistan l’Alleanza Atlantica e gli americani l’hanno persa, e l’hanno persa contro un nemico a bassa tecnologia come gli insorti talebani”.

Nel servizio l’intervista a Gianandrea Gaiani – Direttore “Analisi Difesa”


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