L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 aprile 2021

Washington è avvertita

5 APRILE 2021

La caccia continua. Senza sosta. Ogni giorno gli aerei statunitensi si alzano in volo alla ricerca di qualcosa in uno specchio di mare che va da Cipro alla Siria. Sono aerei anti-sommergibile o da pattugliamento marittimo. In genere P-8A che partono dalle basi Usa dispiegate nel Mediterraneo, in particolare Sigonella, e puntano tutti verso Levante o il Mar Nero. Una ricerca spasmodica tracciata con lunghi zigzag individuati dai satelliti. Avanti e indietro per miglia e miglia, un lungo tragitto davanti Sebastopoli o Latakia, e si torna indietro, ripercorrendo la rotta.

Questa caccia va avanti da settimane. Su InsideOver avevamo parlato del “giallo” del sottomarino russo scomparso dai radar Nato e ricercato senza sosta dai mezzi dell’Alleanza atlantica. In quel caso si parlava di un Kilo in missione che era sfuggito alla sorveglianza del blocco occidentale ed era riuscito a muoversi liberamente nel Mediterraneo. Poi è successo dell’altro: i sottomarini russi sono usciti in massa dalla base di Sebastopoli per un curioso show di forza. Non era mai accaduto recentemente che sei sottomarini fossero tutti contemporaneamente in mare. Qualcuno ha pensato che fosse tutto riconducibile alle parole di Joe Biden, che aveva etichettato come “assassino” Vladimir Putin. Ma c’era anche la concomitanza della giornata della Marina russa dedicata ai sottomarini, e magari si pensava che Mosca volesse mandare un intrigante segnale in codice ai dirimpettai atlantici “festeggiando” la ricorrenza. Se non altro però quei sottomarini si sono mossi e, secondo molti osservatori, hanno anche raggiunto le coste siriane. E questo spiegherebbe perché gli aerei americani continuano ad “arare” il campo alla ricerca di qualcosa.

Di certo agli Stati Uniti la questione inizia a preoccupare e non poco. Washington conosce i russi, e sa che importanza riveste la Siria e il Levante per i piani di Mosca. Per questo motivo non sottovalutano il problema dei sommergibili che hanno raggiunto la base di Tartous: non può essere solo un messaggio rivolto agli Stati Uniti, né un semplice gioco per mostrare alla Nato di non sapere individuare i nemici. C’è qualcosa di più penetrante: qualcosa che mette Washington in allarme tanto da impiegare continuamente ore di volo dei suoi Poseidon. Qualche osservatore russo ritiene che il Cremlino potrebbe aver deciso di lanciare una pesante offensiva anti-ribelli nell’area di Idlib. Una scelta che andrebbe di pari passo con qualche problema tra Russia e Turchia per quanto concerne la de-escalation zone varata da anni in quell’ultimo ridotto jihadista a nord-ovest della Siria. La vicinanza con il confine turco e con le basi russe in Siria rende quella regione estremamente importante. E mentre le forze dell’esercito siriano premono per la riconquista, la Turchia ha fatto intendere di non avere alcuna intenzione di cedere quella porzione di territorio attaccata dalle forze governativa: il messaggio è arrivato anche dal video pubblicato su Twitter dagli stessi militari turchi in cui si vedono le fiamme divampate dopo l’attacco da parte di Damasco. La mossa può sembrare poco importante, ma in realtà è rilevante che Ankara abbia sentito la necessità di pubblicare sui propri social ufficiali un video di un attacco dell’esercito siriano contro ribelli.

L’arrivo di sottomarini russi o di altre unità di Mosca può essere letto in questa chiave? Possibile. Questo confermerebbe la continua caccia dei mezzi aerei Usa nel Levante, probabilmente preoccupate dalla possibilità che Mosca sferri un attacco molto importante sulle roccaforti ribelli in Siria. Ma potrebbe anche essere una mossa per far capire a Washington che le unità russe, se vogliono, possono andare ovunque. Specialmente in una fase di profonda tensione tra Russia e Stati Uniti, in cui l’America sembra convinta che il problema russo sia fondamentale ma di “seconda scelta”. Una potenza regionale da tenere a basa, come dicono molti dello Stato profondo americano.

Le forze russe si stanno muovendo lungo il confine con l’Ucraina allarmando le truppe di Kiev e gli alleati della Nato. Il Mar Nero ha visto uscire tutti i sottomarini russi nel giro di poche ore. Un altro sottomarino è apparso nel Mediterraneo passando per Gibilterra, mentre qualche altra unità si muove negli abissi probabilmente a largo della Siria. Dulcis in fundo, un terzetto di sottomarini nucleari è affiorato nel Circolo polare artico in un ulteriore show di forza dai contorni ancora imprecisi. Un insieme di mosse che indicano che da parte del Cremlino ci sia probabilmente il desiderio di “destabilizzare” l’avversario rendendogli impossibile capire se e dove attaccherà e in che modalità. E di certo l’uso dei sottomarini è particolarmente importante: invisibili e capaci di affiorare ovunque, i mezzi subacquei possono essere fondamentali sia come armi che come strumenti di “naval suasion” nei confronti del nemico. Washington è avvertita e guarda le mosse russe con molta attenzione, le scruta con i suoi occhi dal cielo. E guarda soprattutto cosa succede in mare, tra Mar Nero e Mediterraneo Oriente, i fronti (ulteriori) della nuova Guerra Fredda.

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