L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 maggio 2021

Acquisto delle proprie azioni, certamente cortina fumogena per nascondere conti

Perché i buyback azionari raggiungeranno un record nel 2021

17 Maggio 2021 - 17:30

I riacquisti di azioni proprie, detti in gergo buyback, probabilmente raggiungeranno un picco nel 2021. Quali sono i motivi di questo possibile record?


I buyback azionari altro non sono che dei riacquisti di azioni proprie da parte delle aziende quotate.

Una società quotata può remunerare i propri azionisti principalmente in due modi. Il primo, più diretto e facilmente comprensibile, è tramite i dividendi. Il secondo è tramite il riacquisto di azioni proprie.

Questo secondo modo è meno immediatamente comprensibile, ma di fatto ciò che accade, semplificando un po’, è che il valore economico della società quotata sarà «ripartito», dopo il buyback, su un numero minore di azioni in circolazione. Quindi, il valore di ogni singola azione aumenta.

Come fanno le società ad aumentare il valore delle azioni con i buyback?

Quanto appena detto è appunto un po’ semplificato. Non sempre riacquistando azioni proprie si aumenta il valore delle azioni. Se il prezzo di Borsa è superiore a quello che Warren Buffett chiama «valore intrinseco», allora il buyback rischia di distruggere valore per gli azionisti anziché crearlo. Paradossalmente, in quella situazione sarebbe più opportuno emettere nuove azioni per finanziare programmi di crescita senza diluire troppo i soci.

Quando però si allineano diverse condizioni, allora il buyback risulta essere una scelta saggia.

Le condizioni possono essere così riassunte:
  • ampi cash flow prodotti;
  • ampia liquidità disponibile senza grandi possibilità di impiego proficuo in investimenti e/o acquisizioni;
  • costo del debito molto basso, per cui risulta più conveniente costruire una struttura finanziaria aziendale con meno capitale di rischio e più prestiti. In questo caso i buyback sono finanziati, appunto, con debiti finanziari;
  • azioni sottovalutate in Borsa.
Perché il 2021 (quasi) sicuramente sarà un anno record per i buyback?

La «Corporate America» ha già annunciato buyback per 484 miliardi di dollari nel primo quadrimestre (gennaio-aprile 2021). Questo è più del doppio rispetto allo scorso anno e di gran lunga il massimo degli ultimi 20 anni. Sono oltre 80 miliardi in più rispetto al 2015, precedente anno record.

Secondo Goldman Sachs, il 2021 vedrà un incremento del riacquisto di azioni proprie del 35% rispetto al 2020. In Europa le cose stanno andando più lentamente, ma gli analisti prevedono comunque che presto si arriverà a livelli di buyback di gran lunga superiori rispetto a prima della pandemia.

Quali sono i motivi di questa «bonanza» di riacquisti? Sia chiaro, le quattro condizioni prima elencate sono ben lontane dall’essere tutte verificate.
Le quotazioni non sono per nulla economiche. Anche il costo del debito è sì basso, ma in rapido aumento. Di certo, invece, il forte aumento dei profitti sta facendo crescere anche i cash flow, che dovranno trovare un impiego.

Nel 2020, poi, la prudenza delle corporation è stata notevole. Molti dividendi sono stati tagliati e quasi tutte le aziende hanno aumentato le riserve di cassa per far fronte agli scenari più negativi.

Ora che questi scenari non sono più così neri, è il momento di rimettere in moto gli impieghi. Le capacità produttive, però, sono ancora in buona parte capaci di fronteggiare la domanda, visto che in ben pochi Paesi siamo tornati ai livelli pre-Covid, mentre con le quotazioni di Borsa alle stelle c’è comunque un po’ di cautela a lanciarsi in acquisizioni.

Il risultato è che i dividendi e i buyback sono per ora tra le scelte più immediate per i manager.

Dividendi e buyback, una scelta anche psicologica

A questo punto ci resta l’ultimo tassello per completare il puzzle.
Nella scelta tra l’aumento dei dividendi e i buyback azionari, questi ultimi stanno avendo la preferenza dei manager.
Le cedole aumenteranno comunque, ma non del tutto proporzionalmente all’aumento dei profitti. Una parte rilevante dei maggiori cash flow sarà destinata al riacquisto di azioni proprie. Questo perché i dividendi vengono sempre aumentati con cautela. Storicamente, una sospensione e/o un taglio dei dividendi sono visti molto male dal mercato e quindi i dirigenti sono molto restii a farlo. Preferiscono fare aumenti magari più contenuti, ma sostenibili nel tempo.

Per contro, i buyback possono essere sospesi e/o ridotti con più facilità. Non sempre il mercato la prende bene, ma l’impatto è generalmente molto più contenuto rispetto al taglio del dividendo.

In una fase in cui c’è ancora incertezza, quindi, la scelta più logica è proprio quella dei buyback ed è per questo che quasi sicuramente quest’anno ci sarà un record.

Non tutti questi riacquisti creano però veramente valore per gli azionisti. Anzi, viste le quotazioni molte società riacquisteranno a prezzi più alti del loro vero valore. Ma questo non bloccherà comunque la maggior parte dei manager nel procedere con questi piani.

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