L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 maggio 2021

Diciamolo ai nostri euroimbecilli fanfulla alla Salvini che la porta per euroimbecilandia non è la Torino-Lione, che già esiste e passa per il Frejus, ma è il Brennero dove i nostri amici euroimbecilli austriaci fanno il bello e il cattivo tempo

La via mutilata. Quanto ci costano le bizze dell’Austria al Brennero?

CARLO TERZANO 20 MAGGIO 2021


Sangalli: “l’Italia sconta le sue storiche carenze infrastrutturali che ci fanno perdere ogni anno 34 miliardi di Pil. Se oltre a questo vengono imposte unilateralmente restrizioni alla circolazioni tra le merci, come nel caso del Brennero, la situazione non può che peggiorare”

Del Brennero abbiamo parlato parecchio nell’ultimo anno, visti i controlli e le chiusure imposte autonomamente dagli austriaci, nostri vicini di casa mai troppo amati (sarà per via dei trascorsi storici…). Ufficialmente si trattava di “motivi sanitari”, ma in realtà a ben guardare già prima della pandemia ogni scusa sembrava buona per mettere nel cassetto le regole sullo spazio Schenghen. Torniamo a parlarne adesso, perché Unioncamere, con il supporto di Uniontrasporti, ha realizzato il report “Il Brennero e la politica dei trasporti attraverso le Alpi”, in cui, sebbene non dia una risposta alla domanda che un po’ tutti ci siamo posti in questi anni (quanto ci costano i divieti, gli stop e i capricci asburgici?), fa tornare il tema di pressante attualità.


“Troppo spesso – lamenta Confcommercio – nel Brennero si è verificata una vera e propria strozzatura politica e geografica che ora, nel momento in cui l’economia sta cercando di ripartire dopo i danni della pandemia, risulta particolarmente dannosa soprattutto grazie alle decisioni del Governo tirolese che dal 2017 ha imposto una serie di divieti settoriali al transito dei mezzi pesanti che sta mettendo seriamente in crisi gli operatori del settore”.


Nel 2019 attraverso il Brennero sono transitate 53,7 milioni di tonnellate di merci, tre quarti delle quali su strada e il restante 26% via treno. Difficile al momento incrementare questa forma più ecologica di trasporto delle merci però, visto che l’attuale linea ferroviaria ha ormai raggiunto un livello di saturazione prossimo all’80%. Secondo Carlo Sangalli, numero 1 di Confcommercio, le decisioni del Tirolo configurano “una palese violazione del diritto alla libera circolazione delle merci tra gli stati membri dell’unione europea. Chiediamo che la Commissione europea svolga il suo ruolo di guardiano e garante dei trattati”.


Secondo il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, “sono anni che l’Austria attua una politica di contenimento penalizzante non solo per il trasporto pesante ma per l’intero sistema produttivo italiano. Le scusanti addotte la qualità dell’aria e la possibilità di far ricorso al trasporto su ferro si commentano da sole. Le autovetture dei turisti – si è chiesto retoricamente Uggè – non emanano inquinanti? E la saturazione oraria, unita alle pendenze del 26% esistente sulla linea ferroviaria, assicura la rapidità dei collegamenti? La competitività ormai vede nella componente tempo l’elemento essenziale. Ed il governo austriaco la sa bene. Chi sembra non comprenderlo è il governo italiano”.


Uggè ha poi ricordato come in diversi casi è dovuta intervenire l’Ue per frenare l’Austria: “gli interventi effettuati presso la Comunità europea sono stati numerosi. In taluni casi il governo austriaco (il sistema degli eco punti venne eliminato in sede europea) uscì perdente dal contenzioso creatosi ma ora si sta prendendo la rivincita e le limitazioni introdotte sono fortemente penalizzanti per il sistema Italia”.

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