L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 maggio 2021

Dire al Casinò Wall Street che l'inflazione è passegera e che è dovuta a normali colli di bottiglia del post influenza covid e che durerà solo qualche mese, dove tutti sanno che ci saranno almeno qualche mese anche fino a 18 di inflazione e dire a gli asini volano

Che cosa succede all’inflazione?

13 maggio 2021


Inflazione Usa post Covid: effetto consumi e colli di bottiglia. Il commento a cura di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte

Dati su inflazione US di aprile sopra le attese anche nella parte core, complice il forte rialzo di diverse componenti collegate ai consumi, di cui alcune particolarmente emblematiche anche dei vari colli di bottiglia che si stanno sperimentando nella fase di riapertura post Covid.

Vado in ordine: l’inflazione generale si è posizionata sopra al 4% prima ancora di maggio, quando l’effetto confronto con lo scorso anno potrebbe essere ancora più forte.

L’importante componente affitti (pesa per oltre il 30%) ha registrato un rialzo tutto sommato contenuto visto il contesto (+0,4% m/m).

Ad impattare per circa un terzo sul rialzo complessivo è stato invece il forte rialzo della componente trasporti che ha messo a segno un +2,5% m/m, a causa principalmente del fortissimo rialzo dei prezzi delle auto e camion usati.



Motivo di questo strano fenomeno? Ennesimo impatto della carenza di chip: le attese per la consegna di un’auto nuova è diventata indeterminabile e, di conseguenza, i potenziali clienti si rivolgono al parco usato.

Altra componente che ha segnato un fortissimo balzo è quella delle tariffe aeree, come si può notare nel grafico seguente in termini a/a.


Il membro Fed Clarida ha tenuto a precisare che l’inflazione dovrebbe rientrare in area 2% tra il 2022 ed il 2023, aggiungendo che se la Fed riterrà che il rialzo dell’inflazione debba essere letto come non transitorio, allora non esiterà ad intervenire.

Motivo in più per aumentare lo scetticismo dei mercati che per transitorio debba intendersi non qualche mese ma almeno un trimestre o più, visti anche i tanti colli di bottiglia che stanno emergendo tra cui emblematico quello dei chip.

IN SINTESI

In vista anche dei dati sull’inflazione di maggio (in pubblicazione a giugno), lo scenario per fine semestre rimane quello di:
Progressivo rialzo dei tassi.
Curve più ripide in US ed area Euro, con andamento più marcato in US.
Da ciò consegue un potenziale apprezzamento del dollaro fino ad area 1,16/1,18 entro giugno.

Sul fronte azionario possibili fasi di turbolenza soprattutto sul comparto tech più sensibile al rialzo tassi ma con il paracadute offerto dai corposi buyback, soprattutto delle aziende US che, nei primi 4 mesi del 2021, hanno annunciato piani di buyback per circa 480Mld$, l’importo massimo a parità di periodo degli ultimi 20 anni.

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