L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 maggio 2021

Genocidio a Gaza, nella prigione a cielo aperto ma il vero contendere è Gerusalemme Est

Mo, ambasciatore iraniano a Roma: "Israele fa strage in Palestina"

18 maggio 2021 | 10.37

Intervento di Hamid Bayat sulla crisi a Gaza

Gaza (Afp)

"In queste ore, nella Palestina occupata donne, uomini, bambini innocenti vengono massacrati con le armi più sofisticate. Vengono demolite abitazioni, viene colpito quello che rimane delle infrastrutture di Gaza, incluse gli impianti per l’elettricità e l’acqua. Siamo di fronte alla continua, sfacciata violazione dei diritti umani". E' quanto ha affermato l'ambasciatore iraniano a Roma, Hamid Bayat, in una dichiarazione ad alcuni media.

"Israele - ha proseguito - comprende solo il linguaggio della resistenza, e per questo il popolo della Palestina è pienamente legittimato al diritto di difendersi e di sfidare l'atteggiamento provocatorio di questo regime razzista. Gli atti barbarici a cui stiamo assistendo in queste ore ci provano ancora una volta che l’unico percorso pacifico per la Palestina sarebbe quello di tenere un referendum fra tutti i cittadini residenti in Palestina, per permettere loro di scegliere il futuro della loro terra".

"La Repubblica islamica dell’Iran ha intenzione di lavorare con le Nazioni Unite: chiederemo una convocazione dell’Assemblea generale dell’Onu per affrontare questo tema drammatico", ha annunciato l'ambasciatore che ha criticato quindi "l'assurdo approccio di alcuni governi occidentali" che equiparano "vittime e carnefice. E' qualcosa che ci convince che sia assolutamente necessario agire a livello della comunità internazionale".

"Dovremmo lanciare una campagna di mobilitazione internazionale contro il regime dell'apartheid instaurato da Israele. Dovremo agire a livello internazionale per far riconoscere il regime di Israele come un regime dell’apartheid. L'Iran sarà sempre vicino alla Palestina", ha sostenuto l'ambasciatore che ha quindi analizzato un altro tema 'caldo' che riguarda l'Iran, l'accordo sul programma nucleare o Jcpoa.

"La possibilità di un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti offre la speranza che con la revoca delle sanzioni Usa anche i rapporti tra Iran e Italia si possano consolidare in vari settori, dall'economia alla politica", ha indicato Bayat sottolineando che "quest'anno festeggiamo i 160 anni delle relazioni diplomatiche fra Iran e Italia, e vogliamo che questo rapporto cresca e si rafforzi come è naturale per i nostri popoli".

Riferendosi ai negoziati in corso a Vienna, "a nostro avviso un accordo dipende dalla serietà degli Stati Uniti nell'accettare i propri impegni per l'attuazione del Jcpoa e in particolare dalla revoca di tutte le sanzioni imposte dall'Amministrazione Trump - ha rimarcato - Come ha ripetuto più volte il ministro Zarif, l'Iran è pronto a rientrare immediatamente nell'accordo, in tutti i suoi aspetti, se gli Stati Uniti aboliranno tutte le sanzioni".

"Il regime sionista guarda con preoccupazione all'eventuale successo dei colloqui di Vienna e al ritorno degli Usa all'accordo - ha aggiunto - Anche in passato, questo regime ha fatto di tutto per impedire il successo del Jcpoa. L'insicurezza nella regione favorisce gli interessi del regime israeliano, che quindi non promuove pace, stabilità e sicurezza nell'area".

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