L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 maggio 2021

Gli Stati Uniti "indispettiti" dalla Russia non possono esercitare l'egemonia globale

ENERGIA
Non solo energia, come la Russia cerca di strattonare gli Stati Uniti

di Giuseppe Gagliano
6 maggio 2021



La politica estera della Russia sia sul fronte energetico sia sul fronte del contenimento americano rappresenta un ostacolo per l’egemonia globale degli Stati Uniti? Il punto di Giuseppe Gagliano

Nonostante le scelte di politica estera poste in essere sia dall’amministrazione Trump che dall’amministrazione Biden, il gasdotto Nord Stream 2 sta per giungere alla sua fase finale.

Tuttavia il gas non è il solo strumento attraverso il quale la Russia intende penetrare nel mercato europeo ai danni degli Stati Uniti.

Infatti la Russia, nel contesto della politica energetica, intende diversificare la sua offerta a livello globale: secondo alcuni autorevoli analisti finanziari internazionali entro il 2030 la Russia avrebbe l’ambizione di controllare il 20% del mercato energetico come indicato dalla agenzia stampa Ria Novisti a firma di Natalia Dembinskaya il 5 maggio.

Proprio per conseguire questo obiettivo la Russia prevede che l’esportazione di idrogeno potrebbe consentirgli un volume di affari di circa 100 miliardi di dollari annui rispetto ai 23 miliardi attuali. Questa scelta, nel contesto della politica energetica russa, non deve sorprendere dal momento che già lo scorso anno l’idrogeno era stato valorizzato dalla Russia nel contesto della strategia energetica.

Naturalmente affinché questo ambizioso obiettivo possa effettivamente concretizzare la sinergia avviata nel 2019 tra l’impresa Rosatom e l’Agenzia giapponese per le risorse naturali, dovrà concretizzarsi come d’altra parte è stato indicato in maniera esplicita dalle autorità giapponesi che hanno individuato nell’isola di Sachalin l’infrastruttura ideale per esportare l’idrogeno. Una strategia analoga la Russia lo sta attuando attraverso Gazprom in Cina, in Corea del sud e in Giappone.

Sul fronte della politica estera due sono gli eventi degni di osservazione.


Incominciamo con il primo: il dispiegamento della flotta russa nel Mar d’Azov ha suscitato una durissima reazione da parte del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba che ha stigmatizzato questa manovra militare come una evidente minaccia alla sicurezza dell’Ucraina.

Vediamo adesso al secondo avvenimento. Nonostante gli accordi di distensione firmati nel 2017 tra Stati Uniti e Russia per quanto riguarda il teatro siriano questi sarebbero stati per l’ennesima volta violati dalla Russia stando alle dichiarazioni del Pentagono fatte il 5 maggio. Dietro questa dichiarazione — che certamente rispecchia la realtà fattuale ma che tuttavia non rappresenta alcuna novità rispetto a dichiarazioni analoghe fatte lo scorso anno — si nasconde la legittima preoccupazione americana che la Russia da una parte e la Turchia dall’altra parte si spartiscano la Siria secondo zone di influenza — come hanno fatto e stanno facendo in Libia — emarginando gli Stati Uniti.

Quale conclusione allora trarre fra questi avvenimenti apparentemente lontani gli uni dagli altri?

L’accostamento di questi avvenimenti consente di affermare che la politica estera russa sia sul fronte energetico sia sul fronte del contenimento americano rappresenta un ostacolo per l’egemonia globale americana.

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