L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 maggio 2021

I governanti odiano i governati, ogni giorno spargono terrore e paura su di loro

Il “vero” debito pubblico è più basso di quasi il 25%: ecco perché
-16 Maggio 2021

Roma, 16 mag – Debito pubblico mai così alto e, allo stesso tempo, persino quasi il 25% più basso. Una contraddizione? Una provocazione, in realtà. Desumibile dai numeri dell’ultimo bollettino di finanza pubblica pubblicato da Banca d’Italia.

Nel marzo di quest’anno, il debito pubblico italiano ha toccato una nuova vetta. L’indebitamento delle amministrazioni ammonta infatti a 2.650,9 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2643,9 del mese precedente. Considerare il debito pubblico in valore assoluto ha però poco senso. Si tratta di un dato troppo grezzo che, infatti, solitamente si associa al Prodotto interno lordo. Da cui il celebre rapporto debito/Pil. Il quale è necessariamente – stante il -0,4% registrato dal denominatore nel primo trimestre del 2021 – in aumento rispetto al 155,8% segnato a fine 2020.

Il “vero” debito pubblico italiano? E’ al 121% del Pil

Ma è proprio così? I numeri non sembrano mentire. A volerli guardare meglio, però, uno spunto di riflessione nasce. E riguarda l’ammontare di debito pubblico detenuto da Banca d’Italia, su mandato della Bce nell’ambito delle varie misure di politica monetaria – Quantitative easing prima e Pepp dopo. Così, se il debito è in aumento, si incrementa anche la quota in “portafogli” a via Nazionale. Anch’essa mai così alta: Palazzo Koch detiene qualcosa come il 22,2% del debito delle amministrazioni pubbliche.

Banca d’Italia, però, non è uno speculatore. Né, tanto meno, un risparmiatore. Non persegue insomma un reddito dalla detenzione di quei titoli. L’esatto contrario: nel 2020 ha staccato qualcosa come 6 miliardi di dividendi allo Stato, frutto proprio delle operazioni di gestione sul debito pubblico. I cui interessi, come si dice in gergo, sono stati “retrocessi” al ministero dell’Economia. Una mano dà, l’altra riprende. Risultato: quella quota debito è come se fosse sterilizzata. Volendo estremizzare il concetto: è come se non esistesse, rappresentando nient’altro che una partita di giro.


Da qui la provocazione di cui si diceva all’inizio: il debito pubblico italiano è veramente al 155,8% (e oltre) del Pil? Nominalmente (e statisticamente) la risposta è sì. Nei fatti, tuttavia, all’ammontare bisognerebbe tra un quarto e un quinto (quel 22,2%). Il totale farebbe così poco più del 121%. Non suona un tantino diverso?

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