L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 maggio 2021

Ida Magli - 41

EDITORIALE

I discorsi dei Potenti

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 1 Gennaio 2005

Abbiamo avuto sotto gli occhi in questi giorni in che modo si falsifichi la storia. Un modo che è giunto al suo compimento con quanto hanno detto solennemente ai loro sudditi i detentori del potere la sera dell’ultimo dell’anno. Noi non dobbiamo avere il minimo dubbio: è stato sempre così. La storia che conosciamo è falsa perché è quella che ci viene tramandata dai detentori del potere, con la certezza che essi vi infondono che l’unica cosa giusta sia quello che hanno fatto e alla quale i sudditi debbono credere, ringraziandoli.
Non un minimo cenno di autocritica, neanche il più piccolo gesto di modestia è stato esibito da chi, detenendo tutti i poteri, detiene anche quello di poter parlare senza preoccuparsi perfino delle norme consuete della buona educazione che vietano di lodarsi con eccessiva compiacenza. E’ talmente stupefacente sentire affermare il contrario di quanto la logica, e gli avvenimenti stessi, dimostrano, che potrebbe perfino indurci nel dubbio che lo credano davvero, che si possa salvare in essi almeno la buona fede. Ma no, non cediamo a questo dubbio. Il disegno di distruzione delle Nazioni, e per prima la distruzione della Nazione Italia, prosegue sulla strada predisposta fin dall’inizio e non per nulla i discorsi cominciano con l’esaltazione dei simboli italiani: la bandiera, l’inno, per poi procedere con l’esaltazione della libertà di cui godono i giovani “europei”.
Dunque è così che i detentori del potere hanno sempre costruito la storia: falsificandola a proprio uso e consumo e inculcandone ai sudditi il significato falso come se fosse vero.
Gli operatori finanziari, i banchieri, si sono impadroniti del potere con il progetto dell’unificazione europea ed è per questo che sono alla ribalta. Sono loro i nuovi Imperatori. Come tutti gli Imperatori, si combattono fra loro, perdono o vincono usando i beni dei sudditi ed esaltano le proprie armi, la “competizione” del mercato (non sta bene chiamarla guerra anche se provoca lo sterminio economico dei nuovi “soldati”, gli investitori e risparmiatori). E’ la “libertà” del mercato quella che è stata promessa agli “europei”. A questa libertà è stato sacrificato tutto il meglio che possedevano e che ancora di più dovranno sacrificare in futuro: l’indipendenza e la libertà dell’Italia, l’appartenenza alla propria patria della quale non esistono più i confini, la lingua italiana, cancellata dalle lingue ufficiali di quell’Europa che canta inni tedeschi su musiche tedesche. Non per nulla il Teatro alla Scala, al servizio di quella Germania che ha voluto a tutti i costi l’unificazione dell’Europa pur di poter continuare a dominarla, ha eseguito e trasmesso a tutto il mondo, la Nona Sinfonia di Beethoven come Concerto di Natale. La Nona Sinfonia significa l’Inno alla Gioia, l’Inno ufficiale dell’UE.
E’ questa l’identità italiana di cui tanto si vantano i Governanti, come sempre umili servi degli stranieri… Povero Beethoven, povero Schiller! Loro sì che amavano la libertà.
Amavano la bellezza che non può esistere se non si ama la libertà. Adesso sono stati condannati ad esaltare, con la meravigliosa grandezza della loro arte, l’ottusa miseria di coloro che amano soltanto banche e mercati, e che sono stati spietati nell’uccidere ogni bellezza e ogni libertà sull’altare delle monete.
Una moneta è la loro bandiera.


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