L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 maggio 2021

Il forte aumento dell'inflazione e della disoccupazione, scarsa creazione di posti di lavoro, stagnazione delle vendite al dettaglio e calo di fiducia dei consumatori sono i cinque elementi della STAGFLAZIONE e ci sono tutti

Interventi
Gli Stati Uniti non stanno per entrare in stagflazione

I programmi di riforma del governo sono troppo massicci per non sostenere la crescita economica del Paese

di John Plassard
21 maggio 2021

(AFP)

Dopo una crisi economica senza precedenti, stabilire in quale parte del ciclo economico ci troviamo è forse la domanda più difficile a cui rispondere. Dopo la reflazione di qualche mese fa e l’inflazione attuale, sulla scia degli ultimi dati economici sempre più esperti iniziano a temere una fase di stagflazione.

Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così?

A riportare a galla il timore di un ritorno della stagflazione sono stati il forte aumento dell’inflazione e della disoccupazione, una scarsa creazione di posti di lavoro, una stagnazione delle vendite al dettaglio e un calo della fiducia dei consumatori.

Questi cinque elementi si sono sommati fino a risvegliare i timori di un ritorno della stagflazione. In effetti, al momento, negli Stati Uniti si registra un alto tasso di disoccupazione e un aumento dei prezzi dei principali prodotti di consumo (affitti, cibo e trasporti). Anche se è passato dal 14,7% di aprile 2020 al 6,1% di aprile 2021, il tasso di disoccupazione è ben al di sopra del 3,6% di gennaio 2020, appena prima della pandemia.

Gli effetti devastanti del Covid continueranno a farsi sentire negli anni a venire, pesando sulla crescita e mantenendo i tassi di disoccupazione alti per lungo tempo. Tuttavia, ci sono diverse ragioni che ci fanno credere di non essere vicini a un ritorno della stagflazione.

In primis, perché in un periodo di stagflazione gli utili corporate tendono a calare e questo a oggi non è ancora successo. La solidità dei profitti delle aziende nel primo trimestre è stata sorprendente.

In secondo luogo, la recente “debolezza” dei dati economici statunitensi è stata attribuita a diversi fattori. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’aumento della disoccupazione si spiega con l’aumento del tasso di attività. La debolezza nella creazione di posti di lavoro è il risultato di un fenomeno una tantum e abbastanza specifico degli Stati Uniti, dato che un numero relativamente alto di americani (in particolare nel settore dei servizi) guadagna di più “stando a casa” (con le varie indennità) che andando a lavorare.

Il calo delle vendite al dettaglio è dovuto a un significativo effetto base (mensile) che può essere spiegato dal fatto che i consumatori hanno impiegato i loro sussidi a marzo (e, di conseguenza, ad aprile lo hanno fatto in misura minore). Le vendite al dettaglio dovrebbero quindi tornare a crescere a maggio.

Infine, il calo di fiducia nei mercati può essere spiegato dai timori (giustificati) sull’inflazione statunitense.

In breve, il profilo dell’economia statunitense non ci porta a pensare che siamo alle soglie di un periodo di stagflazione, soprattutto perché i programmi di riforma del governo federale alimenteranno la crescita economica del Paese e sicuramente spingeranno l’economia al rialzo.

Dopo ogni crisi economica ci si interroga sul ciclo economico. Che si tratti di inflazione, deflazione, stagflazione o reflazione, è spesso difficile prevedere la traiettoria (economica) della più grande economia del mondo. Tuttavia, sulla base delle informazioni a nostra disposizione, rimaniamo convinti che sarà la reflazione a prevalere (ancora) nei prossimi mesi.

Investment Specialist, Gruppo Mirabaud

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