L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 maggio 2021

Il porto di Gwadar simboleggia la convergenza tra le vie terrestri della BRI e quelle marittime, mantenere un ruolo ambiguo non conviene al Pakistan


25 MAGGIO 2021

Il Pakistan è uno dei partner più importanti della Cina nella regione asiatica. I motivi sono molteplici, a cominciare dal coinvolgimento strategico di Islamabad nell’ambito della Belt and Road Initiative. Il mastodontico progetto economico-infrastrutturale avanzato da Xi Jinping nel 2013 comprende il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), uno snodo fondamentale della BRI che consente a Pechino di ottenere un vitale sbocco sul Mar Arabico mediante il porto pakistano di Gwadar, utile per risalire fino al Mar Mediterraneo.

La Cina prevede di destinare alla realizzazione completa dell’iniziativa qualcosa come 62 miliardi di dollari. Il fine del CPEC, del resto, è fondamentale: migliorare lo scambio commerciale nella regione asiatica (e non solo) e sviluppare connessioni infrastrutturali in una zona geopoliticamente rilevante. Sul tavolo ci sono 70 progetti, tra oleodotti, cavi per la fibra ottica, ferrovie e reti stradali; al momento ne sono stati realizzati una cinquantina, per un valore di circa 26 miliardi di dollari.

Una volta che tutto sarà terminato, la Cina potrà contare su un collegamento diretto tra Kashgar, città cinese situata nello Xinjiang, e il porto pakistano di Gwadar. Ricordiamo, poi, che la China Overseas Port Holding Company, un’azienda statale impegnata nel commercio del petrolio, si occupa delle attività del porto di Gwadar da ormai cinque anni. Non solo: il porto di Gwadar simboleggia la convergenza tra le vie terrestri della BRI e quelle marittime.


Il ruolo dell’Afghanistan tra Pakistan e Cina

Se è vero che il Pakistan è altamente strategico per la Cina, è altrettanto vero che Islamabad ha sempre dato l’impressione di seguire una politica alquanto liquida. Nonostante esista un evidente asse sino-pakistano, tanto in chiave anti indiana (l’India è rivale della Cina e acerrima nemica del Pakistan) quanto in economia, nella politica e nella sfera militare, il governo pakistano, nel corso degli anni, è stato ripetutamente avvicinato dagli Stati Uniti. Washington, infatti, ha più volte attivato contatti con il governo pakistano per placare la piaga del terrorismo islamico, anche destinando aiuti concreti, seppur ricevendo risposte deludenti.

Insomma, il Pakistan non ha mai brillato per affidabilità, complice una situazione socio-economica interna altamente frammentata e un contesto geopolitico delicato. Accanto all’instabilità afghana, il premier pakistano Imran Khan deve fare i conti con enormi tensioni nazionali (tra cui il nodo Belucistan). Abbiamo citato l’Afghanistan, e proprio Kabul gioca il ruolo di terzo incomodo tra Stati Uniti e Cina. Mentre nello scenario afghano l’India ha sempre fatto di tutto per appoggiare il governo riconosciuto, il Pakistan ha sostenuto gli insorti talebani. Negli ultimi mesi Islamabad ha inoltre ripreso gli scambi commerciali con il vicino, riaprendo ben cinque collegamenti stradali. La notizia è piaciuta moltissimo alla Cina, che ha quindi proposto di allargare il CPEC anche all’Afghanistan.

Un’occasione per gli Stati Uniti

In seguito all’elezione di Joe Biden, in Pakistan molti pensavano che gli Stati Uniti avrebbero lodato l’impegno di Islamabad in Afghanistan nel persuadere i talebani a negoziare con Washington un processo di pace. Niente da fare, perché Biden non ha ancora incontrato il suo omologo Khan e la situazione è in stand-by. Per quale motivo? Semplice. La Casa Bianca ritiene che il governo pakistano sia troppo coinvolto in progetti russo-cinesi a scapito degli interessi americani in Afghanistan. Eppure, come ha svelato Asia Times, la scorsa settimana è emerso il rumors secondo il quale il Pakistan avrebbe fornito basi militari alle forze statunitensi dopo il ritiro delle loro truppe dall’Afghanistan.

Islamabad ha negato l’indiscrezione, anche se alcune voci sostengono che il Paese abbia intenzione di aprire una nuova base aerea nell’area di Nasirabad, nella provincia del Belucistan e che il governo pakistano abbia addirittura già concesso alle forze armate Usa i diritti di poterla utilizzare per condurre operazioni antiterrorismo. La notizia, che al momento non trova riscontri ufficiali, potrebbe sottintendere un utilizzo americano della base come struttura aggiuntiva per schierare aerei JF-17 Block-3 e droni. È importante menzionare come un’altra base, quella di Jacobabad, nella provincia del Sindh, dal 2001 è servita a fornire supporto logistico alle truppe Usa e alleate in Afghanistan. In ogni caso il Pakistan ha negato i rumors, anche perché a Islamabad nessuno ha intenzione di infastidire la Cina, principale fornitore e finanziatore di armi del Paese dal lontano 2016. Eppure si vocifera che il governo pakistano potrebbe “tradire” Pechino.

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