L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 maggio 2021

Il Sudan in mano alla Fratellanza Musulmana dove il costo del pane è troppo elevato

AFRICA/SUDAN - 
Recessione, inflazione, povertà: popolazione allo stremo


Khartum (Agenzia Fides) - “Nella società sudanese circolano rabbia e frustrazione, oltre alla povertà. Il timore è che in tale impasse si faccia strada un uomo forte, come tante altre volte nella storia del Paese”, dice all’Agenzia Fides un missionario in servizio in Sudan, che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza. Due anni fa, il Sudan ha vissuto la sua “Primavera”, rivoluzione incruenta che portò alla destituzione del dittatore al Bashir e all’inizio di un percorso di transizione verso la democrazia. A due anni da quello storico cambiamento, si fanno strada una preoccupante recessione economica e una situazione sociale precaria.
Nota il missionario: “Da quando è caduto Bashir siamo entrati in un periodo di grandi contraddizioni, vi sono stati passi avanti ma il sentimento prevalente nel popolo è quello della delusione. Il problema principale è chiaramente economico: l’inflazione ha abbondantemente superato il 500%. Con Bashir era tutto statalizzato e governato attraverso il sistema dei sussidi, modello tipico della fratellanza musulmana, che garantiva pane, energia e medicine, oltre che un forte controllo. Da quando i sussidi sono stati cancellati, le spese che le famiglie devono affrontare sono decuplicate. Il pane, ad esempio, è passato da una lira alla pagnotta, a dicembre 2018, fino a 15 20 lire di oggi. La gente è allo stremo. Sul piano politico, poi, a distanza di quasi due anni dall’accordo per il governo di transizione (firmato ad agosto 2019, che prevedeva un esecutivo composto al 50% da militari e al 50% da civili, ndr), non vi è ancora una Assemblea legislativa, l’organismo che avrebbe dovuto rappresentare tutta la società, i movimenti politici, civili e religiosi”. Questa assenza ha implicazioni sulla vita della gente: “Significa che vige ancora la legge islamica: la donna è considerata molto meno dell’uomo: in tribunale, a esempio, la parola di un uomo vale quella di due donne, le donne non possono viaggiare da sole, la legislazione attorno al divorzio, inoltre, è tutta a favore dell’uomo”.
Il missionario rileva anche la questione che tocca la libertà di culto: “Le Chiese sono ancora sotto la giurisdizione del Ministero degli Affari Religiosi che sostanzialmente propone una ripetizione dell’approccio del ministero nel precedente regime. Tempo fa il ministro ha proposto un Regolamento secondo cui sarebbe spettata al dicastero la facoltà di nominare o far decadere i Vescovi. Naturalmente le Chiese non hanno accettato e quel regolamento è stato congelato, ma la tendenza è controllare tutto e di usare tutti gli strumenti a disposizione per farlo, come la burocrazia”. Nel panorama politico “tra l’anima militare e quella civile si registra una continua tensione, mentre la gente aspetta un reale cambiamento che tarda ad arrivare”.
Conclude la fonte di Fides: “C’è la speranza che la transizione verso una completa forma di democrazia e di rispetto dei diritti non vada perduta. Un segnale positivo viene dalla fine dell’embargo: con la quotazione del dollaro assestata e unificata, sono cresciuti gli investimenti. Tutti sperano questo faccia ripartire l’economia e dia respiro al Paese”.
(LA) (Agenzia Fides 22/5/2021)




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