L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 maggio 2021

La fuga degli Stati Uniti e dell'organizzazione Nato dall'Afghanistan sancisce la sconfitta della Strategia della Paura nata l'11 settembre del 2001 quando due aerei fanno crollare tre torri

La rapida smobilitazione di USA e NATO dall’Afghanistan
16 maggio 2021


E’ terminata ieri sera la tregua di tre giorni proposta dai talebani, in occasione della festa di Eid el-Fitr, la conclusione del Ramadan e appoggiata dal governo di Kabul. Nonostante l’appello delle autorità a prolungarla i talebani hanno respinto ogni ipotesi in tal senso. “Non estenderemo il cessate-il-fuoco e non annunceremo una tregua permanente fino a che non avremo completato i nostri obiettivi in Afghanistan”, ha spiegato il portavoce Zabihullah Mujahid.


Tra gli obiettivi dei talebani la restaurazione dell’Emirato, cioè il loro governo islamista a Kabul. “Non deporremo le armi senza aver completato gli obiettivi per i quali le abbiamo imbracciate e sacrificato migliaia di vite negli ultimi 20 anni”, ha aggiunto Mujahid. Nonostante il cessate il fuoco provvisorio, il 14 maggio un attentato ha colpito una moschea alla periferia di Kabul, facendo almeno 12 morti.

Lo stesso giorno a Doha (Qatar) si sono incontrate le delegazioni del governo afghano e dei talebani per discutere dei colloqui di pace, in stallo da mesi.

La determinazione talebana a non cessare le ostilità è del resto comprensibile dal momento che il sempre più rapido ritiro delle forze Usa e NATO offre agli insorti un’occasione senza precedenti negli ultimi 20 anni per riprendere le redini del paese.

Via da Kandahar

Il 14 maggio il premier spagnolo Pedro Sanchez e il re Felipe VI hanno accolto gli ultimi 24 militari iberici rientrati dall’Afghanistan mentre le forze statunitensi hanno completato il ritiro dalla base di Kandahar, la seconda più importante dell’Afghanistan (dopo Bagram), che si trovava sotto il controllo americano dalla fine del 2001.

“La base non ci è stata ufficialmente riconsegnata ma posso confermare che il ritiro ha avuto luogo mercoledì 12 maggio”, ha dichiarato un portavoce delle forze armate afgane. Un funzionario della difesa statunitense ha detto al giornale Stars and Stripes che la base era stata effettivamente trasferita alle forze di sicurezza afghane, con alcune forze della coalizione che sarebbero rimaste a Kandahar per “un giorno o due” per ragioni di sicurezza.

Il ritiro statunitense da Kandahar è stato accompagnato da sporadici lanci di razzi talebani contro la base. La provincia di Kandahar (con quella di Helmand roccaforte storica del movimento talebano) ha visto le truppe afghane abbandonare oltre 200 postazioni negli ultimi sei mesi sotto la pressione incalzate delle forze talebane.

La smobilitazione a Herat

Anche il contingente italiano a Herat sta rapidamente cessando le sue attività. “In aderenza con lo sviluppo del piano in atto per il rientro delle Forze della NATO della missione Resolute Support iniziato lo scorso 1° Maggio, con la fine delle attività di Train, Advise e Assist a favore delle forze di difesa e sicurezza afgane, chiude il Comando di TAAC-W, che assume il nuovo nome di Comando Herat, rimanendo sempre sotto la responsabilità italiana al comando del generale di brigata Beniamino Vergori” (che guida il contingente che chiuderà la missione italiana incentrato sulla Brigata Patacadutisti Folgore), si legge in un comunicato.


Di fatto quindi, e non solo nel settore italiano nell’ovest dell’Afghanistan, cessa di esistere il comando NATO e con esso le attività di addestramento e supporto alle forze afghane: oggi in Afghanistan ci sono solo comandi militari nazionali dediti alle attività logistiche legate al ritiro di truppe, mezzi e materiali.

La missione Resolute Support (RSM), iniziata a seguito della chiusura della International Security Assistance Force (ISAF), il 1° gennaio 2015, ha avuto come focus la formazione, la consulenza e l’assistenza alle Afghan Security Institutions (ASI – Ministry of Defense and Ministry of Interior) e alle Afghan National Defense Security Forces (ANDSF) a livello ministeriale, istituzionale, e al livello operativo.


Nell’ambito delle attività di smobilitazione il comando italiano a Herat ha organizzato un workshop virtuale, tenutosi in videoconferenza, per affrontare il delicato processo di cessione alle autorità militari e civili afghane della base di Camp Arena e dell’adiacente aeroporto di Herat.

Il workshop, presieduto dalla Senior Airfield Authority dell’Aeroporto di Herat (Comandante della Airfield Operation Cell) ha visto la partecipazione di importanti rappresentanti della Herat Afghan Air Force (AAF) Brigade, della Herat Afghan Civil Aviation Authority (ACAA), della Herat Afghan Border Police (ABP), e dell’Office of National Security Council (ONSC).

Durante gli incontri virtuali sono intervenuti ulteriori rappresentanti del Ministero della Difesa Afgano e dell’Autorità per l’aviazione civile afgana nonché il Generale afgano Aimal Padshash quale delegato governativo per il passaggio delle consegne a Herat


Il workshop ha avuto l’obiettivo di sostenere gli interlocutori afgani nel subentrare nella gestione della base e dell’aeroporto di Herat e nel superare possibili criticità riguardanti i servizi aeroportuali e la sicurezza dell’infrastruttura.

Sono stati approfonditi numerosi aspetti di interesse del governo Afghano al fine di elaborare tutte le predisposizioni organizzative, procedurali e finanziarie necessarie oltre che ad una serie di accordi da seguire durante il periodo di utilizzo condiviso dell’Aeroporto di Herat che inizierà dal giorno in cui le società contrattualizzate dalla NATO Support and Procurement Agency (NSPA) termineranno l’erogazione dei servizi aeroportuali al giorno del definitivo rientro del contingente italiano.


Durante questo periodo, il personale dell’Aeronautica Militare assegnato alla Joint Air Task Force di Herat, fianco a fianco con il personale afgano finora addestrato, gestirà l’Aeroporto di Herat durante l’operazione di rientro del contingente nazionale.

Nella giornata conclusiva del workshop, il personale del servizio antincendi della Air Force Afgana di Herat ha dato dimostrazione delle proprie capacità, impiegando i mezzi antincendio “Oshkosh” al fine di testarne il livello di efficienza tecnica e di valutare il livello di training e preparazione per la condotta dei servizi aeroportuali.

L’Aeroporto di Herat rappresenta il quarto Hub aeroportuale del paese e supporta lo sviluppo economico della regione ovest dell’Afghanistan nonché le forze di sicurezza e difesa afgane.

Ghani pronto a elezioni anticipate

Il 13 maggio ilo presidente afgano Ashraf Ghani ha detto che il governo è pronto per elezioni anticipate nel desiderio di portare la pace in Afghanistan.


In un discorso trasmesso in diretta televisiva, Ghani ha esortato i talebani a riconoscere che la guerra non è la soluzione per portare stabilità nel Paese.

“La cosa buona del sistema democratico è che ogni presidente alla fine deve andarsene”, ha detto Ghani, sostenendo la necessità di “elezioni, non appena possibile. Io e i miei colleghi siamo pronti ad ascoltare la voce del popolo”, ha insistito. Secondo Ghani, il ritiro delle truppe straniere dal Paese fornisce all’Afghanistan un’opportunità storica per attuare una più ampia sovranità a livello nazionale e non lascia alcun motivo ai talebani per continuare l’insurrezione.

Foto: Emirato Afghano, TAAC-W/Stato Maggiore Difesa, US DoD e Governo Afghano

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