L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 maggio 2021

La narrazione covid si è basata sui tamponi farlocchi!

Oms, i vangeli aprocifi della Chiesa Sanitaria



Com’è ben noto i casi giuridici più spinosi ed elusivi sono quelli che riguardano le truffe “aggravate e continuate ” perché sebbene la loro durata lasci dietro di sé ampie ampie tracce del reato, molto spesso è la vittima stessa che rifiuta con tutti i brandelli del suo ego di ammettere di essere stata raggirata così a lungo e così facilmente: in un certo senso più dura la truffa più è complicato farle aprire gli occhi. Anzi solitamente il truffatore diventa sempre più audace perché il maggior pericolo per lui diventa proprio abbandonare il raggiro e rischiare che allentandosi il legame psicologico con la vittima questa trovi la forza di reagire e salti fuori tutto. Questo è proprio ciò che accade con l’Organizzazione mondiale della sanità, di fatto un’espressione dell’industria farmaceutica occidentale che ormai è costretta a scoprire le proprie carte nella speranza che la nebbia fabbricata da quella parte del mondo sanitario complice, avido o ricattabile riesca a confondere la logica e e la ragione. Infatti l’Oms dopo aver dichiarato (ma solo dopo un anno di terrore) l’inutilità diagnostica dei test Pcr, volgarmente chiamati tamponi, per la loro totale inaffidabilità, ora, di fronte al dilagare inatteso dei contagi post vaccino, cerca di metterci una pezza a colore modificando in qualche modo la sua tesi e “ordinando” che i test per i vaccinati arrivino a un massimo di 28 cicli di moltiplicazione, lasciando che invece per i non vaccinati possano arrivare a 35 o 40 o magari 45, livelli ai quali il test perde di ogni senso rilevando di fatto qualsiasi cosa.

Ora poiché più è basso il numero di cicli, meno risultati positivi si avranno ( e naturalmente viceversa), vedi Manuale di difesa: il raggiro dei tamponi spiegato bene si avrà come risultato quello di abbassare il numero dei positivi dopo i vaccini a mRna vaccino, smussando così una delle più recenti aporie pandemiche , lasciando però sempre un serbatoio di non vaccinati da trattare con un numero di cicli tale da poter gestire a piacimento la pandemia i suoi allarmi, le sue soste psicologiche. Chiunque però liberato dalle fette di prosciutto sugli occhi si potrebbe rendersi conto che queste linee dell’Oms non hanno alcun senso, che la moltiplicazione dei tamponi dovrebbe essere uguale per tutti o che se proprio si volesse introdurre una distinzione bisognerebbe fare esattamente il contrario, ovvero usare maggiori moltiplicazioni per i vaccinati dove sarebbe importante avere qualche indizio sulla reale copertura vaccinale e invece un minor numero di cicli per le persone asintomatiche in maniera da vedere malati dove non ci sono.

A questo proposito è da notare che il dottor Antony Fauci, sommo sacerdote del culto covidico ha più volte detto che il numero di cicli ideale per i test Pcr è 35, mentre è dimostrato che con questo numero di cicli solo il 3% delle risposte positive si rivela esatto, ma d’altronde Fauci non è mai stato un ricercatore e nemmeno un medico, bensì un collettore di finanziamenti, l’uomo dei soldi insomma, in cambio dei quali la citazione fra gli autori di questa o quella ricerca era più che doverosa. Insomma è una sorta di emblema della medicina trasformata in puro profitto che non ha più come obiettivo primario la salute delle persone, ma la cura dalle malattie, spesso abilmente costruite. Le due cose sono agli antipodi l’una dell’altra.

Alla fine comunque la gabbia di bugie costruita sul terrore pandemico va allargata sempre di più perché possa riuscire a tenere le persone dentro il recinto della paura e pungolarle verso la una mitica nuova normalità che sarò solo una nuova povertà. Mas più passa il tempo, meno le persone che hanno investito nella pandemia il loro gruzzolo di emozioni, saranno disposte ad ammettere di essere state prese per il naso. E non bonariamente, ma tragicamente.

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