L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 maggio 2021

L'entrata in scena del renminbi digitalizzato spiazza il bitcoin

La Cina sostiene la sua criptovaluta, banna le altre e il bitcoin crolla

Vi abbiamo riportato, nell’analisi dei flussi del mercato che trasferivano capitali da bitcoin all’oro, le considerazioni di alcuni analisti in merito alle peculiarità degli asset in criptovalute. Sia Ritesh Jain e di Michael Wilkerson concordano nel definire gli asset dei bitcoin “opposti” all’oro, perché caratterizzati da una “volatilità da montagne russe”. Le quotazioni in bitcoin sono già da un po’ instabili, a causa delle discussioni in merito alla sostenibilità ambientale delle criptovalute. Cos’è accaduto sui mercati giovedì 20 maggio?


Il valore delle quotazioni dei bitcoin (BTC) giovedì 20 maggio è sceso sotto i 32.000 dollari. Nella mattinata di venerdì 20 maggio il titolo appare in leggera ripresa e, dall’inizio del 2021, è in rialzo del +35%. Ma la forte instabilità, sottolineata anche dall’andamento finanziario di aziende come Coinbase, potrebbe scoraggiare i consumatori a investire in bitcoin. La causa del tonfo, però, sembra essere la Cina. La Repubblica Popolare, dopo le presupposizioni del 2019 e l’annuncio ufficiale ad aprile, sta attivamente sostenendo la sua criptovaluta: il renminbi o yuan digitale, presentato anche come “Digital Currency Electronic Payment”.

La nuova valuta digitale, abbreviata in e-CNY, si affianca alla valuta corrente – una possibilità che, al netto delle perplessità, sta vagliando anche la Bank of England. Perciò le istituzioni cinesi responsabili della vigilanza delle banche e dell’industria dei pagamenti – la National Internet Finance Association of China, la China Banking Association e la Payment and Clearing Association of China hanno invitato chi opera nella finanza del paese a non effettuare operazioni con altre criptovalute, inclusi il trading e la conversione di valute fiat in monete digitali.


Le scelte cinesi hanno ulteriormente allarmato i mercati, già nervosi per il timore che i governi attuino politiche di reflazione per stimolare l’economia post-pandemica e per i prodromi di un’allarmante bolla speculativa. Una bolla che potrebbe sfruttare anche l’elevata volatilità dei bitcoin sui mercati, in assenza di un coinvolgimento delle istituzione e dell’uso per scopi illegali delle criptovalute – una questione che ha spinto la Turchia a sottoporre il trading alle norme antiterroristiche e antiriciclaggio.

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