L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 maggio 2021

Licenziato, dopo trent'otto anni di servizi, a seguito del rifiuto di sottoporsi a continui tamponi farlocchi anti-Covid.

Ricatti virali

di Ass. Anteco*
13 maggio 2021

La pandemia sempre più spesso, in modi differenti, diventa una clava da utilizzare contro lavoratori e lavoratrici, a cominciare da quelli dello spettacolo e della cultura. Uno degli ultimi casi, come ricorda l’Associazione Nazionale Teatri Consapevoli, riguarda un professore d’orchestra di Parma, licenziato per il rifiuto di sottoporsi a continui tamponi anti-Covid

Siamo professori d’orchestra, artisti di coro, danzatori, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, della cultura. Intendiamo esprimere il nostro sostegno al Professore d’orchestra della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, licenziato a seguito del rifiuto di sottoporsi a continui tamponi anti-Covid.

Riteniamo si tratti di un licenziamento irricevibile, dopo trent’otto anni di servizio svolto sempre in modo impeccabile. È una decisione definitiva, dicono i vertici della Fondazione che gestisce l’orchestra, tuttavia i sindacati risulta abbiano dichiarato:

“Preannunciamo da subito che se la vicenda non si concluderà, come pensiamo, con il reintegro del lavoratore e il pagamento degli arretrati, chiederemo a gran voce le dimissioni del Sovrintendente Alberto Triola, responsabile di quanto accaduto. Inoltre denunceremo alla Corte dei Conti i componenti del Consiglio di Amministrazione per il danno economico procurato alla Fondazione”.

Come lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della musica reputiamo gravissimo che una fondazione, tra l’altro così prestigiosa, assuma dei comportamenti che appaiono all’evidenza come in contrasto con valori costituzionali e diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, anche, certamente non solo, in considerazione delle idiosincrasie a cui nostro malgrado siamo costretti ad assistere ogni giorno, ormai evidenti a tutte e a tutti: è possibile stare ammassati sui mezzi pubblici, senza nemmeno poter mantenere un minimo di distanza; è possibile stare seduti a tavola al ristorante, giustamente, ma nelle orchestre bisogna spesso suonare a volto coperto, nonostante il distanziamento come da protocollo e le recenti linee guida approvate in Conferenza delle Regioni che prevedono la possibilità di abbassare il dispositivo di protezione in condizione statica di distanziamento. Addirittura spesso si deve cantare con la mascherina, pur in presenza di un più che adeguato distanziamento, in barba alla fisiologia del respiro e dell’atto cantato, e alla stessa espressione artistica.

Si arriva quindi a determinare, sulla base di protocolli aziendali che interpretano in modo apparentemente arbitrario o comunque peggiorativo norme e decreti già di per sé di dubbia costituzionalità, un continuo quanto ingiustificabile tamponamento, soprattutto dei reparti artistici.

Dopo più di un anno dall’inizio di questa crisi sociale e sanitaria, dopo la provata efficacia delle cure domiciliari precoci, appare a nostro parere non più tollerabile mantenere questo clima di terrore e sospensione dei diritti fondamentali.

La libertà di scelta, il consenso libero e informato, sono diritti inviolabili; il rispetto della dignità umana è un valore assoluto, non negoziabile, come insegna l’articolo 32 della nostra Costituzione.

Siamo cittadini consapevoli, non sudditi: la pandemia non può sospendere la democrazia e la politica non può sottostare agli interessi del potere tecnologico e finanziario.

Sentiamo il bisogno di unirci e vigilare attentamente sugli episodi di ricatti lavorativi per contrastarli e ricreare un clima armonioso sul lavoro e nella vita civile, nel pieno rispetto della democrazia e dei valori costituzionali.

Riprendiamoci il diritto a respirare, a cantare, a suonare, a lavorare in condizioni dignitose. Riprendiamoci la vita!
* A.N.Te.Co. – Associazione Nazionale Teatri Consapevoli

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