L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 maggio 2021

L'impero statunitense ha il controllo militare e di intelligence dell'Italia, influenza sui poteri informali ma fondamentali che gestiscono il paese. Cioè sono proprietari del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato

Che cosa pensa un ufficiale americano in congedo dell’Italia

30 maggio 2021


Ecco le lucide e realistiche considerazioni di un ufficiale americano in congedo che ha scritto – seppure in forma anonima – un articolo per la rivista Limes

“Dunque vogliamo quel che abbiamo. Che cosa abbiamo? Il controllo militare e di intelligence del territorio, in forma pressoché totale. E quel grado, non eccessivo, di influenza sul potere politico -soprattutto sui poteri informali ma fondamentali che gestiscono di fatto il paese. Quello che voi italiani ci avete consegnato nel 1945 -a proposito, se qualcuno di voi mi spiegasse perché ci dichiaraste guerra, gliene sarei davvero grato- e che non potremmo, nemmeno volendolo, restituirvi. Se non perdendo la terza guerra mondiale.

In concreto -e vengo, penso, a quella «geopolitica» di cui parlate mentre noi la facciamo- dell’Italia ci interessano tre cose. La posizione (quindi le basi), il papa (quindi l’universale potenza spirituale, e qui forse come cattolico e correligionario del papa emerito sono un poco di parte) e il mito di Roma, che tanto influì sui nostri padri fondatori.

La posizione. Siete un gigantesco molo piantato in mezzo al Mediterraneo. Sul fronte adriatico, eravate (e un po’ restate, perché quelli non muoiono mai) bastione contro la minaccia russa, oggi soprattutto cinese. Ma come vi può essere saltato in mente di offrire ai cinesi il porto di Trieste? Chiedo scusa, ma avete dimenticato che quello scalo di Vienna su cui i rossi di Tito stavano per mettere le mani ve lo abbiamo restituito noi, nel 1954? E non avete la pazienza di studiare il collegamento ferroviario e stradale fra Vicenza (Aviano) e Trieste -ai tempi miei faceva abbastanza schifo, ma non importa- che fa di quel porto uno scalo militare, all’intersezione meridionale dell’estrema linea difensiva Baltico-Adriatico? E forse dimenticate che una delle più grandi piattaforme di comunicazioni, cioè di intelligence, fuori del territorio nazionale l’abbiamo in Sicilia, a Niscemi, presso lo Stretto che separa Africa ed Europa, da cui passano le rotte fra Atlantico e Indo- Pacifico?”.

Queste lucide -quanto realistiche- considerazioni sono di un ufficiale americano in congedo che ha scritto -seppure in forma anonima- un articolo per la rivista Limes. L’importanza delle riflessioni che vengono fatte da questo anonimo ufficiale è presto detta: il nostro paese non è che una espressione geografica dal punto di vista degli Stati Uniti e la sua sovranità -soprattutto sotto il profilo strategico e militare- è pressoché inesistente.

Affermazione di questo genere in un paese normale suonerebbero come scandalose ed insieme provocatorie ma al contrario per un paese come l’Italia sono invece un ritratto spietato e ,a tratti cinico, di quello che è la realtà effettuale, di quello che è l’Italia. Ma sono nel contempo un monito per tutti coloro che credono che il nostro paese sia sovrano e che credono sia possibile porre in essere una politica estera completamente autonoma -o addirittura in aperta contrapposizione- rispetto al diktat americano. Dimentichiamo molto presto d’altronde che il nostro paese è stata è stato oggetto dell’invasione dei francesi (con Luigi XII e Napoleone) come dell’Impero Asburgico.

Credo che le migliori definizioni che sono state date del nostro paese sono quelle di essere un’espressione geografica e di essere il ventre molle della Nato. Parole più che eloquenti.

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