L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 maggio 2021

L'inflazione è transitoria ma intanto c'è - L'oro aumenta, l'argento di più

Oro ai massimi di 4 mesi tra inflazione e dollaro debole. Quali prospettive?

18 Maggio 2021 - 15:27

Il rischio inflazione e il dollaro debole spediscono l’oro in area 1.870 dollari, di fatto ai massimi di 4 mesi. Ma il lingotto, secondo gli analisti, ha ancora spazio per ulteriori recuperi: i dettagli.


Dopo la scorpacciata di stimoli anti-Covid il rischio inflazione, che ha già mandato ko le Borse e per cui si attendono le minute della Fed, sta contribuendo a gonfiare il prezzo dell’oro, il bene rifugio opzionato dagli investitori per coprirsi dagli scossoni.

Il lingotto, che sta approfittando anche della perdurante debolezza del dollaro, è arrivato a scambiare in area 1.870 dollari, ai massimi di 4 mesi. Ma per gli analisti il traguardo è ancora lontano, e uno sconfinamento verso quote più alte potrebbe finire per innescare ulteriori recuperi.

Oro ai massimi di 4 mesi, quali prospettive?

È l’inflazione, dunque, a tenere banco, nonostante la Fed si sia già affrettata a ribadire che per quest’anno né l’aumento dei tassi né il tapering del Qe sono ipotesi concrete. Eppure il mercato sembra aver virato con decisione verso un evergreen come l’oro, visto non solo il balzo a 1.870 dollari della commodity, ma anche la fiammata delle partecipazioni di Spdr Gold Trust, il più grande fondo al mondo negoziato in Borsa e garantito da oro, che ha centrato ieri un +0,7% a 1.035,93 tonnellate.

A dettare la scia l’argento, che sta cavalcando un trend persino più rialzista di quello dell’oro e che scambia ora a 28,7 dollari, ai massimi da inizio febbraio. A giocare un ruolo anche il dollaro, indebolito dal mix delle politiche accomodanti della Fed e della sgommata dell’inflazione, che esercita una forte pressione sui rendimenti reali. L’euro guadagna così terreno sulla divisa USA, con il crosso valutario che sale ora a 1,2228, in sensibile rialzo rispetto ai minimi di fine marzo, 1,1714.

Trainato dalla combinata inflazione-dollaro debole, l’oro potrebbe ora accelerare sopra la soglia di 1.870 dollari, il primo target centrato. L’ultima volta che la commodity riuscì a muoversi su quote sensibilmente più alte era lo scorso 7 gennaio, 1.913 dollari, nel pieno di un trend ribassista che fece scivolare il lingotto in area 1.840.

Attesa per le minute della Fed

Ora, un passaggio decisivo per l’inflazione e per l’oro saranno le minute dell’ultima riunione della Fed, che dovrebbero offrire maggiore chiarezza tanto sulle prospettive di politica monetaria quanto sui trend inflativi. Per il mese di aprile, la Banca centrale ha già certificato un rimbalzo dei prezzi del 4,2% negli USA, che va a combinarsi con il +1,4% di gennaio, il +1,7% di febbraio e il +2,6% di marzo.

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