L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 maggio 2021

Lo "stregone maledetto" ne sta combinando altre delle sue. Regalare miliardi e miliardi ai privati che già fanno profitti ignobili e speculano alla grande sui risparmiatori, facendo credere che lo stato è incapace a risanare

Il maxi regalo di Draghi a UniCredit per chiudere la saga Siena: 7 miliardi di dote fiscale perché Orcel prenda Mps e anche Banco BPM

13/05/2021 12:25 di Laura Naka Antonelli

Un duopolio di banche in Italia, con Intesa SanPaolo fresca di matrimonio con Ubi Banca da un lato e UniCredit-Mps-Banco BPM dall’altro, con Piazza Gae Aulenti che, forte degli incentivi fiscali in arrivo dal governo Draghi, magari messi pure insieme, potrebbe incassare un bonus di 7 miliardi netti per inglobare sia la banca senese che Piazza Meda.


Oppure un terzo polo in Italia, che vedrebbe Banco BPM di Giuseppe Castagna indossare le vesti di predatrice, e non di preda, e magari convolare a nozze con Bper, potenziale sposa promessa da tanto tempo. Sono gli scenari e le indiscrezioni che vengono riportati oggi da Il Sole 24 Ore nell’articolo “Banche, Draghi al rebus incentivi Il futuro è a due o tre maxi poli”.

Sotto i riflettori il rebus incentivi, per l’appunto: il mondo bancario è in fermento, in attesa di capire come si presenteranno le agevolazioni fiscali del Decreto Sostegni Bis, la cui versione finale non è ancora nota.
Nei giorni scorsi le voci sul contenuto del decreto hanno indicato un bonus M&A per le banche più ricco e più valido nel tempo, rispetto a quello inserito nella legge di bilancio 2021 del precedente governo Conte.
L’obiettivo dei due governi rimane lo stesso: convincere UniCredit ad accollarsi Mps, corteggiandola con la prospettiva, per l’appunto, di un bonus sostanzioso.
La prospettiva è quella di uno Stato che dà i soldi a una banca privata perché acquisti la partecipazione di maggioranza dello Stato stesso un istituto che lo Stato stesso non è riuscito, evidentemente, a risanare, in quanto non ancora capace di camminare con le proprie gambe. (l'imbecillità all'ennesima potenza dello "stregone maledetto" il privato  che risana mentre lo stato si defila facendo finta di essere incapace)

Nel Decreto Sostegni bis regalo a banche italiane di 11,6 miliardi

E’ stato sempre Il Sole, qualche giorno fa, a parlare di un maxi regalo alle banche italiane, del valore di 11,6 miliardi, emerso dalla bozza del Decreto Sostegni bis, per incentivarle a inaugurare la tanto attesa nuova stagione del risiko bancario.
La dote più ricca spetterebbe a UniCredit: in caso di fusione tra UniCredit e Siena, il beneficio ammonterebbe infatti a circa 3,4 miliardi circa, ovvero 1,1 miliardi in più rispetto alla norma vigente.
La trasformazione delle DTA in crediti di imposta, si ricorda, è stata varata dall’ultima legge di bilancio del governo Conte come incentivo alle fusioni che tuttavia, in base all’impianto normativo attuale, dovrebbero essere approvate entro la fine del 2021.
Ecco di conseguenza l’idea di Draghi di spostare al primo semestre del 2022 la scadenza per le operazioni M&A da attuare tramite gli incentivi.
Gli analisti di Equita SIM, nel commentare la dote fiscale più ricca a Mps, avevano spiegato, sulla base delle indiscrezioni del Sole, la modifica relativa alla conversione delle DTA in crediti fiscali in caso di aggregazioni, che renderebbe più ricco il bonus: quella che porterebbe la soglia delle DTA convertibili dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione.
“Se approvata – avevano scritto qualche giorno fa gli analisti della SIM milanese – la norma fornirebbe un ulteriore impulso al processo di consolidamento nel settore (bancario), supportando in particolar modo una soluzione per Monte dei Paschi (che ha in dote DTA potenzialmente oggetto di conversione per 3,8 miliardi), con tempistiche che tuttavia potrebbero essere più lunghe rispetto a quanto inizialmente ipotizzato”.
“Sulla base dei nostri calcoli – si leggeva ancora nella nota di Equita SIM – in caso di M&A tra UniCredit e Mps, il beneficio dalla conversione delle DTA ammonterebbe a 3,4 miliardi (1,1 miliardi circa in più rispetto alla norma vigente), con un impatto sul CET1 della combined entity stimato in 90 punti base circa (rispetto a precedenti 60 punti base)”.

Orcel rimette al centro l’Italia, sommando le doti avrebbe 7 mld per prendersi Mps e Banco BPM

Oggi il Sole scrive in merito alla possibilità che UniCredit di Andrea Orcel possa puntare non solo a Mps ma anche a Banco BPM:
“Tra Piazza Gae Aulenti e il Tesoro – si legge nell’articolo di oggi – i canali sono informali ma aperti, al punto che dalle parti del primo azionista di Mps c’è chi non esclude che si possa entrare presto nel vivo della trattativa per la cessione del controllo di Siena, che – con i debiti ritocchi agli incentivi fiscali – potrebbe dipanarsi lungo cinque anni e con incentivi più robusti. Altrettanto robusti sono quelli che spingerebbero UniCredit verso Banco Bpm, e nel caso in cui fossero effettivamente sommabili ecco che l’ex banchiere Ubs (ovvero Orcel) si ritroverebbe con 7 miliardi netti circa di bonus per assorbire sia l’una che l’altra”.
Dal canto suo, al momento il neo amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel sta lavorando a snellire, il top management della banca.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il nuovo ceo Orcel ha iniziato già a riorganizzare la struttura dei vertici di UniCredit, rimuovendo due divisioni gemelle che gestivano le funzioni top corporate nell’era dell’ex ceo Jean Pierre Mustier.
A essere rimosse sono state in particolare le unità Western Europe e Finance & Controls.
Orcel ha nominato contestualmente responsabile dell’Italia Niccolò Ubertalli, che in precedenza era a capo della divisione Eastern Europe insieme a Gianfranco Bisagni.
UniCredit – che sarebbe pronta a sforbiciare anche un bel po’ di commissioni interne – ha motivato i cambiamenti apportati da Orcel con “l’importanza cruciale” che l’Italia riveste per il gruppo.
Un’importanza che porterà per caso Orcel a fagocitare sia Mps che Banco BPM?
Nella sessione odierna, i titoli delle banche italiane sono sotto pressione, in linea con il sentiment negativo che va di scena a Piazza Affari dopo il tonfo di Wall Street scatenato dal boom dell’inflazione negli Stati Uniti.
Non aiuta i titoli bancari neanche l’annuncio di Moody’s, che ha rivisto il rating e l’outlook di dieci banche italiane.

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