L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 maggio 2021

Lo "stregone maledetto" tra privatizzazioni, derivati e la costrizione nel Progetto Criminale dell'Euro

Quanto ci è costato il frugale Mario Draghi!

Cesare Sacchetti lo ha calcolato

L’ultima mossa di Draghi per riguadagnare un po’ di consensi è quella di aver rinunciato ai 115mila euro annui previsti per lo stipendio da presidente del Consiglio. Se andiamo a ripercorrere a ritroso la carriera di Draghi dal 1992 ad oggi, possiamo vedere quanto è costato approssimativamente Draghi all’Italia. Mario Draghi nell’anno del golpe giudiziario di Mani Pulite era direttore generale del Tesoro ed è stato il principale artefice della svendita del patrimonio pubblico industriale italiano. Secondo la Corte dei Conti, solamente i rincari dovuti alle privatizzazioni sono costati 170 miliardi di euro.

Questa stima non tiene conto dei mancati ricavi che saranno altre svariate decine di miliardi di euro. C’è poi la storia dei derivati sottoscritti da Draghi sempre negli anni’90 che sono costati allo Stato italiano almeno 8 miliardi di euro. Se a questi aggiungiamo i danni dell’Italia nella permanenza dell’euro che Draghi ha tenuto in vita attraverso il Quantitative Easing, il conto sale ancora di più con svariati decine di miliardi di euro all’anno persi per l’appartenenza alla moneta unica. Una stima conservativa dei danni fatti da Draghi all’economia italiana si aggira tranquillamente sui 200 miliardi di euro. In conclusione, Draghi può tenersi i 115mila di euro all’anno previsti per il suo incarico a palazzo Chigi purché restituisca all’Italia e al popolo italiano i 200 miliardi di euro di danni che le sue politiche di killeraggio economico hanno provocato all’Italia.

https://www.ft.com/content/e2bb0d4d-29ec-48be-8660-fb39192b6caa

Mario Draghi waives his salary as Italy’s PM

Decision to sacrifice €115,000 annual income comes amid country’s economic crisis

Nessun commento:

Posta un commento