L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 maggio 2021

Malafede evidente sull'influenza covid - Quando si tratta di proteggere gli avvoltoi privati dai loro profitti le regole possono saltare quando si tratta di salute pubblica e di non regalare miliardi agli stranieri per vaccini con modificazioni genetiche le istituzioni fanno blocco e decretano lo stop. Nel caso specifico è la Corte dei Conti che si schiera a protezione degli interessi miliardari delle case farmaceutiche statunitensi germaniche, inglesi svedesi

Il vaccino italiano è rimasto senza fondi per la fase 3

Conclusa la fase 2, la sperimentazione di Reithera è allo stallo: manca il via libera della Corte dei Conti. L'azienda di Castel Romano ha ricevuto 13 milioni degli 89 milioni totali assicurati da Invitalia, Regione Lazio e Cnr

di Sonia Montrella
aggiornato alle 10:3813 maggio 2021

© Alessandro Serranò/AGF - Vaccino: ricercatori al lavoro nella sede di Reithera alle porte di Roma

AGI - Il vaccino anti Covid italiano rischia di non vedere mai la luce. Conclusa la fase 2, la sperimentazione è allo stallo per mancanza di fondi (promessi tempo fa). Secondo quanto apprende l'AGI da fonti vicine al dossier, l'azienda biotech di Castel Romano, Reithera, che ha messo a punto il siero GRAd-COV2, ha ricevuto poco degli 89 milioni totali assicurati da Invitalia, Regione Lazio e Cnr. Per poter affrontare la fase 2, come già previsto l'azienda ha anticipato i soldi, ma quei finanziamenti non sono mai arrivati.

Nello specifico, 81 milioni erano stati promessi a gennaio da Invitalia, il cui ad è l'ex commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Di questi 41 erano a fondo perduto e 40 sotto forma di prestito. La Regione Lazio ha stanziato 5 milioni, il Cnr 3 milioni, mentre l'azienda ha messo sul tavolo 12 milioni.

A giorni saranno comunicati i risultati della fase due, che ha coinvolto 1.000 volontari in 25 centri ospedalieri italiani. Dopo di che si potrebbe partire con la fase 3, che richiede il reclutamento di 10mila volontari, ma senza soldi - e molti - questa possibilità appare sempre più sfuocata. Ma dove sono finiti?
L'iter dei fondi

Ufficialmente i fondi di Invitalia sono fermi per una questione burocratica, ovvero attendono l'ok della Corte dei conti. Invitalia ribadisce all'AGI ciò che aveva già spiegato precedentemente in una nota, e cioè che non c'è nulla di strano nei tempi avendo stipulato un contratto di sviluppo. Con Reithera - si spiegava nella nota - "è stato sottoscritto un Contratto di Sviluppo, un incentivo governativo da anni disponibile per sostenere gli investimenti produttivi e in ricerca e sviluppo delle aziende italiane che decidono di investire nel nostro Paese".

Il Contratto di Sviluppo è una procedura a sportello e finanzia le proposte inviate dalle aziende e ritenute meritevoli, secondo una procedura di legge: non è prevista, pertanto, né la pubblicazione di un bando né di una gara. "La Commissione europea - proseguiva la nota - ha approvato il contributo fornito dallo Stato a Reithera giudicandolo compatibile con le norme sugli aiuti di Stato. La proposta di Reithera è stata ritenuta meritevole di essere finanziata dal governo e da Invitalia.

L'investimento ha l'obiettivo non solo di supportare le fasi successive della sperimentazione del candidato vaccino ma anche di realizzare un sito produttivo sul nostro territorio che potrà essere, nel tempo, utilizzato per lo sviluppo e la produzione di farmaci". L'azienda di biotech riceve periodicamente rassicurazioni sul destino di quei finanziamenti, ma intanto le casse restano vuote.
Lo Spallanzani si sfila, anzi no

Ma c'è un altro aspetto che ha portato il vaccino Reithera in cima alla cronaca recente. Tra i 26 centri coinvolti nella messa a punto del siero, l'Istituto per le malattie infettive di Roma, Lazzaro Spallanzani era il nome più altisonante. Il coinvolgimento era tale che quello di Reithera era diventato per tutti "il vaccino dello Spallanzani".

Ma nella sperimentazione il nome dell'ospedale non compare. La spiegazione è che il nosocomio ha partecipato attraverso un "coordinating investigator", e cioè una figura dello Spallanzani che ha contribuito alla redazione del protocollo", spiegano all'AGI fonti di Reithera.

Il fatto che poi lo Spallanzani "non abbia partecipato attivamente alla sperimentazione nel reclutamento dei volontari non ha avuto impatto sull'avanzamento del trial che è iniziato il 15 marzo 2021 e procede spedito".

Insomma, la sperimentazione potrebbe continuare anche senza lo Spallanzani, se ci fossero i fondi. Un condizionale che genera amarezza perché, sostengono fonti vicine alla sperimentazione, il vaccino funziona ed è un peccato mollare alla fase 3

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