L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 maggio 2021

NoTav - a Torino c'è una lunga tradizione di manifestazioni comprate e pompate dai giornali contro i movimenti critici e pensanti verso le buffonate delle istituzioni, ultimo esempio l'inutile raddoppio di una linea ferroviaria chiamata alta velocità in cui già la Torino-Lione del Frejus viene sottoutilizzata in quanto si preferisce far viaggiare le merci su gomma

A una delle madamine Sì Tav nel 2018 un incarico di 90mila euro da Telt

E’ la società che gestisce i lavori per il Tav. Lei: «C’è stato un regolare bando di gara pubblica. E’ falso e diffamatorio che questo abbia influenzato abbia condizionato e influenzato la mobilitazione a sostegno della Tav »

 

BERNARDO BASILICI MENINI
PUBBLICATO IL30 Aprile 2021

Un incarico da 90mila euro da parte di Telt, la società che gestisce i lavori per la Tav, a una delle madamine che avevano organizzato la mobilitazione del 2018. Il tutto poco tempo prima di quella manifestazione.

Al centro della vicenda Simonetta Carbone, da anni impegnata a Torino in un’agenzia di comunicazione specializzata nelle media relations. I fatti risalgono a tre anni fa, quando (anche in seguito all'uscita del Comune di Torino dall'osservatorio sulla Torino-Lione) sette donne avevano organizzato una protesta a supporto dell'opera in piazza Castello, partecipata da decine di migliaia di persone. Una di quelle «madamine», appunto Carbone, pochi mesi prima (dall'agosto del 2018) ricevette un incarico da Telt per 90mila euro, incarico che sul sito dell'Anticorruzione viene motivato come «Prestations de revue de presse», vale a dire «prestazioni di rassegna stampa».

A rivelarlo è Notav.info, portale di informazione che fa parte della galassia no Tav, che ha diffuso il link al sito dell'Anac dove sono presenti i documenti di quell'incarico affidato direttamente a Carbone. «Che le madamine fossero più o meno eterodirette era evidente - attaccano i No Tav - Ma chi avrebbe immaginato che dietro ci fosse niente di meno che la società promotrice del TAV». L'accusa, insomma, è chiara: Telt avrebbe pagato una persona per co – organizzare una manifestazione a sostegno dell'opera che gestisce.

La replica

«I miei rapporti con Telt sono nati nel 2014 a seguito di regolari bandi di gara pubblici, per fornire un servizio di rassegna stampa su tutte notizie e le prese di posizione sulla vicenda Tav – replica Simonetta Carbone -. Avanzare il sospetto che questo fatto abbia condizionato e influenzato la mobilitazione a sostegno della Tav è falso e diffamatorio». Anche il comitato «Sì, Torino va avanti» protesta: «Riteniamo offensive e diffamatorie le affermazioni secondo le quali qualcuna delle promotrici avrebbe portato avanti le iniziative a sostegno della Tav Torino-Lione per interessi diversi da quelli di un impegno civile a favore dello sviluppo economico e sociale della città». Sul fronte della trasparenza, «Siamo a disposizione per mostrare i nostri conti, dai quali risulta chiaramente l' inesistenza di qualsiasi rapporto, in particolare di tipo economico, con la società costruttrice della Tav. I cosiddetti gruppi No Tav possono fare altrettanto?».

Le reazioni

Adele Olivero, una delle altre madamine, prende le distanze: «Di questo suo incarico non eravamo al corrente e in ogni caso non c'entra niente con quello che abbiamo fatto. Quella che abbiamo organizzato era una manifestazione civica e civile, a cui, riconoscendosi nelle stesse nostre idee sulla Tav, hanno partecipato migliaia di persone. I nostri contributi sono alla luce del sole». Olivero parla di «strumentalizzazioni. Anche all’epoca tutti avevano provato a salire sul carro, ma noi abbiamo sempre mantenuto la nostra indipendenza».

Nel frattempo i contrari all'opera attaccano a tutto campo. Francesca Frediani, consigliera regionale del Movimento 4 Ottobre e storica attivista No Tav: «E' l'ennesima dimostrazione che dietro alla Torino-Lione non c'è un bene comune o un interesse nazionale, ma solo interessi personali». La collega in Regione del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato dice che «se i fatti fossero confermati, crollerebbe del tutto la narrazione che ha accompagnato la discesa in campo delle madamine. Non solo la loro indipendenza politica è stata smentita pochi mesi dopo, al primo turno elettorale. Oggi si aggiunge anche questo dettaglio imbarazzante. C’è da porsi serie domande sulla spontaneità di questa operazione».

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