L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 maggio 2021

“porre fine all’uso cinico della rabbia e dell’ostilità palestinese, che è comprensibile come reazione all’occupazione e all’oppressione, come pretesto per continue violazioni contro il popolo palestinese. Chiediamo inoltre al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di fermare l’uso della violenza per distrarre dalle turbolenze politiche interne israeliane”.

MO, chiese Usa: “No aiuti a Israele se legittimano occupazione illegale”

Le chiese statunitensi lanciano un monito per la pace immediata e duratura in Terra Santa e chiedono anche lo stop alla vendita di armi a tutti gli stati della regione, che "può solo portare a una maggiore instabilità e a un ulteriore deterioramento delle condizioni in Terra Santa".

-24 Maggio 2021

15 maggio, manifestazione a Londra. Foto Ehimetalor Akhere Unuabona, unsplash

Roma (NEV), 24 maggio 2021 – Un nuovo appello per la pace in Medio Oriente. Arriva questa volta dalle chiese Usa, e in particolare dal Consiglio nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti (NCC), che pochi giorni fa ha pubblicato un comunicato sul conflitto tra israeliani e palestinesi. “La Terra chiamata Santa da ebrei, cristiani e musulmani è ancora una volta teatro di ostilità armate, proteste e combattimenti – scrive il Consiglio delle chiese nordamericane -. In risposta a una protesta pacifica contro l’occupazione illegale israeliana delle terre palestinesi e lo spostamento forzato dei palestinesi dalle loro case, questa volta dal quartiere Shaikh Jarrah di Gerusalemme, le azioni ostili di Israele hanno portato a una conflagrazione totale. Il fatto che la risposta iniziale sia avvenuta durante il Ramadan, e all’interno del complesso sacro della moschea al-Aqsa della comunità musulmana a Gerusalemme, lo ha reso ancora più dirompente. […] Palestinesi e israeliani stanno perdendo i propri cari a causa della violenza, compresi i bambini. Le case ei quartieri palestinesi, specialmente a Gaza, vengono distrutti con la potenza di fuoco israeliana. Case e quartieri israeliani vengono bombardati con razzi palestinesi lanciati da Gaza. Allo stesso tempo, forse più deplorevolmente, i cittadini ebrei e arabi in comunità miste all’interno di Israele si stanno rivoltando l’uno contro l’altro, tutto questo mentre i sanitari del personale medico israeliano ebreo e arabo lavorano fianco a fianco per salvare vite umane. La crescente crisi umanitaria tra i palestinesi è profondamente preoccupante”.

La violenza, per tanto, “deve finire. Esortiamo israeliani e palestinesi a onorare il cessate il fuoco che è stato raggiunto e a porre fine a questi combattimenti”.

Una violenza che ha le sue radici nella storia recente del MO. “Il moderno Stato di Israele – spiega l’NCC – è stato fondato nella patria ebraica biblica nel 1948, allontanando così i palestinesi da quella che era stata la loro antica patria. In quel momento, un risultato per la comunità ebraica, dopo le sue sofferenze durante l’Olocausto, divenne una catastrofe (Nakba) per la comunità palestinese. Da quel momento, la violenza ha costantemente minacciato la fragile esistenza di tutte le persone nel paese e nella regione. Questa minaccia di violenza si è radicata nel 1967, quando la guerra ha portato all’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza. Da quel momento, nonostante il ritiro israeliano da Gaza nel 2005, Israele si è appropriato sistematicamente del territorio occupato in Cisgiordania e ha continuato a bloccare Gaza. La rabbia e i prevedibili attacchi sono stati costantemente utilizzati per legittimare l’oppressione israeliana della comunità palestinese. La violenza di oggi non è diversa. Mentre israeliani e palestinesi devono fare i primi passi per porre fine alla violenza, gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono insistere affinché lo facciano”.

Per tanto, il Consiglio nazionale delle chiese rivolge un appello al presidente statunitense Joe Biden, affinché faccia sentire “il peso della sua amministrazione sui leader israeliani e palestinesi per riprendere i colloqui che possano portare a una soluzione pacifica soddisfacente per entrambe le parti. In tal modo, gli Stati Uniti devono porre come condizione che gli aiuti attuali e futuri a Israele – finanziari, militari e altro – non siano utilizzati per legittimare l’occupazione illegale e per consentire atti di aggressione. Poiché la regione è già inondata da armi estremamente potenti e mortali e l’NCC ha costantemente sostenuto il reindirizzamento della spesa militare verso usi più pacifici e produttivi, chiediamo anche che gli Stati Uniti cessino di vendere armi a tutti gli stati della regione poiché questo può solo portare a una maggiore instabilità e un ulteriore deterioramento delle condizioni in Terra Santa”.

Il monito al governo israeliano è quello di “porre fine all’uso cinico della rabbia e dell’ostilità palestinese, che è comprensibile come reazione all’occupazione e all’oppressione, come pretesto per continue violazioni contro il popolo palestinese. Chiediamo inoltre al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di fermare l’uso della violenza per distrarre dalle turbolenze politiche interne israeliane”.

Infine, “chiediamo all’Autorità Palestinese di rinunciare alle azioni ostili di elementi distruttivi all’interno della sua società, vale a dire Hamas, anche se riconosciamo l’asimmetria di potere. Non perdoniamo la violenza di alcun tipo e condanniamo il terrorismo in tutte le sue manifestazioni. Facciamo questi appelli pensando ai nostri partner di fede in Terra Santa. E preghiamo insieme a cristiani fedeli, musulmani ed ebrei, a Gerusalemme e ovunque, per la pace”, conclude la nota.

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