L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 maggio 2021

Prove generali per la creazione di cittadini di serie A e di serie B

Archivio Keystone

NUOVA ZELANDA
03.05.2021 - 21:00 
Rifiutano il vaccino: licenziati nove doganieri
Vista «l'impossibilità di un ricollocamento», il contratto di nove dipendenti di frontiera è stato terminato
Il Governo neozelandese aveva richiesto la vaccinazione dei lavoratori in prima linea «entro la fine di aprile»


WELLINGTON - L'agenzia delle dogane della Nuova Zelanda ha licenziato nove lavoratori che si sono rifiutati di fare il vaccino anti Covid-19.

Lo ha riferito il Guardian. Il Ministro della Sanità, lo ricordiamo, aveva richiesto ad inizio anno che tutti i lavoratori di frontiera neozelandesi fossero vaccinati entro la fine di aprile.

A tal riguardo, la premier Jacinda Ardern aveva dichiarato a febbraio che il governo non avrebbe reso il vaccino obbligatorio per il personale di prima linea, ma che coloro che avessero rifiutato l'inoculazione sarebbero stati spostati in altri ruoli d'ufficio.

Tuttavia, nel caso delle dogane, «non è stato possibile» trovare un'altra sistemazione per ricollocare i nove lavoratori che erano in servizio al confine marittimo. Lo ha detto Jacinda Funnell, vice capo esecutivo dell'agenzia doganale.

«Siamo spiacenti che queste persone abbiano dovuto lasciare il lavoro e comprendiamo quanto sia difficile questa situazione per loro», ha aggiunto Funnell, spiegando che «le opzioni per il ricollocamento erano molto limitate a causa dell'assenza di un'altra funzione doganale nella zona». La dirigente ha detto che l'agenzia ha anche esplorato altre opzioni di ricollocamento nel servizio pubblico in generale, ma senza successo.

La notizia del licenziamento dei nove dipendenti ha intanto fatto discutere in Nuova Zelanda, tra chi è d'accordo e chi lo trova inammissibile. Ad esempio, i sindacati si sono subito attivati, esprimendosi contro il licenziamento dei lavoratori che rifiutano il vaccino, e sostenendo che i nove dovrebbero essere riassunti immediatamente.

«Non sosteniamo la vaccinazione obbligatoria e non tollereremo la discriminazione contro i lavoratori che scelgono di non vaccinarsi», indica il sindacato "E tū union" sul proprio sito, mentre il "Public Service Association" ha detto che il personale di frontiera non vaccinato «dovrebbe essere riassegnato», in quanto «i loro diritti quali lavoratori devono essere tutelati».

Più del 95 percento del personale delle dogane ha già ricevuto la prima dose e più dell'85 percento la seconda, ha poi informato Funnell.

Nessun commento:

Posta un commento