L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 maggio 2021

Richiesta di altri miliardi per competere con Russia e Cina


30 APRILE 2021

Il generale David Krumm è il comandante della regione aerea dell’Alaska, del comando di difesa aerospaziale nordamericana, dell’Undicesima Air Force, e della Pacific Air Force. Dalla sede della base di Elmendorf-Richardson, nei pressi di Anchorage (Alaksa). Il generale ha detto, durante un forum online ospitato dall’Air Force Association lo scorso mercoledì, che l’aeronautica statunitense (l’Usaf, acronimo di U.S. Air Force) che l’attività di intercettazione degli aerei russi al largo della costa occidentale del Nord America ha ridotto all’osso le capacità delle sue unità.

Come riferito da AirForceTimes, Krumm ha detto che “abbiamo sicuramente visto un aumento dell’attività russa. Abbiamo intercettato oltre 60 aerei l’anno scorso. … ne osserviamo molti di più”.

L’aumento dei voli di pattugliamento

La regione aerea dell’Alaska è da sempre stata una terra di frontiera che ha visto lo “scontro” tra Stati Uniti e Unione Sovietica. I bombardieri e pattugliatori marittimi con la stella rossa, nonché spesso e volentieri i caccia a lungo raggio, erano soliti effettuare regolari “puntate” verso l’Adiz alaschiana, un’area che si estende per 200 miglia nautiche. Da qualche anno si sta assistendo ad una escalation di questi voli di pattugliamento, con numeri che ricordano quelli della Guerra Fredda: sino al 2015, ad esempio, in media venivano effettuate circa 10 incursioni da parte di aerei russi ogni anno. Voli, dicevamo, effettuati da bombardieri Tupolev Tu-95, pattugliatori marittimi/antisom Tu-142 e velivoli spia.

In risposta, l’Usaf schiera, nell’area, caccia F-22, aerei di sorveglianza aerea E-3 e aerocisterne KC-135. I voli, oltre a dimostrare la crescente rivalità tra le due superpotenze, evidenziano la maggiore attenzione riposta verso l’Artico delle stesse: abbiamo già avuto modo di dire che lungo tutto il circolo polare, i Paesi che vi si affacciano – e non solo quelli – stanno sistematicamente schierando i propri assetti militari (o da ricerca oceanografica) per cercare di controllare una regione di globo che, a causa dei cambiamenti climatici, sta diventando sempre più accessibile, aprendo la strada allo sfruttamento delle sue risorse minerarie, ma soprattutto aprendo nuove vie di comunicazione marittima, che in un mondo globalizzato dove il 90% delle merci transita per i mari, diventano sempre più vitali; ed il recente blocco temporaneo del Canale di Suez ne ha dimostrato tutta la fragilità.

Più truppe Usa verso Nord

“Anche se le nostre unità sono sotto pressione, le stanno gestendo in modo molto, molto efficace”, ha detto ancora il generale Krumm, e non potrebbe dire altrimenti. Del resto Krumm ha indicato che l’Usaf potrebbe essere disponibile a inviare altri tipi di caccia in appoggio agli F-22 dislocati in Alaska, così i Raptor potranno concentrarsi su missioni più complesse e sulla formazione. Ce ne sarebbero già: gli F-16 della vicina base aerea di Eielson, ma a quanto pare servono assetti “più moderni” rispetto ai caccia di quarta generazione in forza al 354esimo Fighter Wing .

“Gli F-22 sono il nostro caccia per la superiorità aerea in prima linea”, ha detto ancora il generale e “C’è un costo. … Non conosco ancora tutte le opzioni che perseguiremo”. Il 14 aprile scorso, il generale Glen VanHerck, capo del Northcom e del Norad, ha avvertito il Congresso che gli Stati Uniti devono essere in grado di rilevare e rispondere a tutte le potenziali minacce aeree, in quanto la Russia sta migliorando le sue flotte di bombardieri e di altri aerei a lungo raggio.

L’avviso non è il primo che si leva dall’Usaf, e nasce da un’esigenza prima di tutto finanziaria: l’aeronautica statunitense è a corto di effettivi e di mezzi – a causa dei tagli precedenti – e fatica a soddisfare tutte le impellenti necessità date dalle attuali contingenze strategiche. Proprio l’F-22 è un caso emblematico in questo senso: avrebbe dovuto entrare in servizio nell’Usaf in 648 esemplari per sostituire la linea di F-15 – che non a caso sono ancora in servizio – invece, a fine produzione, ne sono stati ordinati solo 186.

Anzi, proprio per tappare questa falla, il Pentagono ha ordinato la produzione di una nuova versione dell’Eagle, l’F-15EX. Il Dipartimento della Difesa sta anche valutando le opzioni per modernizzare la rete di satelliti, radar e altri sensori e risorse di avvistamento precoce, tracciamento e sorveglianza. Una rete complessa, che dovrà necessariamente provvedere alla scoperta della minaccia ipersonica (Hgv e missili da crociera), e che, possibilmente, dovrà essere utilizzata quanto più possibile in versione “passiva”: un primo esperimento in questo senso è già stato fatto (però dall’U.S. Navy) con l’esercitazione UxS IBP 21 tenutasi nei giorni scorsi.

Necessario migliorare gli assetti spaziali

Una piccola grande rivoluzione, per adeguarsi sia al nuovo concetto operativo (“Accelerare il cambiamento oppure perdere” messo per iscritto dal Csm aeronautica generale Charles Q. Brown Jr), sia per ovviare a tutti quei problemi, derivati fondamentalmente dai pochi soldi disponibili, che si trascinano da anni e che hanno provocato l’usura di uomini e mezzi.

Dicevamo della necessità di migliorare le capacità di integrazione degli assetti spaziali (alcuni anche nuovi) con quelli “terrestri”: questo aspetto sarà testato durante l’imminente esercitazione Northern Edge che inizierà il 3 maggio, e che vedrà la partecipazione dei (pochissimi) nuovi caccia F-15EX Eagle II e dei satelliti Internet Starlink di SpaceX, tra gli altri.

Quando, oltre Atlantico, si lamentano carenze e “pericoli” di questo tipo, è istintivo pensare a deliberate esagerazioni del mondo militare per ottenere più soldi – quindi più potere – ma in questo caso c’è un fondo di verità, dato proprio dai numeri esigui di certi mezzi (e personale) e dal rateo di incidenti e messa a terra di velivoli statunitensi. Bisogna però pure sempre considerare l’ordine di grandezza “americano”, anche se, trovandosi a dover affrontare due “nemici” contemporaneamente che si stanno riarmando (cosa che almeno Nixon negli anni ’70 era riuscito a evitare portando la Cina sul fronte opposto rispetto a quello sovietico), il Pentagono sembra essere davvero in difficoltà nella finalità di mantenere la supremazia.

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