L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 maggio 2021

Si moltiplicano le azioni degli stati nei confronti delle multinazionali tecnologiche

Germania e Francia chiedono all'Ue azioni più decise contro le big tech

Dichiarazione congiunta di Parigi, Berlino e Amsterdam: Bruxelles deve bloccare le acquisizioni di startup europee da parte delle grandi piattaforme americane. Il nuovo Digital Market Act "manca di ambizione" 

di Francesco Bertolino 27/05/2021 12:30


Germania, Francia e Olanda criticano l'azione antitrust dell'Unione europea contro le grandi compagnie tecnologiche americane. Con un comunicato congiunto i ministri dell'Economia dei tre Paesi hanno chiesto a Bruxelles maggior impegno nel contrastare le acquisizioni di startup europee da parte di Facebook, Google, Amazon e altre big tech d'Oltreoceano. "Dobbiamo rafforzare e accelerare i controlli antitrust, in particolare nei confronti delle piattaforme dominanti nel mercato, per bloccare la loro strategia che consiste nel comprare sistematicamente i potenziali rivali per soffocare ogni tentativo di concorrenza", si legge nella nota siglata dai ministri dell'Economia di Berlino, Parigi e Amsterdam.

Accanto a pochi affari da decine di miliardi di dollari, le big tech hanno concluso negli ultimi anni una miriade di operazioni su startup piccole ma con soluzioni d'avanguardia e in grado di rappresentare in futuro una minaccia per il predominio sui mercati digitali. Spesso queste "killer acquisition" ricadono sotto la soglia dimensionale che renderebbe necessari vaglio e autorizzazione da parte della Commissione europea. Secondo i firmatari, quindi, l'Ue dovrebbe stabilire "soglie chiare e certe dal punto di vista legale per le acquisizioni da parte dei gatekeeper di obiettivi con un fatturato relativamente basso ma un dall'alto valore strategico".

Per tempi e contenuto la dichiarazione congiunta suona come una critica severa alla strategia antitrust sinora perseguita dall'Unione europea. La stessa Commissione, del resto, pare consapevole dell'inefficacia della sua azione contro le big tech e ha infatti proposto l'introduzione di un nuovo regolamento, il Digital Market Act (Dma), per dotarsi di poteri di veto più penetranti e soprattutto anticipatori rispetto alle condotte lesive della concorrenza. La normativa è oggetto di discussione fra i 27 Paesi membri Ue ma dovrebbe esser approvata in tempi brevi.

Secondo Germania, Francia e Olanda, tuttavia, il Dma manca di "ambizione" e non sarebbe sufficiente ad arginare lo strapotere delle big tech né appunto le loro acquisizioni predatorie. I governi dei tre Paesi reclamano quindi un maggior coordinamento fra le autorità antitrust nazionali e quella europea, nonché una maggior autonomia nello scrutinio delle operazioni e dei comportamenti delle grandi piattaforme.

Per la verità, già da qualche tempo la Germania sembra decisa a mettersi in proprio. Berlino ha infatti già approvato una legge che amplia i poteri antitrust in direzione del tutto simile a quella perseguita dall'Ue con il Digital Market Act. Mentre Bruxelles attende il via libera dei Paesi membri, però, il Bundeskartellamt ha già iniziato a far uso dei nuovi poteri e nel giro di pochi mesi ha avviato inchieste contro Facebook, Amazon e da ultimo Google per abuso di posizione dominante sui mercati digitali. Se le tre big tech dovessero esser ritenute colpevoli, l'autorità tedesca potrà applicare rimedi ex-ante tesi a impedire comportamenti di per sé lesivi della concorrenza ancor prima che vengano attuati.

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