L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 maggio 2021

Siamo immersi in una narrazione basata sulla menzogne e balle spaziali

Quando la menzogna diventa diritto



A leggere in giro, ovvero per il web che è ormai la più inquietante promenade sull’irrealtà, si direbbe che non esiste un legame tra ciò che vediamo esplodere in Palestina dove la violenza organizzata del potere si lega a quella privata di chi vuole occupare case altrui o all’esaltazione dei “nazisti per una notte” e ciò che siamo costretti a subire da un anno mezzo: ciò che lega le due cose è l’assuefazione alla menzogna, all’ipocrisia e alla malafede. E’ solo in questo modo che l’aggressore si può travestire da vittima e rivendicare il suo buon diritto, mentre chi rimane inorridito dall’assalto viene tacciato di essere antisemita, cosa particolarmente grottesca perché senza dubbio i palestinesi sono più semiti degli israeliani. Ma è anche in questo modo che un coacervo di poteri ha potuto imporre l’esistenza di una pandemia con relative stragi da panico e da divieto di cure al fine di perseguire una sorta di “ordine nuovo”, passando per essere un salvatore di vite e un benefattore dell’umanità., invece di essere la più oscura delle oligarchie che si possa ricordare.

Si è ormai talmente assuefatti alla menzogna radicale che pur immaginandola, intuendola, anzi toccandola con mano non si ha più la forza di reagire, di dire di no: la si segue in maniera rassegnata, essenzialmente perché non si hanno più le palle per ribellarsi, ma soprattutto perché non si è più in grado di scorgere un orizzonte oltre la mistificazione non si riesce a immaginare un riscatto oltre al “non c’è alternativa” con cui sono state allevate almeno due generazioni. Da decenni è stata cancellata l’idea che possa esistere una società diversa, la consapevolezza di poter avere una scelta: i paramenti ideologici del potere sono diventati una divisa di ordinanza dalla quale non di può prescindere semplicemente perché si sono persi gli altri abiti. Al massino c’è qualche coccarda, qualche decoro che cambia da stagione a stagione, una variazione di colore ma niente di più. Del resto cosa si potremmo aspettarci dopo esserci bevuti proprio ogni cosa: che i diritti sociali e lo stato sociale erano erano nemici della competitività, che la democrazia era incompatibile con l’economia, che i licenziamenti erano necessari per il lavoro, che i diritti del lavoro erano l’anticamera della disoccupazione, insomma tutta questa merda prodotta degli asini da soma dei padroni del vapore, tenuta assieme da una squallida retorica dei sogni egomaniaco e del consumo.

Alla fine si accetta la menzogna non perché essa non sembri tale, ma perché non si ha più una verità da opporre. E questo è diventato evidente nella traiettoria di movimenti e partiti che dal diapason della protesta non sono riusciti ad andare oltre perché non avevano un’idea che andasse oltre lo scenario. Lo scacco matto alle speranze di un progresso sociale è stato dato in tre mosse: la prima fatta dopo la caduta del muro di dichiarare che non s’è altra realtà possibile oltre il capitalismo e in particolare oltre la sua sottospecie neoliberista; la seconda è stata l’ affossamento di ogni pensiero forte capace di costruire un orizzonte diverso, così che i fatti diventano solo interpretazioni, anzi meglio narrazioni dove il concetto di verità è determinato solo dal volume e dall’estensione del messaggio; la terza è stata inglobare tutta la dialettica nel sistema, monopolizzando ciò che si poteva pensare come opposizione o espressione di disagio. Questo ha consentito di poter gestire in qualche modo anche la comunicazione antagonista, favorendo quella meno strutturata e credibile per poi soffocarla con la censura o eradicarla con le conversioni. Così adesso sappiamo benissimo che gli aggressori hanno torto, ma non ci indigniamo con quelli che stanno dalla parte del torto senza se e senza ma o quelli che sfuggono alle vere responsabilità. Ma non abbiamo nemmeno il coraggio di smascherare – in questo contesto anche in senso letterale – chi ci vuole non salvi, ma solo ubbidienti raccontandoci dell’orco. Il fatto è che dove andremmo se dovessimo abiurare al “non c’è alternativa” o alla caricatura della scienza con la quale viene spezzato il verbo pandemico? Dovremmo in un certo senso rifondarci cosa non facile perché dopotutto una falsa certezza è sempre meglio di un vero dubbio per ciò che umano, troppo umano. D’altronde cosa si attaglia meglio alla solitudine contemporanea degli uomini atomizzati se non la malattia che esalta il solipsismo e la paura dell’altro?

Così ci accorgiamo che la menzogna pian piano, è diventata la nostra verità.

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