L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 maggio 2021

Vaccinazioni di massa con vaccini sperimentali con modificazione genetiche per l'influenza covid stanata attraverso tamponi farlocchi e impedita la cura a casa, questo si, per chi presentava/presenta sintomi influenzali covid, con l'unica accortezza della VIGILE ATTESA in maniera che il virus si attecchisca ben bene e che poi si possa combatterlo in ospedale, con tutti i limiti che comporta vincerlo quando la malattia è in fase avanzata. Impedire di fermarlo quando ancora non è nel pieno delle sue potenzialità dannose NON SI DEVE!

Vaccini, la roulette russa



Uno studio in preprint sul vaccino Pfizer apre nuove e inquietanti prospettive a medio e lungo termine su questo preparato che sembra essere in grado di indurre una “riprogrammazione funzionale complessa” del sistema immunitario, Secondo i 23 ricercatori che hanno firmato lo studio la vaccinazione con questo preparato ha modulato la produzione di citochine infiammatorie da parte delle cellule immunitarie su stimoli sia specifici, ovvero il Sars-CoV-2) che aspecifici ovvero altri virus, batteri e funghi mostrando che la risposta immunitaria era diventata più debole rispetto a virus e batteri, mentre le risposte delle citochine indotte dai funghi erano più forti. In poche parole dopo questo vaccino il sistema immunitario non è più quello di prima e ci espone a conseguenze del tutto imprevedibili che vanno da una risposta più debole nei confronti di alcuni patogeni o a una risposta anomala e pericolosa nei confronti di altri. Insomma una roulette russa per il futuro a cui verranno esposti persino i bambini e i ragazzi che dal covid non hanno nulla da temere.

Uno dei motivi per cui la grottesca e letale narrazione pandemica è riuscita a bloccare qualsiasi cura per il Covid per puntare tutto su vaccini frettolosamente apprestati, basati su tecnologie mai usate prima e non sperimentati, è che su questi preparati esiste da un secolo e mezzo un forte pregiudizio positivo. Essi normalmente vengono considerati come farmaci sicuri, che agiscono stimolando il sistema immunitario e dunque in maniera naturale, che solo raramente possono provocare disturbi. Tutto questo è in gran parte giustificato visto l’impatto che alcuni vaccini – vedi antivaiolo, antidifterico e antipolio – hanno avuto sula salute umana, ma una cosa è vaccinarsi, specie in età infantile contro malattie gravissime e spesso mortali, un altro conto è ricorrere alla vaccinazione per qualsiasi cosa, anche per malattie che in aree sviluppate presentano rischi modesti o praticamente nulli e arrivando a vaccinare contemporaneamente per molte patologie.

Al di là delle tesi portate avanti da una minoranza di no vax, i vaccini non sono comunque a costo zero per l’organismo e per il sistema immunitario e anche se questo viene generalmente negato, in virtù appunto del pregiudizio, ma anche della pervasiva attività lobbistica e mediatica delle multinazionali farmaceutiche in realtà la modulazione a lungo termine del sistema immunitario è stata un’area di crescente interesse negli ultimi anni e diversi studi hanno dimostrato che le risposte immunitarie innate a lungo termine possono essere aumentate (immunità addestrata) o diminuite dopo determinati vaccini. Oltre al loro effetto sulla memoria immunitaria specifica per un batterio o un virus , alcuni vaccini come il Bacillus Calmette-Guérin (Bcg, per la tubercolosi ) e il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) provocano anche una riprogrammazione funzionale a lungo termine delle difese immunitarie . E non basta perché poi queste reazioni influenzano anche l’efficacia di altre vaccinazioni. Insomma ci troviamo di fronte a uno scenario assai più complesso di quello di qualche decennio fa quando hanno preso piede i piani pan – vaccinisti di Big Pharma e di alcun i noti filantropi che hanno provocato disastri riuscendo persino a rivitalizzare la poliomielite.

Non c’è alcun dubbio che con l’introduzione di vaccini a mRna come quelli autorizzati in emergenza contro il covid – senza peraltro aver alcun bisogno di combattere in questo modo assurdo una sindrome influenzale praticamente asintomatica nel 90% dei casi – l’effetto di riprogrammazione del sistema immunitario potrebbe essere assai più marcato e imprevedibile rispetto ai vaccini tradizionali, una incognita che potrebbe scoprire le sue carte solo ad anni di distanza. Eppure le persone sono indotte a pensare che non c’è alcun rischio e anche quando non credono affatto nella necessità di vaccinarsi o all’efficacia di questi preparati, pensano che comunque valga la pena farlo per andare in vacanza. Nessuno prospetta loro che le cose non stanno affatto e così o che la proteina spike che le cellule del loro organismo vengono programmate a produrre è di per sé nociva per i vasi dell’apparato circolatorio che ci sia a o meno il virus. Né immaginano che la reazione del loro sistema immunitario potrebbe essere diversa di fronte alla più banale delle infezioni.

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