L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 giugno 2021

Comincia a farsi strada l'inutilità del lockdown e il suo cattivo utilizzo

Perché Johnson allunga il lockdown nel Regno Unito

15 giugno 2021

L’articolo di Daniele Meloni

L’annuncio del Primo Ministro britannico, Boris Johnson, sul rinvio della fine del lockdown ha causato un pandemonio nell’opinione pubblica a Londra. Quello che più preoccupa il leader Tory è che i più duri a scagliarsi contro la sua decisione di posticipare il cosiddetto Freedom Day dal 21 giugno al 19 luglio sono stati i tabloid e i quotidiani più vicini ai Conservatori e una larga fetta del partito, che da mesi gli chiede di porre un termine alle restrizioni.

La giornata politica non era cominciata bene per Johnson, reduce dall’iperuranico incontro dei 7 grandi a Carbis Bay. Lo speaker della Camera dei Comuni, Sir Lindsay Hoyle, aveva bastonato il governo definendo “inaccettabile” il fatto che l’esecutivo comunicasse prima alla stampa e poi all’Aula di Westminster le nuove norme in materia di contenimento del Covid. Un déjà vu che, in passato, aveva già messo sotto pressione i rapporti tra legislativo ed esecutivo. Poi è arrivata la diretta tv e social del premier, che ha parlato di “costruire un muro di immunità attraverso i vaccini per impedire il diffondersi della variante Delta”, che anche ieri ha causato oltre 7mila contagi in UK.

A quel punto nei circoli conservatori è partita la caccia a BoJo. Il Sun ha titolato “Saremo mai liberi?”, mentre il Telegraph ha giocato sul sarcasmo: “Ci liberano il 19 luglio…forse”. Charles Moore, columnist del quotidiano e storico biografo di Margaret Thatcher, ha pubblicato un editoriale in cui ha affermato che “ogni lockdown è sbagliato”. Sul Daily Mail, un altro columnist, Littlejohn, ha scritto che lo UK è “riuscito a perdere avendo quasi vinto”, mentre il Daily Express è stato più tenero con il premier, sottolineando come l’estensione del lockdown sarà utile a salvare vite umane.

La stampa filo-Tory non è mai del tutto allineata con il partito, ma il problema si fa più serio quando lo stesso partito non è allineato con il suo leader. I 50 deputati Conservatori che hanno formato il Covid Recovery Group ai Comuni hanno già minacciato più di una volta BoJo. Steve Baker aveva persino fatto circolare una lettera (mai recapitata) in cui si chiedeva un leadership contest se Johnson non avesse abbandonato il lockdown. L’ex premier Theresa May, da sempre una spina nel fianco dell’attuale inquilino di Downing Street, ha affermato che “le restrizioni stanno causando seri problemi al business, impedendo all’economia britannica di crescere”.

Mercoledì si voterà ai Comuni sull’estensione del lockdown e i commentatori pronosticano una ribellione massiccia di deputati Tory contro il provvedimento del governo. Se ieri in Inghilterra si è registrata la giornata più calda dell’anno, domani a Westminster il termometro politico rischia di esplodere nelle mani di un premier che inizia ad avere fin troppi grattacapi di cui occuparsi.

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